Il tema dell’AI nella PA torna al centro del dibattito, ma con un cambio di prospettiva significativo per il mondo delle imprese. Non si parla più soltanto di quali processi automatizzare o quali strumenti acquistare, bensì di come costruire, insieme a cittadini, funzionari pubblici e aziende fornitrici, servizi digitali che funzionino davvero. Il metodo che si sta affermando per farlo ha un nome preciso: co-design.
Un contributo pubblicato su Agenda Digitale da Emiliano Fabris, direttore generale del Galileo Visionary District, riporta l’esperienza del Codesign AI-lab di Abano Terme, un laboratorio in cui formazione, progettazione partecipata e intelligenza artificiale generativa sono stati messi al servizio della creazione di prototipi utili ai servizi pubblici locali. Un caso concreto che dimostra come l’AI nella PA non sia solo una questione tecnologica, ma soprattutto organizzativa e culturale.
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Cos’è il co-design e perché riguarda l’AI nella PA
Il co-design è un approccio di progettazione partecipata in cui amministrazioni pubbliche, dipendenti, cittadini e fornitori tecnologici lavorano fianco a fianco per definire un servizio digitale, invece di limitarsi a recepire una soluzione già confezionata da un fornitore esterno. Applicato all’AI nella PA, questo significa coinvolgere gli operatori pubblici fin dalle prime fasi di sperimentazione, per capire quali processi trarrebbero reale beneficio dall’automazione e quali richiedono invece competenze umane insostituibili.
Per le aziende, questo cambio di paradigma ha una conseguenza pratica immediata: la capacità tecnica di sviluppare un algoritmo o una piattaforma non basta più a vincere una gara o a proporsi come partner della pubblica amministrazione. Contano sempre di più le competenze di facilitazione, la capacità di ascolto e la disponibilità a costruire soluzioni insieme all’ente committente, non semplicemente per l’ente committente.
L’esperienza di Abano Terme: dal laboratorio ai servizi reali
Il caso citato nell’articolo di riferimento riguarda il Codesign AI-lab avviato ad Abano Terme, dove percorsi di formazione e sessioni di progettazione condivisa hanno permesso di trasformare l’uso della AI generativa in prototipi concreti applicabili ai servizi pubblici. L’elemento distintivo non è lo strumento tecnologico in sé, ma il metodo: partire dalle esigenze reali degli operatori e dei cittadini, testare rapidamente, correggere il tiro insieme a chi utilizzerà il servizio ogni giorno.
Questo tipo di sperimentazione, replicabile su scala locale e regionale, apre uno spazio interessante per le aziende che offrono servizi di formazione, consulenza digitale e sviluppo software: non più solo fornitori di tecnologia, ma partner nella progettazione di processi. È un posizionamento che richiede investimenti in competenze specifiche, ma che può tradursi in relazioni di lungo periodo con gli enti pubblici.
Cosa cambia per le imprese che lavorano con la PA
Per le PMI e le aziende strutturate che già collaborano con enti locali, regioni o amministrazioni centrali, l’affermarsi del co-design come metodo per l’AI nella PA comporta alcune implicazioni operative dirette:
- Capitolati più aperti: le gare orientate all’innovazione tendono a richiedere sempre meno specifiche tecniche rigide e sempre più proposte metodologiche, lasciando spazio a fornitori capaci di proporre percorsi di co-progettazione.
- Team multidisciplinari: accanto a sviluppatori e data scientist, diventano rilevanti figure con competenze di facilitazione, design dei servizi e change management.
- Sperimentazione incrementale: prevale il modello del prototipo rapido testato con gli utenti reali, rispetto alla grande implementazione chiavi in mano.
- Formazione interna alla PA: le aziende che affiancano percorsi formativi ai propri servizi tecnologici risultano più competitive nelle valutazioni.
Chi opera nel settore della finanza agevolata conosce bene questa dinamica: come per i bandi a sportello rivolti alle imprese, anche nel procurement pubblico dell’innovazione la qualità della proposta progettuale, non solo il prezzo, fa la differenza tra un’offerta vincente e una scartata.
Procurement pubblico dell’innovazione: le opportunità per le PMI
Il contesto in cui si inserisce questa evoluzione è quello, più ampio, della digitalizzazione della PA sostenuta dal PNRR, che negli ultimi anni ha convogliato risorse significative verso l’ammodernamento tecnologico degli enti pubblici italiani. Accanto ai grandi investimenti infrastrutturali, si stanno consolidando strumenti di procurement pubblico dell’innovazione, pensati proprio per permettere alle amministrazioni di acquistare non solo prodotti già pronti, ma percorsi di sviluppo condiviso con i fornitori, incluse forme di appalto pre-commerciale e partenariati per l’innovazione.
Per le aziende tecnologiche, i centri di ricerca e le società di consulenza che vogliono proporsi come partner della PA su progetti di AI, questo significa monitorare con continuità gli avvisi pubblici dedicati a innovazione digitale, transizione tecnologica degli enti locali e sperimentazione di servizi basati su intelligenza artificiale. Parallelamente, restano attivi strumenti di finanza agevolata che, pur non essendo specifici per la PA, possono sostenere le imprese che investono in ricerca e sviluppo su tecnologie digitali da proporre poi anche al mercato pubblico.
Il funzionamento di questi strumenti ricorda da vicino la logica dei bandi a sportello e dei click day già noti alle imprese italiane: dotazioni finanziarie limitate, finestre temporali definite e necessità di presentare una domanda tempestiva e ben documentata. È il caso, ad esempio, dei Mini Contratti di Sviluppo per l’automotive, che seguono uno schema di accesso analogo a quello adottato per molte misure di sostegno all’innovazione industriale, o del Fondo deindustrializzazione 2026, che ha previsto specifiche finestre di click day regionali.
Click Day Italia segue con attenzione l’evoluzione di questi strumenti di finanza agevolata e procurement innovativo, in un momento in cui la capacità di reagire rapidamente a scadenze e finestre temporali ristrette resta un fattore decisivo per le imprese, sia nell’accesso ai contributi pubblici sia nella partecipazione a gare e avvisi legati alla trasformazione digitale della PA.
Domande frequenti sull’AI nella PA
L’evoluzione dell’AI nella PA verso modelli di co-design segna un passaggio culturale che riguarda da vicino anche le imprese italiane: chi propone servizi digitali alla pubblica amministrazione dovrà sempre più integrare competenze di progettazione partecipata accanto a quelle puramente tecnologiche, in un contesto di procurement pubblico dell’innovazione destinato a crescere nei prossimi anni.
Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.


