Area Commerciale Click Day Italia: 3247976700 | Area Cliccatori: WhatsApp 3534756661
Click Day Italia
  • Bando INAIL 2026
    • Guida Completa Bando ISI 2026
    • Click Day INAIL 2026
    • Per Asse di Finanziamento
      • Asse 1.1 – Sicurezza e Riduzione Rischi
      • Asse 1.2 – Modelli Organizzativi
      • Asse 2 – Infortuni e Malattie
      • Asse 3 – Bonifica Amianto
      • Asse 4 – PMI Settori Specifici
      • Asse 5.1 – Agricoltura Standard
      • Asse 5.2 – Giovani Agricoltori
    • Bando Amianto
      • Guida Completa Amianto 2026
      • Requisiti e Ammissibilita
      • Spese Ammissibili Amianto
      • Documenti Necessari
      • Come Compilare la Domanda
      • Click Day Amianto 2026
    • Bando Agricoltura
      • Guida Completa Agricoltura 2026
      • Giovani Agricoltori (80%)
      • Settori e Codici ATECO
      • Macchinari Ammissibili
    • Per Regione
      • Lombardia
      • Veneto
      • Emilia-Romagna
      • Piemonte
      • Toscana
      • Lazio
      • Campania
      • Puglia
      • Sicilia
      • Friuli Venezia Giulia
    • Il Nostro Servizio
      • Chi Puo Partecipare
      • Guida Compilazione Domanda
      • Quanto Costa il Servizio
      • Per Studi Commercialisti
      • Richiedi Preventivo
  • Servizio Click Day
    • Servizio Cliccatori
    • Come Funziona
    • Perche Scegliere Noi
    • Guide e Risorse
      • Regole Tecniche Click Day
      • 10 Errori da Evitare
      • Software e Strumenti
      • Casi di Successo
    • Archivio Click Day 2019-2024
  • Simulatore Click Day
    • Accedi al Simulatore
    • Come Funziona
    • Guide Allenamento
      • Prepararsi in 30 Giorni
      • Quante Simulazioni Servono
      • Come Migliorare i Tempi
      • Velocita e Tempi Vincenti
    • Simulatore Online vs Software
  • Diventa Cliccatore
    • Come Diventare Cliccatore
    • Guadagni e Compensi
      • Quanto Guadagna un Cliccatore
      • Tabelle Compensi 2026
      • Success Fee vs Gettone Fisso
      • Quanto Guadagna un Capogruppo
    • Carriera e Formazione
      • Da Junior a Capogruppo
      • Formazione Click Day Italia
      • Tassazione e Fiscalita
    • Risorse e Strumenti
      • Setup Tecnico Consigliato
      • 10 Errori da Evitare
      • Simulatore Gratis per Cliccatori
      • Lavoro Online per Studenti
    • CANDIDATI ORA
  • Altri Bandi
    • ISMEA / Agricoltura
      • Piu Impresa ISMEA
      • Archivio ISMEA
    • MISE / MIMIT
      • Tutti i Bandi MISE
      • Disegni+ / Brevetti
    • Bandi Invitalia
    • Bonus Alberghi
    • Voucher Internazionalizzazione
  • Chi Siamo
    • I Nostri Risultati
    • Contatti
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu

Archivio per categoria: Notizie Bandi

Sei in: Home1 / Notizie Bandi

Ultime notizie, aggiornamenti e annunci sui bandi a sportello e click day

Notizie Bandi

IPCEI nucleare: candidature delle imprese aperte fino al 3 dicembre 2026

servizio cliccatori professionisti per aziende

Dal 6 ottobre 2026 le imprese italiane possono presentare la propria manifestazione di interesse per partecipare all’IPCEI INT – Innovative Nuclear Technologies, il progetto importante di comune interesse europeo dedicato alle tecnologie nucleari innovative. Il termine per candidarsi è fissato al 3 dicembre 2026. La raccolta è promossa congiuntamente dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).

Il passaggio è il primo step operativo per i soggetti industriali che intendono entrare come partecipanti diretti nell’IPCEI nucleare: il MIMIT gestirà la selezione delle proposte progettuali italiane nelle varie fasi, fino alla notifica formale alla Commissione europea.

In sintesi

  • Iniziativa: raccolta di manifestazioni di interesse per l’IPCEI INT – Innovative Nuclear Technologies.
  • Promotori: MIMIT e MASE; la selezione dei progetti italiani è gestita dal MIMIT.
  • Scadenza: 3 dicembre 2026.
  • Destinatari: imprese che intendono partecipare all’IPCEI come partecipanti diretti, con progetti ad alta innovazione.
  • Documentazione: avviso e modalità di invio sono pubblicati sul sito del MIMIT.

Indice dei contenuti

  • Cosa prevede la raccolta di manifestazioni di interesse per l’IPCEI nucleare?
  • Chi può candidarsi all’IPCEI nucleare?
  • Che cos’è un IPCEI e perché riguarda il nucleare?
  • Quali sono i prossimi passi per le imprese?
  • Fonti
  • Domande frequenti

Cosa prevede la raccolta di manifestazioni di interesse per l’IPCEI nucleare?

Il comunicato del MIMIT del 6 ottobre 2026 annuncia l’avvio della raccolta di manifestazioni di interesse rivolta alle imprese italiane interessate allo sviluppo di tecnologie nucleari innovative. L’IPCEI nucleare è un progetto di comune interesse europeo pensato per sostenere l’innovazione e la crescita industriale del comparto.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare il ruolo dell’Italia nello sviluppo delle tecnologie nucleari di nuova generazione e nelle filiere tecnologiche e industriali ritenute strategiche per il futuro dell’Europa. L’iniziativa si colloca nel quadro della strategia nazionale per lo sviluppo delle tecnologie energetiche di nuova generazione e della recente cornice legislativa sul nucleare sostenibile, pensata per attrarre investimenti e favorire l’innovazione.

Il MIMIT pubblicherà sul proprio sito tutte le informazioni utili e gestirà la selezione delle proposte progettuali italiane nelle diverse fasi, fino alla notifica formale alla Commissione europea.

Chi può candidarsi all’IPCEI nucleare?

L’avviso si rivolge alle imprese che intendono partecipare all’IPCEI come partecipanti diretti. I progetti attesi sono industriali ad alto contenuto innovativo, con attività di ricerca, sviluppo, innovazione e prima applicazione industriale, destinati a inserirsi nel più ampio progetto europeo.

I soggetti proponenti devono dimostrare competenze e capacità adeguate alla complessità del progetto e rispettare i requisiti di accesso al Fondo IPCEI. Soglie di costo, forma dell’agevolazione e criteri puntuali di valutazione vanno verificati direttamente nell’avviso pubblicato nella sezione “Notifiche e avvisi” del sito del MIMIT.

Che cos’è un IPCEI e perché riguarda il nucleare?

Gli IPCEI (Important Projects of Common European Interest) sono progetti transnazionali che le imprese di più Stati membri realizzano con il sostegno pubblico, nel quadro della disciplina europea sugli aiuti di Stato. In Italia la selezione dei progetti candidabili passa da avvisi pubblici del MIMIT, come già avvenuto per altri filoni; un esempio recente è l’IPCEI Biochimica e Materiali Circolari, con candidature aperte a settembre 2026.

Il filone nucleare è stato avviato a livello europeo nel 2025: nel comunicato del MASE dell’aprile 2025 si dà conto del via libera della Commissione europea a un nuovo IPCEI sulle tecnologie nucleari innovative, sostenuto dall’Italia insieme ad altri dodici Stati membri. Nello stesso documento l’Italia risulta coordinatore (penholder) per le tecnologie di fusione nucleare, una prima assoluta per il Paese in ambito IPCEI, con un contributo rilevante anche su fissione e applicazioni mediche.

Quali sono i prossimi passi per le imprese?

Le imprese interessate dovranno consultare l’avviso sul sito del MIMIT, verificare i requisiti di accesso al Fondo IPCEI e predisporre la manifestazione di interesse entro il 3 dicembre 2026. Trattandosi di una fase di selezione preliminare alla notifica europea, la presentazione non equivale all’ottenimento dell’agevolazione.

Per le aziende con piani di investimento in tecnologie avanzate può essere utile valutare in parallelo le misure già operative, come il credito d’imposta Transizione 5.0, che segue regole e tempi distinti.

Fonti

  • MIMIT, comunicato stampa “Nucleare: Mimit-Mase, al via raccolta manifestazioni interesse su IPCEI”, 6 ottobre 2026: mimit.gov.it
  • MASE, comunicato “IPCEI Nucleare: l’Italia al centro di progetti strategici europei sulle tecnologie nucleari innovative”, aprile 2025: mase.gov.it

Domande frequenti

Qual è la scadenza per l’IPCEI nucleare? Le manifestazioni di interesse vanno presentate entro il 3 dicembre 2026.

Chi gestisce la selezione? Il MIMIT, in collaborazione con il MASE, fino alla notifica formale alla Commissione europea.

È un click day? No: si tratta di una raccolta di manifestazioni di interesse con scadenza, non di una procedura a sportello con ordine cronologico di invio.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

Ottobre 7, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/banner1.jpg 1080 1920 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-10-07 15:38:512026-10-07 15:39:01IPCEI nucleare: candidature delle imprese aperte fino al 3 dicembre 2026
Notizie Bandi

Bonus ZES unica: quando l’investimento conserva l’effetto di incentivazione e l’interpello n. 169/2026

servizio cliccatori professionisti per aziende

Con il bonus ZES unica l’effetto di incentivazione si conserva anche quando l’investimento parte prima dell’invio della comunicazione preventiva, purché il primo impegno giuridicamente vincolante sia successivo all’entrata in vigore della misura. Lo chiarisce la risposta a interpello n. 169 del 3 settembre 2026 dell’Agenzia delle Entrate, relativa a un investimento in leasing avviato nel 2026. Per la ZES unica la data di riferimento è il 20 settembre 2023.

In sintesi

  • L’interpello n. 169/2026 ammette al credito ZES unica un leasing sottoscritto nel 2026 prima della comunicazione preventiva.
  • Trattandosi di agevolazione fiscale automatica, l’effetto di incentivazione si misura rispetto all’entrata in vigore della misura, non rispetto all’invio della comunicazione.
  • Il primo impegno giuridicamente vincolante deve essere successivo al 20 settembre 2023.
  • Nel leasing l’avvio coincide con la sottoscrizione del contratto.
  • Il chiarimento riguarda le agevolazioni fiscali e non è estensibile automaticamente a tutti gli aiuti di Stato.

Indice dei contenuti

  • Cosa chiarisce l’interpello n. 169/2026 sul bonus ZES unica?
  • Su quali norme poggia l’effetto di incentivazione?
  • Quando si considera avviato l’investimento?
  • Quali sono i limiti del chiarimento?
  • Che cosa devono verificare le imprese?
  • Fonti

Cosa chiarisce l’interpello n. 169/2026 sul bonus ZES unica?

La risposta a interpello n. 169 del 3 settembre 2026 riguarda un’impresa che ha avviato nel 2026 un investimento in leasing prima di trasmettere la comunicazione preventiva prevista per il credito d’imposta ZES unica. Il dubbio era se questa sequenza facesse venire meno l’effetto di incentivazione e, con esso, il diritto al credito.

L’Agenzia delle Entrate risponde in senso favorevole al contribuente. Il bonus ZES unica è un’agevolazione fiscale automatica: l’effetto di incentivazione si verifica rispetto all’entrata in vigore della misura e non rispetto alla data di invio della comunicazione. L’invio della comunicazione in un momento successivo all’avvio del progetto non preclude quindi, di per sé, l’accesso al credito.

Resta ferma una condizione: il primo impegno giuridicamente vincolante deve collocarsi dopo l’entrata in vigore della misura. Poiché il credito è stato reiterato senza soluzione di continuità, la data di riferimento è il 20 settembre 2023, giorno di entrata in vigore del D.L. 124/2023. Nel caso esaminato il contratto di leasing è successivo a tale data, quindi l’impresa può fruire del credito per il 2026, fatto salvo il rispetto di tutte le altre condizioni previste dalla disciplina.

Su quali norme poggia l’effetto di incentivazione nella ZES unica?

Il perimetro è definito dall’art. 16, comma 5, del D.L. 124/2023, che subordina il credito al rispetto dei limiti e delle condizioni del Regolamento (UE) 651/2014 (GBER), e dall’art. 4, comma 5, del DM 17 maggio 2024. Il parametro europeo è l’art. 6 del Regolamento 651/2014, che disciplina l’effetto di incentivazione degli aiuti.

La misura è stata prorogata agli investimenti del periodo 2026-2028 dall’art. 1, comma 438, della legge 199/2025. Il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. n. 3882 del 30 gennaio 2026, che approva i modelli di comunicazione per il triennio, precisa al punto 1.2 che sono agevolabili solo gli investimenti conformi al principio di incentivazione.

Un segnale operativo riguarda la casella h) della dichiarazione sostitutiva: oggi richiede che gli investimenti rispettino l’art. 6 del Regolamento 651/2014, mentre in precedenza attestava l’assenza di impegni vincolanti prima dell’entrata in vigore del D.L. 124/2023.

Quando si considera avviato l’investimento nel bonus ZES unica?

Per il bonus ZES unica l’avvio dei lavori coincide con il primo dei due eventi: l’inizio dei lavori di costruzione oppure il primo impegno giuridicamente vincolante a ordinare attrezzature o qualsiasi impegno che renda irreversibile l’investimento.

ElementoRilevanza come avvio lavori
Inizio lavori di costruzioneSì
Primo impegno vincolante a ordinare attrezzatureSì
Sottoscrizione del contratto di leasingSì, coincide con l’avvio
Acquisto del terrenoNo
Lavori preparatori (permessi, studi di fattibilità)No

Nella comunicazione integrativa si indicano anche i beni acquisiti nell’anno di riferimento nell’ambito di investimenti pluriennali avviati a partire dal 2024 (punto 1.5 del Provvedimento n. 3882/2026); restano ammissibili solo le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre dell’anno di riferimento.

Quali sono i limiti del chiarimento sull’interpello 169/2026?

Il perimetro della risposta è circoscritto. Il chiarimento attiene alle agevolazioni fiscali e non può essere esteso automaticamente a tutti gli aiuti di Stato, per i quali l’effetto di incentivazione può seguire regole differenti, spesso legate alla presentazione della domanda prima dell’avvio del progetto.

Inoltre, la risposta all’interpello 169/2026 vale per il caso prospettato dall’istante. L’Agenzia non ha indicato in modo esplicito altri aspetti: restano da valutare caso per caso gli ulteriori requisiti del credito, la correttezza della comunicazione e le condizioni soggettive e oggettive dell’investimento.

Che cosa devono verificare le imprese dopo l’interpello 169/2026?

Dopo l’interpello n. 169/2026 la data decisiva per il bonus ZES unica resta quella del primo impegno giuridicamente vincolante, da ricostruire con precisione documentale. Le imprese con investimenti 2026-2028 già avviati senza comunicazione dovrebbero controllare in primo luogo che contratti, ordini e leasing siano posteriori al 20 settembre 2023.

  1. Individuare la data del primo impegno vincolante o dell’inizio lavori.
  2. Verificare che le attività preliminari non siano state qualificate impropriamente come avvio.
  3. Controllare la coerenza della dichiarazione sostitutiva, in particolare la casella h).
  4. Confrontare il caso concreto con quello esaminato dall’Agenzia prima di fare affidamento sul chiarimento.

Fonti

  • Agenzia delle Entrate, risposta a interpello n. 169 del 3 settembre 2026
  • Agenzia delle Entrate, Provvedimento del Direttore prot. n. 3882 del 30 gennaio 2026 (modelli di comunicazione ZES unica 2026-2028)
  • Agenzia delle Entrate, Credito d’imposta per investimenti nella ZES unica (ZES 2026)

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

Ottobre 6, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/banner1.jpg 1080 1920 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-10-06 13:00:002026-10-06 07:01:09Bonus ZES unica: quando l’investimento conserva l’effetto di incentivazione e l’interpello n. 169/2026
Notizie Bandi

Incentivi automotive ricerca: 631 milioni, domande dal 25 novembre 2026

Notizie click day italia - finanza agevolata

Gli incentivi automotive ricerca valgono 631 milioni di euro e sono destinati alle imprese della filiera per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 novembre 2026, ore 10:00, sulla piattaforma gestita da Mediocredito Centrale. Il 40% delle risorse è riservato a progetti realizzati interamente nel Mezzogiorno.

In sintesi

  • Dotazione: 631 milioni di euro per gli Accordi per l’innovazione nella filiera automotive.
  • Apertura domande: 25 novembre 2026, ore 10:00.
  • Progetti ammessi: costi ammissibili da 5 a 40 milioni di euro.
  • Agevolazione: contributo fino al 50% per la ricerca industriale e fino al 25% per lo sviluppo sperimentale, più eventuale finanziamento agevolato fino al 20%.
  • Riserva Mezzogiorno: 40% delle risorse.

Indice dei contenuti

  • Cosa prevede il decreto sugli incentivi automotive ricerca?
  • Chi può presentare domanda?
  • Quanto vale l’agevolazione e quali progetti sono ammessi?
  • Come e quando si presentano le domande?
  • Cosa cambia per le imprese della filiera?
  • Fonti

Cosa prevede il decreto sugli incentivi automotive ricerca?

Il Decreto direttoriale 17 settembre 2026 del Ministero delle imprese e del made in Italy fissa termini e modalità di presentazione delle domande per gli Accordi per l’innovazione nella filiera automotive. Il provvedimento apre lo sportello agevolativo per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale con un impatto tecnologico significativo, con una dotazione complessiva di 631 milioni di euro.

Il decreto è stato pubblicato sul sito del Ministero il 28 settembre 2026, con comunicato in Gazzetta Ufficiale n. 230 del 3 ottobre 2026. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la competitività della filiera, sostenendo investimenti che trasformino le risorse pubbliche in capacità industriale e tecnologica.

Chi può presentare domanda?

Possono accedere agli incentivi automotive ricerca le imprese industriali e le imprese che svolgono attività di trasporto, incluse le imprese artigiane. Possono partecipare ai progetti congiunti, in qualità di co-proponenti, anche gli organismi e i centri di ricerca.

Per i progetti congiunti, con almeno un’impresa e partner della ricerca, sono previste maggiorazioni dell’intensità di aiuto: +10 punti percentuali per PMI e organismi di ricerca, +5 punti percentuali per le grandi imprese. I requisiti puntuali di ammissibilità vanno verificati nel testo integrale del decreto e negli allegati.

Quanto vale l’agevolazione e quali progetti sono ammessi?

L’agevolazione è concessa sotto forma di contributo diretto alla spesa, nei limiti del 50% dei costi per la ricerca industriale e del 25% per lo sviluppo sperimentale. È inoltre possibile un finanziamento agevolato fino al 20%. I progetti devono avere costi ammissibili compresi tra 5 e 40 milioni di euro.

ElementoValore
Dotazione finanziaria631 milioni di euro
Costi ammissibili per progettoda 5 a 40 milioni di euro
Contributo ricerca industrialefino al 50%
Contributo sviluppo sperimentalefino al 25%
Finanziamento agevolatofino al 20%
Riserva Mezzogiorno40% delle risorse

La quota del 40% è riservata ai progetti realizzati interamente in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Come e quando si presentano le domande?

Le domande si presentano a partire dal 25 novembre 2026 alle ore 10:00 tramite la piattaforma del Fondo crescita sostenibile gestita da Mediocredito Centrale (fondocrescitasostenibile.mcc.it). Con un’apertura a orario fisso e risorse limitate, la preparazione anticipata di documentazione, firma digitale e accreditamento è determinante. Il termine di chiusura e i criteri di valutazione vanno verificati nel decreto e nei relativi allegati: in questa notizia non sono riportati perché non confermati dalla pagina istituzionale consultata.

Per i progetti di questa dimensione, il lavoro preliminare su piano tecnico, partenariato e budget richiede settimane: le imprese interessate dovrebbero avviarlo già ora. Per capire come si inquadrano altri strumenti per gli investimenti produttivi, si veda l’approfondimento sull’iperammortamento 2026.

Cosa cambia per le imprese della filiera?

Per i fornitori e i costruttori il bando offre una leva finanziaria rilevante in una fase di transizione tecnologica, ma la soglia minima di 5 milioni di euro di costi ammissibili orienta lo strumento verso progetti strutturati e, spesso, aggregati. Le PMI possono beneficiare delle maggiorazioni se inserite in partenariati con organismi di ricerca.

Il tema si intreccia con altre misure del Ministero e con il quadro regolatorio sulla mobilità, come il rinvio del blocco diesel Euro 5 al 2027 in Lombardia e gli incentivi MIMIT per la compliance digitale.

Fonti

  • Ministero delle imprese e del made in Italy, Decreto direttoriale 17 settembre 2026 – Accordi per l’innovazione filiera automotive. Termini e modalità presentazione domande, 17 settembre 2026 (pubblicato il 28 settembre 2026; comunicato in Gazzetta Ufficiale n. 230 del 3 ottobre 2026).
  • Ministero delle imprese e del made in Italy, Comunicato stampa “Automotive: 631 milioni per gli Accordi per l’innovazione”, 28 settembre 2026.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

Ottobre 6, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/click-day-italia-finanza-agevolata_2.png 1024 1536 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-10-06 06:59:502026-10-06 06:59:50Incentivi automotive ricerca: 631 milioni, domande dal 25 novembre 2026
Notizie Bandi

Guida all’iperammortamento 2026: quanto vale davvero

ricerca bandi finanza agevolata

L’iperammortamento 2026 maggiora il costo fiscalmente riconosciuto dei beni strumentali nuovi fino al 180% per la quota di investimento fino a 2,5 milioni di euro. Il valore reale per l’impresa, però, non è il 180%: è quella maggiorazione moltiplicata per l’aliquota d’imposta applicabile, perché si tratta di una riduzione dell’imponibile e non di un credito d’imposta.

Per una società di capitali con IRES al 24%, una maggiorazione di 180.000 euro vale quindi circa 43.200 euro di minori imposte. La misura riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

In sintesi

  • Maggiorazione del costo: 180% fino a 2,5 milioni di euro, 100% da 2,5 a 10 milioni, 50% da 10 a 20 milioni.
  • È una deduzione extracontabile: il risparmio dipende dall’aliquota (IRES, IRPEF) e dalla capienza fiscale.
  • Beni agevolabili: beni nuovi degli allegati IV e V alla L. 199/2025 e impianti per autoproduzione e autoconsumo da fonti rinnovabili.
  • Investimenti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
  • Procedura telematica sulla piattaforma GSE, con prenotazione operativa dal 12 giugno 2026.

Indice dei contenuti

  • Cosa prevede l’iperammortamento 2026 e su quale norma si fonda?
  • Quanto vale davvero l’iperammortamento 2026?
  • Come si calcola il risparmio: un esempio su 100.000 euro?
  • Quali sono i limiti dell’iperammortamento 2026?
  • Come si accede alla misura?
  • Domande frequenti
  • Fonti

Cosa prevede l’iperammortamento 2026 e su quale norma si fonda?

L’iperammortamento 2026 è disciplinato dall’art. 1, commi da 427 a 436, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026). Le modalità attuative sono nel decreto interministeriale del 7 maggio 2026, integrato da un decreto direttoriale del 10 giugno 2026 che ha aperto la piattaforma. Per l’impianto operativo si veda l’approfondimento sul decreto attuativo MIMIT.

La norma maggiora il costo di acquisizione dei beni ai fini del calcolo delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing finanziario. Sono agevolabili due categorie: i beni materiali e immateriali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale, elencati negli allegati IV e V e interconnessi ai sistemi di gestione della produzione, e gli impianti per autoproduzione e autoconsumo da fonti rinnovabili. Le regole sugli investimenti agevolabili sono trattate in un articolo dedicato.

Quanto vale davvero l’iperammortamento 2026?

Il valore dell’iperammortamento 2026 si legge in due passaggi. Il primo è la maggiorazione, che varia per scaglione di investimento. Il secondo è la trasformazione in risparmio d’imposta, che dipende da chi investe.

Quota di investimentoMaggiorazione del costo
Fino a 2,5 milioni di euro180%
Oltre 2,5 e fino a 10 milioni di euro100%
Oltre 10 e fino a 20 milioni di euro50%

La maggiorazione opera come riduzione dell’imponibile ai soli fini delle imposte sui redditi: non è un credito d’imposta trasferibile o compensabile in F24. Il vantaggio effettivo è quindi pari alla maggiorazione per l’aliquota marginale. Con IRES al 24% ogni 100 euro di maggiorazione valgono 24 euro; per un’impresa individuale nello scaglione IRPEF più alto (43%) ne valgono 43, senza considerare le addizionali.

Come si calcola il risparmio: un esempio su 100.000 euro?

Per un bene da 100.000 euro nel primo scaglione, la maggiorazione è di 180.000 euro: il costo fiscalmente deducibile sale a 280.000 euro. L’extra-deduzione di 180.000 euro produce un risparmio di:

  • 43.200 euro per una società di capitali con IRES al 24%;
  • 77.400 euro per un’impresa individuale con aliquota IRPEF marginale al 43%.

Il calcolo è illustrativo e considera la sola maggiorazione, non l’ammortamento ordinario. Il beneficio si realizza lungo il periodo di ammortamento (o la durata del leasing) e presuppone reddito imponibile capiente: in caso di perdite fiscali il vantaggio si sposta agli esercizi successivi. Per il confronto con il credito d’imposta si veda l’analisi dei conti Transizione 5.0 e iperammortamento.

Quali sono i limiti dell’iperammortamento 2026?

Il primo limite è la capienza fiscale: senza imponibile sufficiente la maggiorazione non si traduce in cassa. Il secondo riguarda la natura dei beni, che devono essere nuovi, rientrare negli allegati IV o V e risultare interconnessi. Per gli impianti rinnovabili la producibilità attesa non può superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sui consumi medi annui dell’esercizio precedente.

Terzo elemento: la documentazione. Servono perizia tecnica asseverata e certificazione contabile, oltre alle comunicazioni telematiche. Dopo la fruizione restano obblighi di conservazione e di mantenimento dei requisiti, con rischio di recupero in caso di violazione.

Come si accede alla misura?

L’accesso all’iperammortamento 2026 avviene tramite l’Area Clienti del GSE. La piattaforma per le comunicazioni di prenotazione è operativa dal 12 giugno 2026 (ore 12:00) e la conferma del pagamento del 20% è possibile dal 21 luglio 2026. Poiché le comunicazioni vanno trasmesse in sequenza e con documentazione coerente, un errore formale può compromettere il beneficio: la preparazione dei dati e dell’invio è l’attività in cui un partner specializzato come Click Day Italia riduce il rischio operativo.

Domande frequenti

L’iperammortamento 2026 è un credito d’imposta?

No. È una maggiorazione del costo ai fini delle imposte sui redditi: riduce l’imponibile e non genera un credito utilizzabile in compensazione.

Fino a quando valgono gli investimenti agevolabili?

Gli investimenti sono agevolabili se effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

Conta la forma giuridica dell’impresa?

Sì, nel valore netto: a parità di maggiorazione il risparmio di una società di capitali (IRES 24%) è inferiore a quello di un’impresa individuale nello scaglione IRPEF massimo.

Serve la perizia anche per gli impianti rinnovabili?

Sì. L’art. 6 del decreto interministeriale 7 maggio 2026 richiede la perizia tecnica asseverata anche per attestare i requisiti degli impianti per l’autoproduzione da fonti rinnovabili, oltre alla certificazione contabile prevista dall’art. 7.

Fonti

  • Legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, commi 427-436 (legge di bilancio 2026) – Normattiva
  • Decreto interministeriale 7 maggio 2026 – Iperammortamento 2026. Modalità attuative – MIMIT
  • Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento (scheda incentivo) – MIMIT
  • Decreto direttoriale 10 giugno 2026 – apertura piattaforma iperammortamento 2026 – MIMIT

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.


Vuoi valutare il valore reale dell’iperammortamento per i tuoi investimenti? Click Day Italia segue le aziende dalla preparazione documentale all’invio telematico delle comunicazioni.

Contattaci
Ottobre 6, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/ricerca-bandi-finanza-agevolata-1.png 1024 1536 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-10-06 06:11:082026-10-06 06:11:05Guida all’iperammortamento 2026: quanto vale davvero
Notizie Bandi

Flussi 2027: precompilazione dal 23 ottobre, quote e date dei click day

decreto flussi click day

I flussi 2027 entrano nella fase operativa: la precompilazione delle domande sul Portale Servizi ALI è aperta dal 23 ottobre 2026 alle ore 9:00 al 7 dicembre 2026 alle ore 20:00. Le quote complessive sono 165.850 ingressi e i click day si svolgeranno tra il 12 gennaio 2027 e il 18 febbraio 2027. Le indicazioni operative sono contenute nella circolare congiunta dei Ministeri dell’Interno, del Lavoro, dell’Agricoltura e del Turismo, prot. n. 7185 del 1° ottobre 2026.

In sintesi

  • Precompilazione: dal 23 ottobre 2026 (ore 9:00) al 7 dicembre 2026 (ore 20:00), con riapertura dal 9 al 13 dicembre 2026 per completare le domande già avviate.
  • Quote 2027: 165.850 ingressi, di cui 76.200 per lavoro subordinato non stagionale, 89.000 per lavoro stagionale e 650 per lavoro autonomo.
  • Click day: 12 gennaio, 9 febbraio, 16 febbraio e 18 febbraio 2027, sempre dalle ore 9:00.
  • Novità: il Kenya è inserito tra i Paesi di provenienza ammessi dal 2027.

Indice dei contenuti

  • Quando parte la precompilazione per i flussi 2027?
  • Quali sono le quote dei flussi 2027?
  • Quando si svolgono i click day dei flussi 2027?
  • Come si preparano i datori di lavoro ai flussi 2027?
  • Domande frequenti sui flussi 2027
  • Fonti

Quando parte la precompilazione per i flussi 2027?

La precompilazione dei flussi 2027 si apre il 23 ottobre 2026 alle ore 9:00 e si chiude il 7 dicembre 2026 alle ore 20:00. La procedura si svolge sul Portale Servizi ALI del Ministero dell’Interno ed è disponibile ogni giorno, festivi compresi, senza limitazioni di orario.

La precompilazione non equivale all’invio: serve a caricare i dati della richiesta di nulla osta e a predisporre il fascicolo, che dovrà poi essere inviato in via definitiva nel giorno del click day della categoria di riferimento. Per chi avesse iniziato ma non completato la compilazione, la circolare prevede una finestra di riapertura dal 9 al 13 dicembre 2026, durante la quale non è possibile inserire nuove domande ma solo completare, modificare e salvare quelle già precompilate.

Quali sono le quote dei flussi 2027?

Il DPCM del 2 ottobre 2025, che programma gli ingressi per il triennio 2026-2028, prevede complessivamente 497.550 ingressi: 164.850 per il 2026, 165.850 per il 2027 e 166.850 per il 2028. Per le quote dei flussi 2027 la ripartizione per tipologia è la seguente.

Tipologia di ingressoQuote 2027
Lavoro subordinato non stagionale (di cui 14.000 per assistenza familiare)76.200
Lavoro subordinato stagionale (agricoltura e turismo)89.000
Lavoro autonomo650
Totale165.850

Tra le novità operative figura l’inserimento del Kenya tra i Paesi di provenienza ammessi, a seguito del Memorandum d’intesa in materia di migrazione e mobilità sottoscritto il 2 luglio 2026. Resta fermo che le domande sono esaminate in ordine cronologico di invio fino a esaurimento delle quote.

Quando si svolgono i click day dei flussi 2027?

Il click day dei flussi 2027 è articolato per categoria, con quattro appuntamenti tutti fissati alle ore 9:00. Il calendario segue la sequenza già vista nel ciclo precedente.

DataCategoria
12 gennaio 2027Lavoro stagionale agricolo
9 febbraio 2027Lavoro stagionale turistico-alberghiero
16 febbraio 2027Lavoro subordinato non stagionale
18 febbraio 2027Assistenza familiare e sociosanitaria

Le domande potranno essere presentate fino al 31 dicembre 2027, nei limiti delle quote disponibili. Poiché l’assegnazione avviene in base all’ordine di arrivo, la tempestività dell’invio nel giorno del click day resta il fattore decisivo.

Come si preparano i datori di lavoro ai flussi 2027?

La finestra tra il 23 ottobre e il 7 dicembre 2026 è il momento in cui si costruisce la qualità della domanda. L’accesso al portale richiede identità digitale SPID o CIE e, in questa fase, conviene verificare la completezza dei dati del datore di lavoro, del lavoratore e della tipologia di quota richiesta.

  • individuare la categoria di quota corretta e il relativo click day;
  • predisporre in anticipo i dati anagrafici e contrattuali richiesti dalla procedura;
  • verificare le credenziali SPID o CIE del soggetto che accede al portale;
  • pianificare l’invio definitivo nella data prevista per la propria categoria.

La circolare richiama inoltre un obbligo a carico del datore di lavoro: informare tempestivamente il lavoratore straniero delle comunicazioni relative al nulla osta. I termini di conferma sono estesi a quindici giorni dalla comunicazione della conclusione degli accertamenti sulla domanda di visto.

Domande frequenti sui flussi 2027

La precompilazione vale come invio della domanda?

No. La precompilazione, aperta dal 23 ottobre al 7 dicembre 2026, prepara la richiesta; l’invio definitivo avviene nel giorno del click day previsto per la categoria.

Quanti ingressi sono previsti per il 2027?

Sono previsti 165.850 ingressi: 76.200 per lavoro non stagionale, 89.000 per lavoro stagionale e 650 per lavoro autonomo.

Quali sono le date dei click day 2027?

12 gennaio 2027 (stagionale agricolo), 9 febbraio 2027 (stagionale turistico), 16 febbraio 2027 (non stagionale) e 18 febbraio 2027 (assistenza familiare), sempre dalle ore 9:00.

Si può completare una domanda dopo il 7 dicembre?

È prevista una riapertura dal 9 al 13 dicembre 2026, riservata al completamento delle domande già avviate.

Fonti

  • Circolare congiunta Ministeri dell’Interno, del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e del Turismo, prot. n. 7185 del 1° ottobre 2026 (flussi 2027): sintesi sul sito del Ministero dell’Interno (Prefettura).
  • Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2025, programmazione dei flussi d’ingresso dei lavoratori stranieri per il triennio 2026-2028, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 ottobre 2025: Ministero dell’Interno.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

Ottobre 5, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/DECRETO-FLUSSI.jpg 683 1024 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-10-05 07:15:072026-10-05 07:14:38Flussi 2027: precompilazione dal 23 ottobre, quote e date dei click day
Notizie Bandi

Bando Startup Lombardia 2026: 15,6 Milioni all’80% a Fondo Perduto – Guida Strategica

Bando Sicilia Efficiente 2025 2026 Click day

Il bando startup Lombardia dedicato allo sviluppo tecnologico mette a disposizione 15.637.408,95 euro per accompagnare le startup innovative dal prototipo al prodotto industrializzabile. La misura, denominata ufficialmente «Sviluppo tecnologico delle startup innovative», finanzia ricerca, prototipazione, test e validazione tecnica con un contributo a fondo perduto fino all’80% delle spese ammissibili, per un massimo di 1 milione di euro per progetto che sale a 1,5 milioni nelle zone assistite. Le risorse arrivano dal PR FESR 2021-2027 e la gestione operativa è affidata a Finlombarda, con 7 milioni di euro riservati ai progetti su efficienza e resilienza energetica. La finestra di presentazione delle domande è aperta dalle ore 10:00 del 28 settembre 2026 alle ore 15:00 del 25 novembre 2026 sulla piattaforma Bandi e Servizi di Regione Lombardia. Attenzione a un punto decisivo: il bando startup Lombardia non è un click day, ma una procedura valutativa a graduatoria. Cambia la strategia, non l’urgenza: la qualità del dossier tecnico ed economico determina l’accesso alle risorse.

Indice dei contenuti

  1. Bando startup Lombardia: 15,6 milioni per lo sviluppo tecnologico
  2. Chi può accedere al bando startup Lombardia: requisiti e beneficiari
  3. Contributo all’80% a fondo perduto: importi e spese ammissibili
  4. Domande dal 28 settembre al 25 novembre 2026: le date da fissare
  5. Valutativa a graduatoria: perché il bando startup Lombardia non è un click day
  6. Come prepararsi al bando startup Lombardia con Click Day Italia

Bando startup Lombardia: 15,6 milioni per lo sviluppo tecnologico

Il bando startup Lombardia nasce per colmare il divario che separa una tecnologia validata in laboratorio da una soluzione realmente industrializzabile. Regione Lombardia interviene sull’avanzamento del Technology Readiness Level (TRL): l’obiettivo dichiarato è accompagnare le imprese dal proof of concept o dal prototipo iniziale fino alla validazione industriale, cioè al momento in cui si può dimostrare che una soluzione è producibile, scalabile e distribuibile sul mercato.

La dotazione complessiva ammonta a 15.637.408,95 euro, imputati all’Azione 1.3.3 del Programma Regionale FESR 2021-2027 dedicata al sostegno agli investimenti delle PMI. Di questo plafond, 7 milioni di euro sono riservati in via esclusiva ai progetti che intervengono su efficienza energetica e resilienza: una riserva che, di fatto, crea due sotto-graduatorie e modifica il calcolo di convenienza per chi sta definendo il perimetro tecnologico del progetto.

Il bando startup Lombardia si inserisce in una stagione particolarmente densa di bandi a sportello e misure regionali rivolte al tessuto produttivo lombardo, dai fondi per la circolarità e la sostenibilità delle PMI lombarde agli incentivi MIMIT sulla compliance digitale. Per una startup deep tech la scelta dello strumento giusto, e della sua tempistica, vale quanto il progetto stesso.

Chi può accedere al bando startup Lombardia: requisiti e beneficiari

La platea del bando startup Lombardia è selettiva e i requisiti vanno verificati prima di impostare il progetto, non dopo. Possono presentare domanda le startup innovative iscritte nell’apposita sezione speciale del Registro delle Imprese che rispettano tutte le condizioni previste dall’avviso.

I requisiti soggettivi principali sono i seguenti:

  • Dimensione d’impresa: micro e piccole imprese, secondo la definizione comunitaria di PMI
  • Anzianità: costituzione e iscrizione al Registro delle Imprese da non oltre 36 mesi, elevabili a 60 mesi per i progetti con TRL pari o inferiore a 6
  • Sede operativa: attiva o da attivare in Lombardia
  • Assenza di quotazione su mercati regolamentati
  • Nessuna distribuzione di utili effettuata

Il requisito anagrafico è quello che genera più esclusioni: nel bando startup Lombardia il conteggio dei 36 o 60 mesi va calcolato con precisione rispetto alla data di presentazione della domanda. La deroga a 60 mesi non è automatica: dipende dal livello di maturità tecnologica dichiarato e documentato nel progetto, che deve essere coerente con le attività di ricerca e validazione proposte.

Le zone assistite: perché incidono sul massimale

La distinzione tra impresa ordinaria e impresa localizzata in zona assistita ai sensi dell’art. 107, par. 3, lett. c) del TFUE non è un dettaglio formale: fa la differenza tra un massimale di 1 milione di euro e uno di 1,5 milioni. La verifica della collocazione della sede operativa nella Carta degli aiuti a finalità regionale va effettuata prima del dimensionamento del piano di spesa, perché condiziona l’intero impianto economico del progetto.

Contributo all’80% a fondo perduto: importi e spese ammissibili

L’agevolazione del bando startup Lombardia è un contributo a fondo perduto con intensità di aiuto fino all’80% delle spese ammissibili. Si tratta di una percentuale elevata anche nel panorama della finanza agevolata regionale, che riduce sensibilmente l’esposizione finanziaria della startup nella fase più delicata del proprio ciclo di vita.

Il quadro economico si articola così:

  • Intensità massima: 80% delle spese ammissibili
  • Contributo massimo: 1.000.000 di euro per startup innovativa
  • Contributo massimo in zone assistite: 1.500.000 di euro
  • Riserva energia: 7.000.000 di euro sui progetti di efficienza e resilienza energetica

Sul fronte delle spese, il bando startup Lombardia copre le attività tipiche dell’avanzamento tecnologico: ricerca e sviluppo, prototipazione, test e validazione tecnica, acquisto di macchinari e attrezzature, licenze software e servizi cloud, materiali, consulenze specialistiche, oltre ai costi del personale dedicato e alle spese indirette, entrambi riconosciuti a forfait sui costi diretti ammissibili. La corretta imputazione delle voci e la loro tracciabilità contabile pesano sia in fase di valutazione sia, soprattutto, in fase di rendicontazione: un errore di classificazione della spesa è una delle cause più frequenti di decurtazione del contributo.

Domande dal 28 settembre al 25 novembre 2026: le date da fissare

La finestra operativa del bando startup Lombardia è definita e non ammette margini interpretativi. Le domande si presentano esclusivamente online sulla piattaforma Bandi e Servizi di Regione Lombardia, previa profilazione e autenticazione con identità digitale.

Il calendario da tenere sotto controllo:

  • Apertura sportello: 28 settembre 2026, ore 10:00
  • Chiusura sportello: 25 novembre 2026, ore 15:00
  • Conclusione istruttoria: entro 120 giorni dalla chiusura dei termini
  • Soggetto gestore: Finlombarda

Due mesi di finestra sembrano molti, ma non lo sono: il dossier del bando startup Lombardia richiede una relazione tecnico-scientifica strutturata, un piano di sviluppo con TRL di partenza e di arrivo, un piano economico dettagliato per voce di spesa, preventivi dei fornitori e la documentazione societaria aggiornata. La profilazione sulla piattaforma regionale, in particolare, è un passaggio che va completato con largo anticipo: i rallentamenti dell’ultima settimana sono la norma su tutti i bandi regionali ad alta partecipazione.

Valutativa a graduatoria: perché il bando startup Lombardia non è un click day

Il bando startup Lombardia adotta una procedura valutativa a graduatoria: le domande non vengono ordinate in base all’istante di invio, come accade nei bandi a sportello e nei click day, ma ricevono un punteggio tecnico assegnato da una commissione. La soglia di accesso è fissata a 65 punti, al netto delle premialità previste dall’avviso.

Questo cambia radicalmente la strategia. In un click day il fattore critico è la velocità di invio, misurata in millisecondi; in una valutativa a graduatoria il fattore critico è la qualità documentale: coerenza tra tecnologia e mercato, solidità del piano di validazione, sostenibilità economica, competenze del team. Le premialità riconosciute dal bando, come lo status di società benefit, la coerenza con le priorità regionali, la sostenibilità del progetto e la presenza significativa di componente femminile e giovanile, possono spostare l’esito in una graduatoria compressa.

Resta un elemento comune a entrambe le procedure: la scadenza non perdona. Alle ore 15:00 del 25 novembre 2026 la piattaforma chiude e ogni domanda non protocollata è irrimediabilmente persa. Per questo il presidio tecnico della fase di invio è parte integrante della preparazione anche quando non si parla di click day in senso stretto: sessioni scadute, upload non completati e allegati rifiutati dal sistema producono lo stesso identico risultato di un invio tardivo.

Click day e bandi regionali: due logiche, un solo metodo di lavoro

Che si tratti di un bando startup Lombardia a graduatoria, di un bando INAIL ISI con la sua procedura valutativa seguita da click day, o di una misura nazionale come la Nuova Sabatini o il credito d’imposta Transizione 5.0, il metodo non cambia: mappatura dei requisiti, costruzione del dossier, validazione della documentazione, presidio dell’invio telematico. Cambia solo il peso relativo delle fasi. Affidarsi a un partner specializzato significa non scoprire un vizio formale il giorno della scadenza.

Come prepararsi al bando startup Lombardia con Click Day Italia

La partecipazione al bando startup Lombardia si gioca su due piani: la costruzione del progetto e il presidio della procedura telematica. Click Day Italia è specializzata nell’invio telematico di domande di contributo e nell’assistenza documentale su bandi nazionali e regionali, con un’infrastruttura tecnica dedicata e un network di operatori esperti.

Il percorso operativo che seguiamo con le imprese si articola in quattro fasi:

  1. Verifica di ammissibilità: controllo dei requisiti soggettivi, anzianità di iscrizione, dimensione d’impresa e localizzazione della sede operativa in zona assistita
  2. Impostazione del dossier: definizione del perimetro tecnologico, TRL di partenza e di arrivo, piano di spesa per voce ammissibile e raccolta dei preventivi
  3. Precaricamento e validazione: profilazione sulla piattaforma regionale, caricamento anticipato degli allegati, controllo formale di firme digitali e formati
  4. Presidio dell’invio: gestione della trasmissione telematica entro i termini, con verifica immediata della ricevuta di protocollo

Chi ha già affrontato una scadenza regionale sa quanto pesi la fase finale. Il bando startup Lombardia premia i progetti solidi, ma solo quelli che arrivano correttamente protocollati entro le ore 15:00 del 25 novembre 2026. Il nostro team segue l’intero ciclo, dalla verifica preliminare dei requisiti alla conferma dell’avvenuta presentazione, e resta a disposizione anche nelle fasi successive di istruttoria e rendicontazione.

Il bando startup Lombardia rappresenta una delle opportunità più rilevanti del 2026 per le imprese innovative che devono trasformare una tecnologia validata in un prodotto industrializzabile: 15,6 milioni di euro, un contributo all’80% a fondo perduto e massimali fino a 1,5 milioni non sono condizioni frequenti nella finanza agevolata regionale. La finestra si chiude alle ore 15:00 del 25 novembre 2026 e il dossier tecnico richiede settimane di lavoro strutturato.

Vuoi presentare domanda sul bando startup Lombardia con un partner specializzato nella preparazione documentale e nell’invio telematico? Click Day Italia segue l’intero percorso, dalla verifica dei requisiti alla conferma del protocollo.

Domande Frequenti sul Bando Startup Lombardia

Il bando startup Lombardia è un click day?

No. Il bando startup Lombardia per lo sviluppo tecnologico adotta una procedura valutativa a graduatoria con soglia minima di 65 punti: l’ordine cronologico di invio non determina l’assegnazione delle risorse. Resta però tassativo il rispetto del termine finale delle ore 15:00 del 25 novembre 2026, oltre il quale la piattaforma non accetta più domande.

Quali startup possono partecipare al bando startup Lombardia?

Possono partecipare le startup innovative iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese, qualificabili come micro o piccole imprese, costituite da non oltre 36 mesi (elevabili a 60 mesi con TRL pari o inferiore a 6), con sede operativa in Lombardia, non quotate su mercati regolamentati e che non hanno distribuito utili.

Quanto vale il contributo del bando startup Lombardia?

L’agevolazione è un contributo a fondo perduto con intensità fino all’80% delle spese ammissibili, per un massimo di 1 milione di euro per progetto, che sale a 1,5 milioni per le startup localizzate in zone assistite ai sensi dell’art. 107, par. 3, lett. c) del TFUE.

Quali spese finanzia il bando startup Lombardia?

Sono ammissibili le attività di ricerca, prototipazione, test e validazione tecnica: macchinari e attrezzature, licenze software e servizi cloud, materiali, consulenze specialistiche, costi del personale dedicato al progetto e spese indirette, riconosciuti a forfait sui costi diretti ammissibili. La corretta imputazione delle voci incide sia sulla valutazione sia sulla successiva rendicontazione.

Quando si conosce l’esito della domanda?

L’istruttoria del bando startup Lombardia si conclude entro 120 giorni dalla chiusura dei termini di presentazione. La gestione della misura è affidata a Finlombarda, che cura valutazione, concessione ed erogazione del contributo con le risorse del PR FESR 2021-2027.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.


Richiedi Assistenza per il Bando Startup Lombardia

Vuoi presentare domanda sul bando startup Lombardia con un partner esperto nell’invio telematico e nella gestione documentale? Compila il form per essere ricontattato dal nostro team dedicato alle aziende.

    Consenso Privacy (Regolamento EU 679/2016)

    Oppure scrivici direttamente a [email protected]
    Click Day Italia – Viale Giuseppe Tullio 13, 33100 Udine

    Settembre 29, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
    https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/sicilia-efficiente-copia.webp 1020 1920 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-09-29 11:00:002026-09-29 11:00:00Bando Startup Lombardia 2026: 15,6 Milioni all’80% a Fondo Perduto – Guida Strategica
    Notizie Bandi

    Tetto Prezzi Benzina e Gasolio dal 28 Settembre 2026: Eni e IP Aderiscono

    Notizie click day italia - finanza agevolata

    Dal 28 settembre 2026 è in vigore un tetto ai prezzi di benzina e gasolio su una parte rilevante della rete di distribuzione carburanti in Italia. Alla misura hanno aderito Eni e IP (Italiana Petroli), gruppo controllato da Socar, che hanno fissato un prezzo massimo per benzina e gasolio; Eni lo applica sia al rifornimento self sia a quello servito. L’iniziativa nasce dall’appello rivolto dal Governo, con il coordinamento di Palazzo Chigi, ai principali operatori del settore, nel tentativo di contenere il caro carburanti che nelle ultime settimane ha alimentato tensioni con il mondo dell’autotrasporto. Per le PMI italiane, che sostengono costi rilevanti di carburante per la logistica e le flotte aziendali, il tetto ai prezzi di benzina e gasolio è una notizia da monitorare con attenzione nei prossimi giorni.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il tetto ai prezzi di benzina e gasolio
    2. Eni e IP: come funziona il tetto al litro
    3. Prezzo medio nazionale e confronto con il tetto
    4. Impatto per PMI, autotrasporto e flotte aziendali
    5. Quanto durerà la misura
    6. Domande frequenti sul tetto prezzi benzina e gasolio

    Cos’è il tetto ai prezzi di benzina e gasolio

    Il tetto ai prezzi di benzina e gasolio è un limite massimo volontario al costo del litro di carburante applicato dalle compagnie petrolifere sulla propria rete di distributori. Non si tratta di un provvedimento normativo che impone per legge un prezzo calmierato su tutto il territorio nazionale, ma di un accordo negoziale tra il Governo e gli operatori del settore energetico, che si sono impegnati ad applicare un prezzo fisso indipendentemente dalle oscillazioni delle quotazioni internazionali del greggio. Nel caso di Eni il meccanismo interessa sia gli impianti self service sia quelli con servito, garantendo lo stesso prezzo massimo al litro su entrambe le modalita di rifornimento.

    Eni e IP: come funziona il tetto al litro

    Eni è stata la prima compagnia ad annunciare la misura, fissando il prezzo massimo a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,19 euro al litro per il gasolio, applicato su circa 3.847 distributori del proprio network su tutto il territorio nazionale. A ruota, IP (Italiana Petroli) ha annunciato l’adesione con gli stessi valori, applicati inizialmente su circa 300 impianti e in progressiva estensione fino a coprire l’intera rete IP, che conta oltre 4.500 punti vendita. Secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi, anche Q8 e in fase di verifica per una possibile adesione al tetto. Nel complesso, la copertura attuale della misura riguarda circa il 39% dei 22mila distributori attivi in Italia.

    Prezzo medio nazionale e confronto con il tetto

    Per valutare la reale convenienza della misura e utile confrontare i valori del tetto con il prezzo medio benzina e gasolio rilevato sulla rete stradale nazionale. Secondo i dati diffusi dal Mimit tramite l’osservaprezzi carburanti, alla vigilia dell’introduzione del tetto la media nazionale della benzina self si attestava a 2,152 euro al litro, mentre il gasolio era a 2,369 euro al litro. Il tetto fissato da Eni e IP comporta quindi un risparmio teorico di circa 16 centesimi al litro sulla benzina e di circa 18 centesimi al litro sul gasolio rispetto alla media di mercato precedente.

    CarburantePrezzo medio nazionale (pre-tetto)Tetto Eni/IP dal 28/09/2026
    Benzina (self)2,152 euro/litro1,99 euro/litro
    Gasolio2,369 euro/litro2,19 euro/litro

    Impatto per PMI, autotrasporto e flotte aziendali

    Per le PMI con veicoli commerciali, per le imprese di autotrasporto e per chi gestisce flotte aziendali, il tetto ai prezzi di benzina e gasolio può tradursi in un risparmio concreto sui costi operativi, soprattutto per le attività con consumi elevati di carburante come logistica, corrieri, edilizia e servizi sul territorio. E consigliabile verificare la cartellonistica esposta agli impianti e consultare le app di comparazione prezzi collegate all’osservaprezzi carburanti del Mimit per individuare i distributori Eni e IP che applicano effettivamente il tetto, dato che l’estensione della misura sulla rete IP e ancora graduale. Per le aziende con contratti di fornitura carburante o flotte con badge aziendali, e opportuno chiedere al proprio fornitore se le condizioni contrattuali recepiscono il nuovo tetto o se restano ancorate ai listini precedenti.

    • Verificare quali impianti Eni e IP nella propria area operativa applicano già il tetto ai prezzi di benzina e gasolio.
    • Consultare periodicamente l’osservaprezzi carburanti del Mimit per confrontare prezzi medi e prezzi calmierati.
    • Valutare, per le flotte aziendali, un adeguamento dei percorsi di rifornimento verso gli impianti aderenti.
    • Monitorare eventuali comunicazioni di altri operatori (Q8 e altre compagnie) sulla possibile adesione futura.

    Quanto durerà la misura

    Il tetto ai prezzi di benzina e gasolio annunciato da Eni ha una durata iniziale di 30 giorni a partire dal 28 settembre 2026, con la possibilita di una proroga fino a fine 2026 subordinata all’andamento dei mercati internazionali del petrolio e delle condizioni di approvvigionamento. IP non ha invece indicato una scadenza: ha definito il proprio tetto dinamico ed emergenziale, legato all’evoluzione dello scenario internazionale. Resta quindi da capire se la misura verrà confermata nel medio periodo o se resterà un intervento temporaneo legato al contesto attuale di tensione sui prezzi. Per le imprese che pianificano i costi di carburante su base trimestrale o annuale, questa incertezza sulla durata del tetto rappresenta un elemento da tenere in considerazione nella programmazione di budget e contratti di fornitura.

    Domande frequenti sul tetto prezzi benzina e gasolio

    Da quando è in vigore il tetto ai prezzi di benzina e gasolio?
    Il tetto e entrato in vigore il 28 settembre 2026 sulla rete Eni e, progressivamente, sulla rete IP (Italiana Petroli).

    Quali sono i prezzi massimi fissati?
    1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il gasolio, sia per il rifornimento self sia per il servito.

    Il tetto vale su tutti i distributori italiani?
    No, la misura copre al momento circa il 39% dei 22mila distributori nazionali, corrispondenti alla rete Eni e alla rete IP in progressiva estensione. Altri operatori, come Q8, sono in fase di valutazione.

    Quanto durerà il tetto ai prezzi di benzina e gasolio?
    Per la rete Eni la misura ha una durata iniziale di 30 giorni, con possibile proroga fino a fine 2026 in base all’andamento del mercato. IP non ha comunicato una durata, definendo il proprio tetto dinamico.

    Come posso sapere se un distributore applica il tetto?
    È possibile verificare la cartellonistica esposta agli impianti Eni e IP oppure consultare l’osservaprezzi carburanti pubblicato dal Mimit, aggiornato con i prezzi medi e i prezzi calmierati praticati sul territorio.

    Il tetto ai prezzi di benzina e gasolio introdotto da Eni e IP dal 28 settembre 2026 rappresenta un primo intervento negoziale per contenere il caro carburanti, con un impatto diretto sui costi operativi di PMI, autotrasportatori e flotte aziendali. L’evoluzione della misura, la sua eventuale estensione ad altri operatori e la conferma della proroga fino a fine anno restano aspetti da monitorare nelle prossime settimane attraverso i canali ufficiali del Mimit e delle compagnie petrolifere aderenti.

    Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

    Settembre 29, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
    https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/click-day-italia-finanza-agevolata_2.png 1024 1536 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-09-29 10:00:002026-09-28 17:44:25Tetto Prezzi Benzina e Gasolio dal 28 Settembre 2026: Eni e IP Aderiscono
    Notizie Bandi

    Greenwashing: nuove regole al via, 6 mesi per le scorte

    Notizie click day italia - finanza agevolata

    Le regole greenwashing scorte etichette sono ufficialmente operative: dal 27 settembre 2026 le nuove disposizioni contro le comunicazioni ambientali ingannevoli si applicano a pieno regime su etichette, packaging e materiali pubblicitari dei prodotti. Per le aziende che hanno ancora in magazzino confezioni realizzate secondo le vecchie regole, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha indicato in via orientativa un termine di sei mesi per adeguare le confezioni dei beni durevoli: non si tratta di un regime transitorio né di un’esenzione automatica dai controlli, ma di un criterio di proporzionalità nella vigilanza.

    La stretta nasce dal recepimento della Direttiva (UE) 2024/825 (nota come EmpCo, Empowering Consumers Directive for the Green Transition), avvenuto in Italia con il Decreto Legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 9 marzo 2026 ed entrato in vigore il 24 marzo 2026, con applicazione differita al 27 settembre 2026. Il decreto modifica il Codice del Consumo introducendo nuovi divieti sulle asserzioni ambientali generiche e nuovi obblighi informativi per chi produce, distribuisce o commercializza beni sul mercato italiano.

    Indice dei contenuti

    1. Cosa cambia con le nuove regole sul greenwashing
    2. Sei mesi di proroga per le scorte pregresse: come funziona
    3. Obblighi per le PMI su etichette e comunicazioni ambientali
    4. Controlli e sanzioni: cosa rischiano le aziende
    5. Cosa fare ora: la checklist per le PMI
    6. Domande frequenti sulle regole greenwashing scorte etichette

    Cosa cambia con le nuove regole sul greenwashing

    Il cuore della riforma riguarda le asserzioni ambientali generiche: espressioni come “eco”, “verde”, “sostenibile” o “rispettoso dell’ambiente” non potranno più essere utilizzate in etichetta o in pubblicità senza una prova documentata di eccellenza ambientale riconosciuta e pertinente alla specifica claim. Non basterà più uno slogan: servirà una base tecnica verificabile.

    Cambia anche il trattamento delle claim di neutralità climatica: un prodotto non potrà essere presentato come “carbon neutral” facendo leva esclusivamente su meccanismi di compensazione delle emissioni (i cosiddetti crediti di carbonio), senza dimostrare una riduzione effettiva dell’impatto lungo il ciclo di vita. La normativa, di fatto, sposta l’onere della prova sull’azienda che comunica la sostenibilità del proprio prodotto o servizio.

    Sei mesi di proroga per le scorte pregresse: come funziona

    Il tema più sentito dalle imprese riguarda le scorte pregresse: cosa fare con i prodotti già confezionati ed etichettati secondo le vecchie regole prima del 27 settembre 2026? Il quadro operativo deriva da due documenti: l’intesa comune adottata il 30 giugno 2026 dalla rete Consumer Protection Cooperation (CPC), che riunisce le autorità di controllo dei Paesi membri al termine di sei mesi di consultazioni e che non costituisce interpretazione giuridicamente vincolante, e la circolare MIMIT prot. n. 31671 del 27 agosto 2026 della Direzione generale consumatori e mercato, indirizzata anche all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

    La soluzione individuata evita l’obbligo di macero immediato: per i beni durevoli prodotti o immessi in commercio prima del 27 settembre 2026 il MIMIT considera ragionevole adeguare le confezioni entro un periodo di shelf life individuato orientativamente in sei mesi, con durate differenziate per categoria merceologica e a condizione che l’impresa sappia documentare, con fatture, documenti di trasporto o registri di produzione, che la merce è anteriore a quella data. Per i beni deperibili la circolare non fissa alcun termine, perché le scorte si esauriscono più rapidamente. Dal primo giorno di applicazione restano comunque dovute le misure correttive ragionevoli e proporzionate: correzione di pubblicità, siti e schede prodotto, informazioni correttive nei punti vendita e uso di etichette adesive correttive sulle confezioni già stampate, per rettificare i messaggi ambientali non più conformi senza ristampare l’intero packaging.

    DataEvento
    20 febbraio 2026Approvazione D.Lgs. n. 30/2026 (recepimento Direttiva UE 2024/825)
    24 marzo 2026Entrata in vigore del decreto
    30 giugno 2026Intesa comune (non vincolante) della rete CPC sulle scorte pregresse
    27 agosto 2026Circolare MIMIT prot. n. 31671: sei mesi orientativi per i beni durevoli
    27 settembre 2026Piena applicazione delle regole su etichette e comunicazioni ambientali
    Orientativamente entro 6 mesiAdeguamento delle confezioni dei beni durevoli già in magazzino: criterio di proporzionalità nei controlli indicato dal MIMIT, non scadenza fissa di legge

    È importante chiarire un punto: le scorte pregresse non godono di alcuna esenzione automatica dalle nuove regole. Le autorità nazionali possono tuttavia graduare l’intensità dei controlli tenendo conto delle reali difficoltà di transizione delle imprese, privilegiando nella fase iniziale un approccio orientato alla correzione piuttosto che alla sanzione immediata.

    Obblighi per le PMI su etichette e comunicazioni ambientali

    Per le PMI, spesso prive di uffici legali o compliance dedicati, l’impatto pratico delle nuove regole greenwashing sulle scorte ed etichette si traduce in una serie di verifiche concrete da avviare senza attendere ulteriori chiarimenti. Le aree più esposte sono packaging, e-commerce, cataloghi e materiali promozionali.

    • Verificare tutte le claim ambientali presenti su etichette, packaging e schede prodotto online
    • Eliminare o documentare le espressioni generiche (“eco”, “green”, “sostenibile”) prive di riscontro tecnico
    • Rivedere eventuali claim di neutralità climatica basate solo su compensazione di emissioni
    • Censire le scorte di magazzino etichettate secondo le vecchie regole e pianificarne lo smaltimento
    • Predisporre, dove necessario, etichette adesive correttive conformi alla nuova normativa
    • Conservare la documentazione a supporto delle asserzioni ambientali ancora in uso

    Chi sta pianificando investimenti per adeguare linee di produzione, packaging o processi in ottica di maggiore sostenibilità ambientale può inoltre valutare l’accesso a strumenti di finanza agevolata dedicati alla transizione tecnologica e ambientale delle imprese, come i bandi collegati a Transizione 5.0 per l’efficientamento energetico e digitale.

    Controlli e sanzioni: cosa rischiano le aziende

    Il decreto legislativo n. 30/2026 innesta i divieti sui green claims ingannevoli nel Codice del Consumo e affida la vigilanza sulle asserzioni ambientali all’AGCM, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che può contestarle come pratiche commerciali scorrette. Si applica quindi l’impianto sanzionatorio ordinario del Codice del Consumo: l’art. 27, comma 9 del D.Lgs. 206/2005 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 10.000.000 di euro, graduata in base a gravità e durata della violazione e alle condizioni economiche del professionista. Né l’intesa CPC né la circolare MIMIT vincolano l’AGCM, che conserva pieni poteri di intervento sui casi specifici.

    Ciò che è certo è l’approccio dichiarato dalle autorità: nella fase di avvio, i controlli terranno conto della ragionevolezza delle misure adottate dalle imprese per adeguarsi, ma questo non equivale a un condono. Le aziende che non avranno avviato alcuna azione correttiva sulle proprie comunicazioni ambientali restano esposte al rischio di contestazione, indipendentemente dalla presenza di scorte pregresse in magazzino.

    Cosa fare ora: la checklist per le PMI

    Con la piena applicazione delle regole greenwashing su scorte ed etichette già in corso dal 27 settembre 2026, il margine di manovra per le PMI si gioca soprattutto sulla tempestività dell’adeguamento. Rimandare la revisione delle comunicazioni ambientali espone l’azienda a un rischio reputazionale, oltre che sanzionatorio, proprio nella fase in cui i controlli sono più attenti alle prime applicazioni della norma.

    Le imprese che intendono cogliere l’occasione per investire realmente in processi produttivi più sostenibili, anziché limitarsi a una correzione formale delle etichette, possono valutare le opportunità di contributi a fondo perduto e crediti d’imposta disponibili sui bandi a sportello attivi per la transizione ambientale e digitale delle PMI.

    Domande frequenti sulle regole greenwashing scorte etichette

    Da quando sono pienamente applicabili le nuove regole greenwashing?
    Dal 27 settembre 2026, data a partire dalla quale i nuovi obblighi su etichette e comunicazioni ambientali previsti dal D.Lgs. n. 30/2026 sono pienamente operativi su tutto il territorio nazionale.

    Le scorte pregresse sono esentate dalle nuove regole?
    No. Le scorte pregresse non godono di alcuna esenzione: la circolare MIMIT del 27 agosto 2026 indica orientativamente sei mesi per adeguare le confezioni dei beni durevoli prodotti prima del 27 settembre 2026, ma è un criterio di proporzionalità nei controlli, non un regime transitorio. Le autorità possono comunque intervenire, graduando l’intensità della vigilanza in base alle misure correttive documentate dall’azienda.

    Cosa si può fare con i prodotti già etichettati con claim non più conformi?
    È possibile applicare etichette adesive correttive sulle confezioni esistenti, pubblicare informazioni correttive nei punti vendita e online e coordinarsi con la rete di vendita, smaltendo le scorte entro il periodo ragionevole indicato dalla circolare MIMIT e dall’intesa CPC.

    Quali termini sono vietati in etichetta dopo le nuove regole greenwashing?
    Sono vietate le asserzioni ambientali generiche come “eco”, “green”, “sostenibile” o “rispettoso dell’ambiente” se non supportate da una prova documentata di eccellenza ambientale riconosciuta e pertinente al claim specifico.

    Le PMI devono adeguarsi anche se vendono solo in Italia?
    Sì. Il D.Lgs. n. 30/2026 recepisce la Direttiva (UE) 2024/825 e si applica a tutte le imprese, incluse le PMI, che commercializzano beni sul territorio nazionale, a prescindere dalla presenza di un canale di vendita estero.

    Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.


    Se la tua azienda sta valutando investimenti per adeguare packaging, processi produttivi o linee tecnologiche in ottica di sostenibilità ambientale, Click Day Italia ti supporta nell’individuare e cogliere i bandi a sportello e le misure di finanza agevolata più adatte, dalla candidatura fino all’invio telematico della domanda.

    Contattaci: [email protected]

    Settembre 29, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
    https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/click-day-italia-finanza-agevolata_2.png 1024 1536 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-09-29 09:00:002026-09-29 09:00:00Greenwashing: nuove regole al via, 6 mesi per le scorte
    Notizie Bandi

    PMI Lombarde: 20 Milioni per Circolarità e Sostenibilità

    Notizie click day italia - finanza agevolata

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il bando circolarità e sostenibilità per le PMI lombarde
    2. Beneficiari e investimenti finanziabili della misura PMI lombarde
    3. Intensità di aiuto e importi del contributo per le PMI lombarde
    4. Tempistiche e modalità di presentazione della domanda

    Regione Lombardia stanzia quasi 20 milioni di euro per accompagnare le piccole e medie imprese del territorio verso modelli produttivi più sostenibili. Con la Delibera di Giunta Regionale n. XII/6538 del 20 luglio 2026 è stata approvata la misura circolarità e sostenibilità per le PMI lombarde, finanziata nell’ambito del PR FESR 2021-2027 (Azione 2.6.1) e gestita dalla Direzione Generale Sviluppo Economico di Regione Lombardia. La dotazione finanziaria complessiva ammonta a 19.936.170,22 euro, destinati a progetti che riducano il consumo di materie prime, energia e acqua e che rendano più efficienti i processi produttivi. Il bando attuativo, che definirà nel dettaglio le modalità operative di partecipazione, non risulta ancora pubblicato alla data odierna: le prime indicazioni parlano di un’apertura entro ottobre 2026. Le PMI lombarde interessate a circolarità e sostenibilità possono già iniziare a valutare la struttura dei propri progetti di investimento.

    Cos’è il bando circolarità e sostenibilità per le PMI lombarde

    La misura circolarità e sostenibilità per le PMI lombarde nasce per sostenere la transizione ecologica del tessuto produttivo regionale, riducendo l’impatto ambientale dei processi di impresa e favorendo un uso più efficiente delle risorse. Il progetto finanziabile ha una struttura in due fasi: uno studio ambientale propedeutico, obbligatorio per tutti i partecipanti, seguito dalla realizzazione di un intervento di investimento produttivo oppure di innovazione di processo o organizzativa. A differenza dei click day competitivi, la procedura di selezione prevista per questa misura è valutativa a sportello, con esame delle domande in ordine cronologico di arrivo e una soglia minima di ammissibilità fissata a 60 punti su 100. Non si tratta quindi di una corsa al click nel primo istante utile, ma resta comunque cruciale presentare una domanda completa e tecnicamente solida fin dai primi giorni di apertura dello sportello, quando le risorse disponibili sono ancora integre.

    Beneficiari e investimenti finanziabili della misura PMI lombarde

    Possono accedere alla misura circolarità e sostenibilità per le PMI lombarde le micro, piccole e medie imprese con sede operativa in Lombardia, iscritte al Registro Imprese da almeno un anno. La domanda può essere presentata in forma singola oppure in aggregazione, con un minimo di tre imprese partecipanti, ciascuna delle quali deve farsi carico di almeno il 20% del valore complessivo del progetto. Sono esclusi dalla partecipazione i settori ATECO rientranti nella Sezione K (attività finanziarie e assicurative) e nella Sezione A (agricoltura, silvicoltura e pesca), fatta eccezione per le imprese agromeccaniche. Sul fronte degli investimenti finanziabili, il bando individua tre linee: lo studio ambientale preliminare (linea A, obbligatoria), l’investimento produttivo in impianti, macchinari e tecnologie (linea B1) e i progetti di innovazione di processo o organizzativa (linea B2). Questa articolazione consente alle PMI lombarde di calibrare l’intervento in base alla propria dimensione e alla maturità del percorso di sostenibilità già intrapreso.

    Intensità di aiuto e importi del contributo per le PMI lombarde

    Le percentuali di contributo variano in base al regime di aiuto applicato e alla dimensione d’impresa. Lo studio ambientale propedeutico è agevolato al 70% per le piccole imprese e al 60% per le medie, fino a un massimo di 40.000 euro. Per la fase di investimento, il regime De minimis riconosce un contributo del 60% fino a 260.000 euro per impresa; il regime GBER articolo 17 prevede un’intensità del 20% per micro e piccole imprese e del 10% per le medie, fino a 1.000.000 di euro; il regime GBER articolo 29, dedicato ai progetti di innovazione di processo o dell’organizzazione (linea B2), arriva fino al 50% sempre entro il tetto di 1.000.000 di euro.

    Tabella riepilogativa delle intensità di aiuto

    Linea di interventoIntensitàMassimale
    Studio ambientale (piccole imprese)70%40.000 euro
    Studio ambientale (medie imprese)60%40.000 euro
    Investimento – regime De minimis60%260.000 euro
    Investimento – GBER art. 17 (micro/piccole)20%1.000.000 euro
    Investimento – GBER art. 17 (medie)10%1.000.000 euro
    Innovazione di processo/organizzazione – GBER art. 2950%1.000.000 euro

    Tempistiche e modalità di presentazione della domanda

    La domanda per la misura circolarità e sostenibilità per le PMI lombarde dovrà essere presentata attraverso la piattaforma regionale Bandi e Servizi Online di Regione Lombardia, lo stesso portale utilizzato per la generalità delle misure di finanza agevolata rivolte alle imprese lombarde. Come anticipato, la valutazione avverrà a sportello in ordine cronologico, fino a esaurimento della dotazione di 19.936.170,22 euro o comunque entro i termini che saranno indicati nel bando attuativo. Sulla base delle prime indicazioni circolate, la pubblicazione del bando attuativo e la conseguente apertura dello sportello sono attese entro ottobre 2026 (la D.G.R. XII/6538 prevede l’adozione del provvedimento attuativo entro 90 giorni dalla delibera del 20 luglio 2026), ma la data esatta non è ancora stata resa nota in via ufficiale da Regione Lombardia. Le PMI lombarde interessate dovranno quindi monitorare gli aggiornamenti sul portale regionale per non farsi trovare impreparate al momento dell’apertura effettiva.

    La misura circolarità e sostenibilità per le PMI lombarde conferma l’attenzione crescente di Regione Lombardia verso i temi della transizione ecologica applicata al tessuto produttivo regionale. Con una dotazione di quasi 20 milioni di euro e una procedura a sportello cronologico, il bando si inserisce nel più ampio panorama della finanza agevolata dedicata alle PMI. Le imprese interessate dovranno seguire con attenzione la pubblicazione del bando attuativo per conoscere le scadenze operative definitive.

    Domande Frequenti sul Bando Circolarità e Sostenibilità PMI Lombarde

    Quali imprese possono accedere al bando circolarità e sostenibilità per le PMI lombarde?

    Possono partecipare micro, piccole e medie imprese con sede operativa in Lombardia, iscritte al Registro Imprese da almeno un anno, in forma singola o in aggregazione di almeno tre imprese. Sono escluse le imprese dei settori ATECO Sezione K e Sezione A, salvo le agromeccaniche.

    Quali spese sono finanziabili dalla misura PMI lombarde per l’economia circolare?

    Il progetto prevede uno studio ambientale propedeutico obbligatorio e, successivamente, un investimento produttivo in impianti, macchinari e tecnologie oppure un progetto di innovazione di processo o organizzativa.

    Qual è la dotazione finanziaria del bando circolarità e sostenibilità per le PMI lombarde?

    La dotazione complessiva ammonta a 19.936.170,22 euro, stanziati da Regione Lombardia nell’ambito del PR FESR 2021-2027, Azione 2.6.1.

    Quando aprirà lo sportello per presentare la domanda?

    Il bando attuativo non è ancora stato pubblicato alla data odierna. Le prime indicazioni collocano l’apertura dello sportello entro ottobre 2026, ma la data ufficiale dovrà essere confermata da Regione Lombardia attraverso il portale Bandi e Servizi Online.

    Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

    Settembre 27, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
    https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/click-day-italia-finanza-agevolata_2.png 1024 1536 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-09-27 08:00:002026-09-26 20:04:39PMI Lombarde: 20 Milioni per Circolarità e Sostenibilità
    Notizie Bandi

    Reverse Charge Edilizia ATECO 2025: i Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

    Notizie click day italia - finanza agevolata

    Il reverse charge edilizia ATECO 2025 torna al centro dell’attenzione di imprese di costruzione, subappaltatori e consulenti fiscali dopo i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate nel corso di Telefisco, l’appuntamento di aggiornamento fiscale del 24 settembre 2026. Il tema riguarda migliaia di operatori del comparto costruzioni che devono verificare, prestazione per prestazione, se l’inversione contabile IVA prevista dall’art. 17, comma 6, lettere a) e a-ter), del DPR 633/1972 continui ad applicarsi dopo il passaggio dai precedenti codici ATECO 2007, in vigore fino al 31 marzo 2025, ai nuovi codici ATECO 2025, operativi dal 1° aprile 2025.

    Il nodo centrale riguarda la Sezione F della classificazione ATECO, quella dedicata alle Costruzioni, che resta il riferimento per individuare le prestazioni soggette a reverse charge in edilizia. Con la revisione della classificazione, però, alcune attività hanno cambiato collocazione: chi opera nel settore deve quindi aggiornare le proprie verifiche sulla base del nuovo assetto ATECO 2025, che è oggi l’unica classificazione da considerare attuale, mentre l’ATECO 2007, precedente classificazione in vigore fino al 31 marzo 2025, resta un riferimento storico utile solo ai fini del raccordo.

    Indice dei contenuti

    1. Il meccanismo del reverse charge in edilizia (art. 17, comma 6, DPR 633/1972)
    2. Dal precedente ATECO 2007 all’ATECO 2025: cosa cambia per la sezione F Costruzioni
    3. Il caso del restauro di edifici storici: da Sezione F a Sezione S
    4. Le implicazioni pratiche per imprese edili e subappaltatori

    Il meccanismo del reverse charge in edilizia (art. 17, comma 6, DPR 633/1972)

    Il reverse charge, o inversione contabile IVA, è un meccanismo che sposta l’obbligo di versamento dell’imposta dal fornitore al committente. Nel settore edile, l’art. 17, comma 6, lettera a), del DPR 633/1972 prevede l’applicazione dell’inversione contabile per le prestazioni di servizi rese da subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono attività di costruzione o ristrutturazione di immobili, oppure nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore. In pratica il subappaltatore emette fattura senza addebito di IVA, e sarà l’impresa committente a integrare il documento e versare l’imposta secondo le regole ordinarie.

    Accanto a questa fattispecie, la lettera a-ter) dello stesso comma estende il reverse charge a un ventaglio più ampio di prestazioni: pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento di edifici, quando relative a edifici. Per il subappalto della lettera a) il presupposto è che l’attività sia riconducibile alla sezione F della classificazione ATECO, quella dedicata appunto alle Costruzioni; per le prestazioni della lettera a-ter), invece, l’Agenzia delle Entrate (circolare n. 14/E/2015) individua le operazioni sulla base degli specifici codici ATECO dell’attività resa, alcuni dei quali – come quelli della pulizia di edifici – si collocano al di fuori della sezione F. È proprio su questo perimetro di codici che si concentrano i nuovi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

    Dal precedente ATECO 2007 all’ATECO 2025: cosa cambia per la sezione F Costruzioni

    La nuova classificazione ATECO 2025, in vigore dal 1° gennaio 2025 e operativa per gli adempimenti fiscali dal 1° aprile 2025, ha ridisegnato in più punti la struttura delle attività economiche rispetto al precedente sistema ATECO 2007 (aggiornamento 2022). Per il settore edile, il punto di attenzione principale riguarda proprio la sezione F Costruzioni: alcune attività che in precedenza rientravano in questa sezione sono state ricollocate in sezioni diverse, mentre altre hanno mantenuto la medesima collocazione con una numerazione differente.

    Secondo l’Agenzia delle Entrate, ai fini del reverse charge edilizia conta la classificazione ATECO vigente al momento della prestazione. Questo significa che imprese e subappaltatori non possono più fare riferimento in modo automatico ai precedenti codici ATECO 2007 riportati nelle vecchie visure camerali, ma devono verificare la nuova collocazione dell’attività secondo le tabelle di raccordo tra il precedente ATECO 2007 e l’ATECO 2025. Un’attività che restava pacificamente nella sezione F con il vecchio sistema potrebbe infatti essere transitata in una sezione diversa, con conseguenze dirette sull’applicazione o meno dell’inversione contabile.

    La prassi amministrativa di riferimento, tra cui la circolare n. 14/2015 e, in precedenza, la circolare n. 37/2006 (quest’ultima legata al sistema ATECOFIN 2004), richiamava ancora la struttura pre-2025: da qui la necessità di un aggiornamento interpretativo che tenga conto della nuova classificazione, oggetto dei chiarimenti forniti durante Telefisco.

    Il caso del restauro di edifici storici: da Sezione F a Sezione S

    L’esempio più citato dall’Agenzia delle Entrate riguarda il restauro di edifici storici. Con il sistema ATECO 2007, l’attività di costruzione e ristrutturazione era tipicamente inquadrata nel codice 41.20.00 “Costruzione di edifici residenziali e non residenziali”, collocato nella sezione F. Con il passaggio ad ATECO 2025, la specifica attività di conservazione e restauro del patrimonio culturale è stata invece ricondotta al codice 91.30.01, collocato nella sezione S (“Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento” nella nuova articolazione), e non più nella sezione F Costruzioni.

    La conseguenza tributaria non è di poco conto: le prestazioni di questo tipo, uscite dalla sezione F, non sono più soggette al reverse charge previsto dall’art. 17, comma 6, del DPR 633/1972, e l’IVA torna ad applicarsi secondo le regole ordinarie, con fattura ed esposizione dell’imposta da parte del prestatore. L’Agenzia delle Entrate ha peraltro precisato che gli interventi di ristrutturazione, restauro e risanamento conservativo in senso più propriamente edilizio, riferiti a edifici e siti storici o archeologici, restano invece ricompresi nella sezione F: la distinzione va quindi valutata caso per caso, sulla base della natura effettiva della prestazione resa.

    Un secondo esempio riguarda lo sviluppo di progetti immobiliari, attività che con ATECO 2025 è stata trasferita dalla sezione F alla sezione M (classe 68.12), con effetti analoghi in termini di esclusione dal meccanismo del reverse charge. Situazioni simili possono presentarsi anche per alcune prestazioni riconducibili alla lettera a-ter) – pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento di edifici – per le quali resta comunque necessaria una verifica puntuale della nuova classificazione.

    Le implicazioni pratiche per imprese edili e subappaltatori

    Per le PMI edili e i subappaltatori, i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate impongono un aggiornamento operativo non trascurabile. In fase di fatturazione tra imprese del comparto costruzioni, occorre verificare con attenzione il codice ATECO 2025 effettivamente attribuito all’attività svolta, incrociandolo con la sezione F Costruzioni della nuova classificazione, prima di decidere se applicare o meno il reverse charge.

    Un errore in questa fase – applicare l’inversione contabile quando non dovuta, oppure ometterla quando invece spetta – espone l’impresa al rischio di contestazioni in sede di accertamento e a possibili sanzioni per irregolare applicazione dell’IVA. Per questo motivo è opportuno rivedere le procedure interne di fatturazione, aggiornare i gestionali contabili con i nuovi codici e, per le posizioni più delicate (come il restauro di beni storici o lo sviluppo di progetti immobiliari), richiedere una verifica specifica a un consulente fiscale prima di emettere fattura.

    Le imprese edili alle prese con l’adeguamento alla classificazione ATECO 2025 sono spesso le stesse realtà che partecipano a bandi e click day per l’accesso a contributi e crediti d’imposta dedicati al settore costruzioni: chi opera nel comparto può valutare le opportunità di finanza agevolata disponibili – scopri i servizi di ClickDay Italia.

    Domande frequenti sul reverse charge edilizia ATECO 2025

    Cos’è il reverse charge in edilizia?
    È il meccanismo di inversione contabile IVA previsto dall’art. 17, comma 6, lettere a) e a-ter), del DPR 633/1972: il subappaltatore fattura senza IVA e l’impresa committente integra il documento e versa l’imposta, per le prestazioni di subappalto edile riconducibili alla sezione F Costruzioni della classificazione ATECO; per pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento di edifici (lettera a-ter) rilevano invece gli specifici codici ATECO dell’attività resa.

    Quali attività sono coinvolte dal reverse charge dopo il passaggio ad ATECO 2025?
    Restano soggette al reverse charge le prestazioni riconducibili alla sezione F Costruzioni secondo la nuova classificazione ATECO 2025. Alcune attività, come il restauro di edifici storici (ora in sezione S) o lo sviluppo di progetti immobiliari (ora in sezione M), sono invece uscite dalla sezione F e non rientrano più nel meccanismo.

    Cosa devono fare le imprese edili per adeguarsi?
    Verificare il codice ATECO 2025 effettivo di ogni controparte tramite le tabelle di raccordo con il precedente ATECO 2007, aggiornare le procedure di fatturazione e, nei casi dubbi, richiedere una verifica a un consulente fiscale prima di emettere la fattura.

    Cosa succede se si applica il reverse charge per errore?
    Un’errata applicazione (in eccesso o in difetto) espone l’impresa al rischio di contestazioni in sede di accertamento e di sanzioni per irregolare gestione dell’IVA: per questo è opportuno formalizzare per iscritto le verifiche fatte sulla classificazione ATECO della controparte.

    Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

    Settembre 26, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
    https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/click-day-italia-finanza-agevolata_2.png 1024 1536 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-09-26 10:00:002026-09-26 10:00:00Reverse Charge Edilizia ATECO 2025: i Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate
    Pagina 1 di 9123›»
    Search Search

    Articoli recenti

    • IPCEI nucleare: candidature delle imprese aperte fino al 3 dicembre 2026
    • Bonus ZES unica: quando l’investimento conserva l’effetto di incentivazione e l’interpello n. 169/2026
    • Incentivi automotive ricerca: 631 milioni, domande dal 25 novembre 2026
    • Guida all’iperammortamento 2026: quanto vale davvero
    • Flussi 2027: precompilazione dal 23 ottobre, quote e date dei click day
    Click Day Italia - Finanza Agevolata e Click Day

    Area Commerciale:
    Tel: 324 7976700
    Mail: [email protected]

    Area Cliccatori:
    Tel: 353 4756661
    Mail: [email protected]

    © Copyright - ClickDay Italia è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 | Sede legale Viale Tullio 13, 33100 Udine Privacy Policy
    • Collegamento a Facebook
    • Collegamento a Instagram
    • Collegamento a LinkedIn
    Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto