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Ultime notizie, aggiornamenti e annunci sui bandi a sportello e click day

Notizie Bandi

Dal MIMIT 140 Milioni per Innovazione e Quantum Computing: Spinta al Manifatturiero

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha varato un decreto che assegna 140,2 milioni di euro a sostegno della competitività del sistema manifatturiero italiano, ripartendo le risorse tra più linee di intervento: dagli accordi per l’innovazione alle infrastrutture e ai servizi digitali, fino a un filone del tutto nuovo dedicato al quantum computing e ad altre tecnologie abilitanti. Il provvedimento, firmato dal Ministro Adolfo Urso il 22 luglio 2026 e pubblicato il 18 settembre 2026, attinge alle risorse del Piano Sviluppo e Coesione 2014-2020, nell’area tematica Digitalizzazione.

Per le imprese impegnate in progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, la misura rappresenta un’ulteriore conferma della centralità che il MIMIT attribuisce agli strumenti di finanza agevolata per accompagnare la trasformazione tecnologica del comparto produttivo. Come già accaduto in altri interventi ministeriali – penso al caso di Ceramica Dolomite e all’impegno del MIMIT per lo sviluppo industriale o al tavolo aperto su Hydro Extrusion Feltre per la reindustrializzazione – il Ministero continua a mobilitare risorse pubbliche su più fronti, dalla difesa dei siti produttivi al finanziamento della ricerca avanzata.

Indice dei contenuti

  1. Il decreto MIMIT: 140 milioni tra accordi per l’innovazione e nuove tecnologie
  2. Quantum computing e tecnologie abilitanti: la nuova frontiera del MIMIT
  3. A chi si rivolge la misura e come prepararsi
  4. Tempistiche e prossimi passi
  5. Domande frequenti sui 140 milioni del MIMIT

Il decreto MIMIT: 140 milioni tra accordi per l’innovazione e nuove tecnologie

Il cuore del provvedimento riguarda gli accordi per l’innovazione, lo strumento agevolativo che sostiene progetti di ricerca e sviluppo delle imprese in collaborazione con le Regioni. A questa linea sono destinati 87,7 milioni di euro, finalizzati a completare l’istruttoria delle domande già ammesse nell’ambito del decreto del 4 settembre 2025. Si tratta quindi non di un nuovo sportello, ma del rafforzamento finanziario necessario a scorrere le graduatorie esistenti e dare copertura a progetti già valutati positivamente.

Il resto della dotazione si suddivide su interventi più circoscritti ma strategici: dalle infrastrutture di telecomunicazione alla sicurezza dei dati, fino alla mappatura delle infrastrutture sottomarine. La tabella seguente riassume la ripartizione complessiva delle risorse stanziate dal MIMIT.

Linea di interventoRisorse stanziateFinalità
Accordi per l’innovazione87,7 milioniCompletamento istruttorie domande ammesse (decreto 4/9/2025)
Quantum, bioelettronica e farmaceutica avanzata30 milioniRicerca industriale e partecipazione a bandi europei congiunti
Spettro radio e data center17,5 milioniGestione frequenze, interferenze transfrontaliere, banda larga wireless (dal 2027)
Infrastrutture sottomarine (SINFI)3,2 milioniMappatura e monitoraggio cavi sottomarini
Numero unico emergenza europeo (NUE 112)1,8 milioniServizio automatico di chiamata di emergenza Next Generation eCall

Quantum computing e tecnologie abilitanti: la nuova frontiera del MIMIT

L’elemento più innovativo del decreto e senza dubbio la linea da 30 milioni di euro destinata alla ricerca industriale su quantum computing, bioelettronica, radiofarmaceutica e farmaceutica avanzata. Non e un caso che il MIMIT abbia scelto di affiancare al tradizionale sostegno agli accordi per l’innovazione un capitolo specifico su tecnologie considerate strategiche a livello europeo: le imprese italiane che investono in questi ambiti potranno contare su risorse dedicate anche per partecipare a bandi e iniziative congiunte promosse dall’Unione Europea.

Si tratta di un segnale importante per il posizionamento competitivo del sistema industriale italiano: il quantum computing viene trattato non come tecnologia di nicchia ma come leva abilitante trasversale, capace di incidere su settori che vanno dalla farmaceutica alla sicurezza dei dati, passando per l’elettronica avanzata. Le aziende già coinvolte in filiere ad alta intensità tecnologica dovranno monitorare con attenzione i prossimi provvedimenti attuativi per capire come e quando sarà possibile presentare domanda su questa specifica linea di finanziamento.

A chi si rivolge la misura e come prepararsi

I destinatari naturali di queste risorse sono le imprese industriali italiane impegnate in progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, sia che si tratti di domande già presentate nell’ambito degli accordi per l’innovazione, sia di aziende che intendono avvicinarsi per la prima volta ai nuovi filoni su quantum computing e tecnologie correlate. L’accesso avviene attraverso i canali amministrativi ordinari del Ministero, ma la componente più delicata resta la fase di preparazione: documentazione tecnica del progetto, piano finanziario, requisiti di ammissibilità e, quando previsto, la tempestività nell’invio della domanda.

Proprio la velocità di risposta può fare la differenza quando le risorse stanziate, per quanto significative, sono comunque limitate rispetto alla platea potenziale di imprese interessate. E’ un principio che vale anche per i bandi a sportello e per i click day legati ad altre misure di finanza agevolata: chi arriva preparato, con documentazione completa e un partner esperto al proprio fianco, aumenta concretamente le probabilità di successo. Su questo tema, può essere utile anche la lettura del nostro approfondimento sullo scenario ottimale per un capogruppo in un click day 2026.

Tempistiche e prossimi passi

Il decreto e stato pubblicato il 18 settembre 2026, ma alcune linee di intervento – come quella su spettro radio e data center – prevedono un avvio operativo a partire dal 2027. Per gli accordi per l’innovazione, invece, le risorse serviranno a dare continuità immediata alle istruttorie in corso, senza aprire un nuovo sportello nel breve termine. Le imprese interessate ai filoni più innovativi, in particolare quello sul quantum computing, dovranno attendere i decreti attuativi che definiranno requisiti, modalità di accesso e scadenze puntuali: alla data di pubblicazione del decreto non risultano ancora rese note le tempistiche di apertura, che saranno fissate dai provvedimenti attuativi successivi.

In un quadro normativo in continua evoluzione, restare aggiornati sulle scadenze e sui decreti attuativi diventa un fattore critico per non perdere opportunità di finanza agevolata. Affidarsi a un partner specializzato consente di intercettare per tempo l’apertura degli sportelli e di predisporre la documentazione necessaria senza rincorrere le scadenze.

Domande frequenti sui 140 milioni del MIMIT

Quanto vale complessivamente il decreto MIMIT?

Il decreto assegna in totale 140,2 milioni di euro, ripartiti tra accordi per l’innovazione, ricerca su quantum computing e tecnologie correlate, gestione dello spettro radio, infrastrutture sottomarine e numero unico di emergenza europeo.

Si tratta di un nuovo sportello per le imprese?

Per gli accordi per l’innovazione no: le risorse completano l’istruttoria delle domande già ammesse con il decreto del 4 settembre 2025. Per i filoni su quantum computing e tecnologie abilitanti sono invece attesi provvedimenti attuativi successivi.

Quali imprese possono beneficiare delle risorse?

Le imprese industriali italiane che sviluppano progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, con particolare attenzione a chi opera nei settori del quantum computing, della bioelettronica e della farmaceutica avanzata.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

I 140 milioni stanziati dal MIMIT confermano l’attenzione del Ministero verso innovazione e competitività del sistema manifatturiero, ma anche la necessità per le imprese di muoversi con tempestività quando si aprono nuove finestre di finanza agevolata. Click Day Italia affianca aziende e consulenti nella preparazione documentale e nella gestione degli invii telematici per bandi a sportello e click day: contattaci per una valutazione sulle opportunità più adatte alla tua impresa.

Settembre 19, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg 611 1068 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-09-19 16:00:002026-09-19 10:35:32Dal MIMIT 140 Milioni per Innovazione e Quantum Computing: Spinta al Manifatturiero
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Prezzi benzina e diesel oggi: le medie MIMIT e il costo del pieno

I prezzi benzina e diesel oggi restano al centro dell’attenzione di famiglie e imprese, in un contesto in cui il costo del carburante incide direttamente sui bilanci aziendali. Per le PMI che gestiscono flotte, attività di trasporto o logistica distributiva, monitorare l’andamento dei prezzi non è un esercizio di curiosità ma una necessità gestionale: ogni centesimo al litro si traduce in costi operativi che pesano sul conto economico. Secondo le rilevazioni giornaliere dell’Osservaprezzi Carburanti del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), le quotazioni dei carburanti hanno mostrato nelle ultime settimane una tendenza al rialzo, con il diesel che continua a costare più della benzina, invertendo lo storico rapporto tra i due prodotti. Di seguito una panoramica aggiornata delle medie nazionali indicative e delle implicazioni pratiche per chi fa impresa.

Indice dei contenuti

  1. Prezzo medio benzina e diesel oggi in Italia
  2. Quanto costa un pieno oggi
  3. Come monitorare i prezzi dei carburanti in tempo reale
  4. Impatto dei costi carburante su PMI e aziende di trasporto
  5. Domande frequenti sui prezzi benzina e diesel oggi

Prezzo medio benzina e diesel oggi in Italia

Le rilevazioni più recenti diffuse dal MIMIT tramite il portale Osservaprezzi Carburanti indicano una media nazionale indicativa per la modalità self-service intorno a 2,10-2,20 euro al litro per la benzina e a 2,25-2,35 euro al litro per il diesel, sulla rete stradale ordinaria. Il gasolio continua quindi a mantenere uno scarto positivo rispetto alla verde, un fenomeno legato alle dinamiche internazionali delle quotazioni del greggio e alla fiscalità specifica sui due prodotti. Sulla rete autostradale i valori risultano generalmente più alti di alcuni centesimi al litro rispetto alla rete ordinaria.

È importante sottolineare che si tratta di medie nazionali indicative: i prezzi effettivi variano sensibilmente da regione a regione e da distributore a distributore, in funzione della politica commerciale delle compagnie petrolifere e della presenza di impianti no-logo o di distributori automatici, che tendenzialmente applicano prezzi più contenuti rispetto ai marchi tradizionali.

Quanto costa un pieno oggi

Applicando le medie nazionali indicative a un serbatoio standard da 50 litri, il costo del pieno risulta oggi orientativamente compreso tra 105 e 110 euro per la benzina e tra 112 e 118 euro per il diesel. Per i veicoli commerciali e i mezzi pesanti, con serbatoi che possono superare i 300-400 litri, l’incidenza del rifornimento sui costi di gestione diventa evidentemente molto più significativa.

  • Auto compatta (serbatoio 45-50 litri): pieno benzina indicativo 95-110 euro
  • Berlina o SUV (serbatoio 55-65 litri): pieno diesel indicativo 125-150 euro
  • Furgone commerciale (serbatoio 80-90 litri): pieno diesel indicativo 180-210 euro
  • Mezzo pesante (serbatoio 300-400 litri): pieno diesel indicativo 680-940 euro

Questi valori, elaborati sulle medie indicative del MIMIT, danno la misura di quanto il prezzo medio benzina e il diesel prezzo oggi incidano sulla pianificazione finanziaria di chi utilizza il veicolo per lavoro quotidianamente.

Come monitorare i prezzi dei carburanti in tempo reale

Per verificare i prezzi benzina e diesel oggi con dati aggiornati e puntuali, il riferimento ufficiale resta il portale Osservaprezzi Carburanti del MIMIT, che raccoglie le comunicazioni degli operatori del settore relative ai prezzi praticati presso ogni singolo impianto di distribuzione, consentendo un confronto geolocalizzato in tempo reale. Accanto alla fonte istituzionale, anche testate specializzate come PMI.it pubblicano periodicamente approfondimenti sulle quotazioni online dei carburanti, utili per un quadro sintetico dell’andamento del mercato.

Per le aziende con parco veicoli distribuito su più aree geografiche, integrare la consultazione periodica di queste fonti nella gestione amministrativa consente di individuare le zone e i periodi più convenienti per il rifornimento, oltre a valutare l’adesione a carte carburante aziendali che offrono condizioni dedicate rispetto al prezzo pieno.

Impatto dei costi carburante su PMI e aziende di trasporto

Per le PMI attive nella logistica, nel trasporto merci e nella distribuzione, l’andamento dei prezzi benzina e diesel oggi rappresenta una voce di costo diretta e non comprimibile nel breve periodo. Un rialzo strutturale delle quotazioni del diesel, carburante prevalente per il trasporto commerciale, si traduce in un aumento dei costi operativi che spesso non può essere trasferito immediatamente sui listini, comprimendo i margini aziendali.

In questo scenario, molte imprese valutano strategie di efficientamento della flotta, dal rinnovo del parco mezzi con veicoli a minor consumo fino all’ottimizzazione dei percorsi tramite software di gestione logistica. Parallelamente, resta strategico per le PMI tenersi informate sulle opportunità di finanza agevolata disponibili per l’ammodernamento dei mezzi aziendali e per gli investimenti in efficienza energetica, che possono contribuire a ridurre nel medio periodo l’esposizione ai rincari dei carburanti.

Domande frequenti sui prezzi benzina e diesel oggi

Qual è il prezzo medio della benzina oggi in Italia?

Secondo le medie nazionali indicative diffuse dal MIMIT, il prezzo medio benzina in modalità self-service si colloca attualmente in un intervallo di circa 2,10-2,20 euro al litro sulla rete stradale ordinaria. Per il dato aggiornato al giorno di consultazione si raccomanda di verificare il portale Osservaprezzi Carburanti.

Perché il diesel costa più della benzina?

Il differenziale è legato principalmente alle dinamiche internazionali di raffinazione e alla domanda di gasolio sui mercati europei, oltre che a fattori fiscali specifici. Negli ultimi mesi il diesel prezzo oggi si mantiene stabilmente superiore rispetto alla benzina, invertendo la tradizionale relazione tra i due carburanti.

Dove posso controllare i prezzi carburanti aggiornati in tempo reale?

La fonte ufficiale è il portale Osservaprezzi Carburanti del MIMIT, che pubblica i prezzi comunicati dai singoli gestori degli impianti di distribuzione su tutto il territorio nazionale, consultabili anche per area geografica.

Come incide il costo dei carburanti sui bilanci delle PMI di trasporto?

Il carburante rappresenta una delle principali voci di costo variabile per le aziende di trasporto e logistica: un aumento dei prezzi benzina e diesel oggi incide direttamente sui margini operativi, spingendo molte PMI a valutare investimenti in efficientamento della flotta e a monitorare le opportunità di finanza agevolata dedicate alla mobilità aziendale.

In sintesi, i prezzi benzina e diesel oggi confermano un quadro di costi elevati per automobilisti e imprese, con il gasolio che si mantiene sopra la benzina secondo le medie nazionali indicative del MIMIT. Per le aziende con flotte e attività di trasporto, monitorare costantemente l’andamento delle quotazioni tramite il portale Osservaprezzi Carburanti resta la strategia più efficace per pianificare i costi operativi nei prossimi mesi.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

Settembre 19, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg 611 1068 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-09-19 15:00:002026-09-19 10:21:20Prezzi benzina e diesel oggi: le medie MIMIT e il costo del pieno
Notizie Bandi

Mantenimento Requisiti 4.0, 5.0 e Iperammortamento 2026: Cosa Devono Fare le Imprese

Le agevolazioni sui beni strumentali Industria 4.0, Transizione 5.0 e il nuovo Iperammortamento 2026 non si esauriscono con l’incasso del beneficio. Le imprese devono mantenere nel tempo i requisiti tecnici che hanno dato diritto al credito d’imposta o alla maggiorazione di ammortamento, pena la decadenza totale o parziale dell’agevolazione. Lo ricorda un approfondimento di Rete Agevolazioni del 18 settembre 2026, che analizza gli obblighi post-fruizione delle tre misure attualmente attive. Il mantenimento dei requisiti 4.0, 5.0 e iperammortamento è oggi uno dei terreni più delicati per le PMI che hanno partecipato a un bando o a un click day su questi incentivi: la prova del rispetto continuativo dei requisiti è sempre a carico dell’impresa.

Indice dei contenuti

  1. Tre misure, tre obblighi diversi
  2. I requisiti tecnici da mantenere
  3. Per quanto tempo vanno mantenuti i requisiti
  4. Transizione 5.0: il rischio decadenza legato ai consumi energetici
  5. Le novità del nuovo iperammortamento 2026
  6. Domande frequenti sul mantenimento dei requisiti 4.0, 5.0 e iperammortamento

Tre misure, tre obblighi diversi

Le tre discipline condividono la stessa base tecnica ma impongono obblighi di durata differente. Per l’Industria 4.0 occorre mantenere le 5 caratteristiche obbligatorie, almeno 2 delle 3 caratteristiche ulteriori e l’interconnessione per tutto il periodo di godimento del beneficio, con verifica dell’Agenzia delle Entrate. La Transizione 5.0 aggiunge il mantenimento del livello di riduzione dei consumi energetici conseguito, fino al 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento del progetto, con doppia verifica di GSE e Agenzia delle Entrate. Il nuovo Iperammortamento 2026 riprende gli stessi requisiti tecnici, ma l’obbligo copre l’intero piano di ammortamento del bene, che sui macchinari può arrivare a 8-10 anni.

MisuraRequisito aggiuntivoDurata dell’obbligoVerifica
Industria 4.0Sicurezza sul lavoro e DURC regolarePer tutto il periodo di godimento del beneficioAgenzia delle Entrate
Transizione 5.0Mantenimento della riduzione dei consumi energeticiFino al 31 dicembre del quinto anno successivo al completamentoGSE e Agenzia delle Entrate
Iperammortamento 2026Comunicazioni periodiche al GSE (20 gennaio e 30 giugno)Intero periodo di fruizione della maggiorazione (fino a 8-10 anni)GSE e Agenzia delle Entrate

I requisiti tecnici da mantenere

Tutte e tre le misure fanno riferimento allo stesso set di caratteristiche tecniche. Le 5 caratteristiche obbligatorie del bene strumentale sono:

  • controllo per mezzo di CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller)
  • interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program
  • integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo
  • interfaccia tra uomo e macchina semplice e intuitiva
  • rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro

A queste si affiancano almeno 2 delle 3 caratteristiche ulteriori previste dalla normativa industria 4.0:

  • sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto
  • monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante sensori, con adattività alle derive di processo
  • integrazione tra macchina fisica o impianto e modellizzazione/simulazione del proprio comportamento nel processo

Il comma 1052 della legge di bilancio 2021 aggiunge due condizioni relative all’impresa, non alla macchina: il rispetto della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e il corretto versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. La Circolare 9/E 2021 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che il DURC in corso di validità al momento della fruizione del credito costituisce prova del corretto adempimento contributivo. Per il nuovo iperammortamento 2026 lo stesso elenco tecnico, previsto dall’allegato IV alla legge 30 dicembre 2025 n. 199 e dall’art. 6 del decreto interministeriale 7 maggio 2026, va comprovato tramite perizia asseverata o attestazione di un ente di certificazione accreditato.

Per quanto tempo vanno mantenuti i requisiti

Non esiste una risposta unica: la durata dell’obbligo dipende dalla misura, dall’anno dell’investimento e dalla tempistica di fruizione. La regola trasversale indicata dalla Circolare 9/E 2021 parla di mantenimento “per tutto il periodo di godimento dei benefici”: un criterio da calcolare caso per caso, non un numero fisso di anni.

Un aspetto spesso sottovalutato dalle imprese: il periodo di godimento non coincide con il periodo di maturazione del credito. Un credito compensabile in 3 quote annuali ma utilizzato in 5 anni per incapienza fiscale prolunga di 2 anni l’obbligo di mantenere i requisiti. È il calendario dettato dall’ultimo F24 utilizzato, non la data della perizia, a fissare il termine reale dell’obbligo.

Transizione 5.0: il rischio decadenza legato ai consumi energetici

Per la Transizione 5.0 l’art. 21, comma 1, del decreto interministeriale 24 luglio 2024 elenca tre cause di decadenza specifiche:

  1. cessione a terzi o destinazione a strutture produttive estranee dei beni prima del 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento, salve le disposizioni sugli investimenti sostitutivi (art. 1, commi 35-36, legge 205/2017)
  2. mancato mantenimento del livello di riduzione dei consumi energetici conseguito fino al 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento: un obbligo di risultato fisico, non di comportamento, che può venire meno anche senza colpa dell’impresa
  3. mancata entrata in esercizio dei beni per autoproduzione da fonti rinnovabili entro un anno dal completamento

Il GSE verifica la congruenza tra i risparmi energetici certificati ex ante e quelli effettivamente conseguiti, come previsto dall’art. 20, comma 2, lettera b, del decreto. Per le aziende che hanno ottenuto il credito d’imposta Transizione 5.0, il monitoraggio dei consumi post-investimento diventa quindi parte integrante degli obblighi di conformità.

Le novità del nuovo iperammortamento 2026

Il nuovo Iperammortamento 2026, istituito dall’art. 1, commi 427-436, della legge 30 dicembre 2025 n. 199 e attuato dal decreto interministeriale 7 maggio 2026, non è un credito d’imposta ma una maggiorazione del costo di acquisizione rilevante ai fini delle quote di ammortamento o dei canoni di leasing. La decadenza, disciplinata dall’art. 10, comma 1, lettera a, del decreto, scatta se durante il periodo di fruizione della maggiorazione il bene viene ceduto a titolo oneroso o destinato a strutture estere, salvo sostituzione con un bene di caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori nello stesso periodo d’imposta.

Non c’è una data fissa di scadenza dell’obbligo: il periodo coincide con la vita fiscale del bene, che sui macchinari ammortizzati in 8-10 esercizi è molto più lungo dei 3 anni tipici della compensazione di un credito d’imposta beni strumentali. Le verifiche del GSE seguono i termini ordinari di accertamento previsti dall’art. 43 del DPR 600/1973, spostandosi quindi in avanti insieme alle dichiarazioni in cui la maggiorazione viene utilizzata.

Una novità esclusiva del nuovo iperammortamento, assente nella disciplina industria 4.0 ordinaria, è l’obbligo di due comunicazioni annuali al GSE previsto dall’art. 3, comma 6, del decreto: entro il 20 gennaio una comunicazione periodica su investimenti effettuati, costo sostenuto e previsione di utilizzo del beneficio; entro il 30 giugno successivo una comunicazione integrativa con il piano di ammortamento e le quote imputate a ciascun esercizio. In tutti e tre i casi, la prova del mantenimento dei requisiti è una registrazione che va fatta nel momento in cui il fatto accade: una reportistica sistematica, non ricostruibile a posteriori se non conservata a norma.

Domande frequenti sul mantenimento dei requisiti 4.0, 5.0 e iperammortamento

Cosa succede se un’azienda non mantiene i requisiti tecnici dopo aver ottenuto il credito d’imposta 4.0?

Scatta la decadenza dell’agevolazione. La verifica è di competenza dell’Agenzia delle Entrate e la prova del rispetto continuativo dei requisiti è sempre a carico dell’impresa, tramite adeguata e sistematica reportistica.

Per quanti anni vanno mantenuti i requisiti della Transizione 5.0?

Il livello di riduzione dei consumi energetici conseguito va mantenuto fino al 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento del progetto, con verifica di congruenza da parte del GSE.

Il nuovo iperammortamento 2026 ha una scadenza fissa per l’obbligo di mantenimento?

No. L’obbligo copre l’intero periodo di fruizione della maggiorazione, cioè tutto il piano di ammortamento del bene, che sui macchinari può arrivare a 8-10 anni.

Quali comunicazioni deve inviare l’impresa al GSE per il nuovo iperammortamento?

Due comunicazioni annuali: entro il 20 gennaio quella periodica su investimenti effettuati, costo sostenuto e previsione di utilizzo del beneficio; entro il 30 giugno successivo quella integrativa con il piano di ammortamento e le quote imputate a ciascun esercizio.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.


La gestione del mantenimento dei requisiti 4.0, 5.0 e iperammortamento richiede monitoraggio documentale continuo e coordinamento tra reportistica tecnica, dati GSE e adempimenti fiscali. Click Day Italia affianca le imprese nella preparazione della documentazione e nel presidio delle scadenze legate a bandi e agevolazioni sui beni strumentali. Contattaci: [email protected].

Settembre 19, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg 611 1068 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-09-19 10:00:002026-09-18 17:19:07Mantenimento Requisiti 4.0, 5.0 e Iperammortamento 2026: Cosa Devono Fare le Imprese
Notizie Bandi

Mobilità volontaria: la graduatoria non è un bancomat assunzionale

Notizie click day italia - finanza agevolata

Con il parere DFP-0039779-A-17/06/2026, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha messo un punto fermo su una prassi diffusa in molte amministrazioni: l’utilizzo prolungato o “allargato” delle graduatorie formate a seguito di procedure di mobilità volontaria. Il chiarimento riguarda direttamente l’articolo 30 del d.lgs. 165/2001 e ridefinisce i confini entro cui un ente pubblico può attingere a una graduatoria di mobilità volontaria già conclusa.

Il principio espresso dal Dipartimento è netto: la graduatoria di mobilità volontaria non è uno strumento a disposizione permanente dell’ente per coprire posti diversi da quello messo a bando. Una volta perfezionato il trasferimento del candidato individuato e avvenuta la presa di servizio, la procedura si esaurisce e la graduatoria perde ogni ulteriore funzione.

Indice dei contenuti

  1. Il parere del Dipartimento della Funzione Pubblica
  2. Perché la graduatoria di mobilità non è una risorsa riutilizzabile
  3. Scorrimento della graduatoria: l’unica eccezione ammessa
  4. Indicazioni pratiche per gli enti e rischio di contenzioso
  5. Domande frequenti sulla graduatoria di mobilità volontaria

Il parere del Dipartimento della Funzione Pubblica

Il parere DFP-0039779-A-17/06/2026 interviene su un quesito posto da un’amministrazione che intendeva utilizzare una graduatoria di mobilità volontaria già esaurita per coprire un fabbisogno di personale sorto successivamente, su un posto diverso da quello originariamente bandito. Il Dipartimento ha risposto in modo inequivocabile: non è possibile.

Secondo il Dipartimento della Funzione Pubblica, la graduatoria formata all’esito della procedura ex art. 30 del d.lgs. 165/2001 serve esclusivamente a coprire il posto per cui è stato pubblicato l’avviso. Con la presa di servizio del candidato individuato, la procedura di mobilità volontaria si considera conclusa a tutti gli effetti e la graduatoria non può più essere richiamata per fabbisogni successivi o diversi, anche se sopravvenuti a distanza di poco tempo.

Perché la graduatoria di mobilità non è una risorsa riutilizzabile

La ragione giuridica del chiarimento risiede nella natura stessa della mobilità volontaria. Diversamente da una procedura concorsuale, che recluta personale dall’esterno del pubblico impiego, la mobilità è una cessione del contratto di lavoro tra amministrazioni: il dipendente è già inquadrato nel pubblico impiego e viene trasferito, non assunto ex novo. Questa differenza strutturale spiega perché la graduatoria di mobilità non gode della stessa “vita utile” riconosciuta in alcuni casi alle graduatorie concorsuali, utilizzabili anche per assunzioni successive entro i termini di legge.

C’è poi una motivazione legata alla trasparenza della procedura. L’avviso di mobilità definisce con precisione il perimetro dell’operazione: il posto, il profilo professionale, l’area e la struttura di destinazione. Se un ente utilizzasse la graduatoria per coprire un posto diverso da quello bandito, altererebbe ex post gli effetti dell’avviso, restringendo di fatto la platea dei potenziali candidati che avrebbero potuto partecipare conoscendo il reale fabbisogno dell’amministrazione.

Il parere richiama inoltre il collegamento con il PIAO (Piano Integrato di Attività e Organizzazione) e con la programmazione del fabbisogno di personale. Se un ente prevede di dover coprire più posizioni, deve dichiararlo in anticipo nella programmazione, non “riciclare” una procedura di mobilità già conclusa per esigenze sopravvenute.

Scorrimento della graduatoria: l’unica eccezione ammessa

Il parere del Dipartimento della Funzione Pubblica individua una sola eccezione al principio generale: lo scorrimento della graduatoria per lo stesso posto messo a bando. È ammesso soltanto quando il trasferimento del primo candidato individuato non si perfeziona prima della conclusione del procedimento, ad esempio per rinuncia del candidato, mancato rilascio del nulla osta da parte dell’amministrazione di provenienza, o altra causa impeditiva sopravvenuta.

In questi casi l’ente può scorrere la graduatoria di mobilità alla seconda posizione utile, ma sempre e soltanto per coprire lo stesso posto oggetto dell’avviso originario, mai un posto diverso o un fabbisogno ulteriore emerso successivamente. Si tratta quindi di uno strumento di continuità della medesima procedura, non di una proroga della sua utilità nel tempo.

Indicazioni pratiche per gli enti e rischio di contenzioso

Il chiarimento del Dipartimento della Funzione Pubblica offre indicazioni operative dirette agli uffici del personale delle pubbliche amministrazioni. La determina di approvazione della graduatoria di mobilità volontaria non dovrebbe contenere clausole generiche o ambigue del tipo “la graduatoria potrà essere utilizzata per ulteriori esigenze dell’ente”: formule di questo tipo non trasformano una procedura di mobilità in un concorso pubblico e, al contrario, espongono l’amministrazione a un elevato rischio di contenzioso.

La formula corretta suggerita è invece quella di precisare che la graduatoria è funzionale esclusivamente alla copertura del posto oggetto dell’avviso, con eventuale scorrimento ammesso solo in caso di mancato perfezionamento del trasferimento del candidato individuato prima della conclusione del procedimento.

Il rischio di contenzioso, sottolinea il parere, può presentarsi da due fronti distinti. Da un lato il secondo classificato in graduatoria non può rivendicare uno scorrimento per un posto diverso da quello bandito. Dall’altro, un dipendente di un’altra amministrazione che non aveva partecipato alla prima procedura di mobilità volontaria potrebbe contestare l’uso improprio della graduatoria per coprire un nuovo posto, non conoscendo all’epoca il reale fabbisogno dell’ente e non avendo quindi potuto presentare domanda.

Domande frequenti sulla graduatoria di mobilità volontaria

Il parere del Dipartimento della Funzione Pubblica rafforza quindi un principio di rigore procedurale già presente nella disciplina della mobilità volontaria: ogni avviso ha un perimetro definito e la relativa graduatoria non può essere piegata a esigenze organizzative sopravvenute, che vanno invece programmate ex ante nel PIAO. ClickDay Italia seguirà gli sviluppi sulla programmazione del personale nella pubblica amministrazione.

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Settembre 18, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/click-day-italia-finanza-agevolata_2.png 1024 1536 clickdayitalia https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.png clickdayitalia2026-09-18 08:00:002026-09-17 15:15:08Mobilità volontaria: la graduatoria non è un bancomat assunzionale
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EU Kids Act: perché la legge UE su minori e social riguarda anche le imprese digitali

Il 17 settembre 2026 la Commissione Europea ha presentato ufficialmente l’EU Kids Act, la proposta di regolamento pensata per rafforzare la tutela dei minori nell’ambiente digitale, con particolare attenzione alle piattaforme social. L’annuncio arriva a un giorno dal discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato dalla presidente Ursula von der Leyen il 16 settembre a Strasburgo, in cui aveva anticipato la necessità di regole più stringenti su design manipolativo, sistemi di raccomandazione algoritmica e accesso dei più giovani ai social network.

L’EU Kids Act non è ancora legge: il testo è stato trasmesso al Parlamento europeo e al Consiglio per l’avvio della procedura legislativa ordinaria e potrà essere modificato prima dell’adozione definitiva. Per le imprese che operano nel digitale, dal social media marketing all’e-commerce rivolto anche a un pubblico giovane, comprendere fin da ora la portata dell’EU Kids Act significa anticipare futuri obblighi di compliance.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è l’EU Kids Act e perché nasce ora
  2. Cosa prevede la proposta: età minime, dark pattern e age verification
  3. Iter legislativo e rapporto con il Digital Services Act
  4. Perché l’EU Kids Act riguarda anche le imprese digitali
  5. Domande frequenti sull’EU Kids Act
  6. Cosa aspettarsi dai prossimi mesi

Cos’è l’EU Kids Act e perché nasce ora

L’EU Kids Act nasce come risposta al calo della sicurezza percepita dai minori nell’ambiente digitale, un tema al centro dell’agenda politica europea negli ultimi anni. Secondo i dati dell’indagine EU Kids Online 2026 citati nel dibattito che ha preceduto la proposta, l’Italia presenta criticità specifiche legate a cyberbullismo, esposizione a contenuti d’odio e a una mediazione familiare spesso insufficiente rispetto all’uso quotidiano dei social da parte di adolescenti e bambini.

A differenza di interventi normativi più circoscritti, l’EU Kids Act non si limita ai social network: l’ambito applicativo della proposta si estende anche a intelligenza artificiale e gaming, segno che il legislatore europeo considera il rischio per i minori un problema trasversale a tutti gli ecosistemi digitali basati su profilazione, engagement e meccaniche di coinvolgimento prolungato.

Cosa prevede la proposta: età minime, dark pattern e age verification

Il cuore dell’EU Kids Act è un approccio graduato per fasce d’età. Ai minori di 13 anni sarebbe precluso l’accesso diretto ai social media, mentre resterebbe possibile l’uso di servizi di video-sharing pensati per loro tramite profili gestiti dai genitori. Tra i 13 e i 15 anni non sarebbero ammessi account personali pieni, ma solo profili ridotti, supervisionati da genitori o tutori, con funzionalità limitate e un tetto giornaliero di utilizzo. Dai 15 ai 18 anni le piattaforme avrebbero invece un obbligo generale di design sicuro.

Sul fronte del design, la proposta punta a limitare i dark pattern, ovvero i modelli di interfaccia che creano dipendenza, insieme ai sistemi di profilazione commerciale e ai meccanismi di raccomandazione algoritmica che favoriscono l’uso compulsivo dei social da parte dei più giovani. Per quanto riguarda l’age verification, l’obiettivo dichiarato è consentire alle piattaforme di dimostrare il superamento di una soglia d’età senza trasformare la verifica in una raccolta generalizzata di dati personali: un principio di minimizzazione che richiama gli standard già adottati in altri strumenti digitali europei orientati alla privacy by design.

Iter legislativo e rapporto con il Digital Services Act

Trattandosi di una proposta appena presentata, l’EU Kids Act deve ora affrontare il percorso tipico della procedura legislativa ordinaria: negoziato in Parlamento europeo, posizione del Consiglio e trilogo tra le istituzioni prima dell’adozione definitiva. È un iter che, per regolamenti di questa portata, richiede tipicamente mesi se non anni, con margini concreti di modifica del testo rispetto alla versione presentata il 17 settembre 2026.

L’EU Kids Act si inserisce accanto al Digital Services Act (DSA), che già impone alle piattaforme di grandi dimensioni obblighi di due diligence sui rischi sistemici, inclusi quelli per i minori. La novità principale evidenziata nel dibattito successivo alla presentazione riguarda l’onere della prova ribaltato: non spetterebbe più a utenti o regolatori dimostrare che una piattaforma è pericolosa, ma alle piattaforme stesse dimostrare, con evidenze concrete, di essere sicure per i minori. Un cambio di paradigma che, se confermato nel testo finale, avrebbe un impatto diretto sugli obblighi di accountability già familiari alle imprese che gestiscono grandi volumi di dati.

Perché l’EU Kids Act riguarda anche le imprese digitali

Sebbene l’EU Kids Act nasca come tutela dei minori, le sue ricadute operative interessano direttamente le imprese che operano nel digitale. Le piattaforme social, i servizi di gaming online e le applicazioni basate su intelligenza artificiale che raccolgono o profilano utenti dovranno rivedere architetture di prodotto, sistemi di raccomandazione e meccanismi di age verification per restare conformi a un quadro normativo che, con ogni probabilità, si affiancherà al DSA e al GDPR nel definire gli standard di compliance digitale in Europa.

Agenzie e brand che fanno marketing su pubblico giovane

Le agenzie di social media marketing e i brand che gestiscono community online rivolte anche a un pubblico under 18 dovranno probabilmente rivedere strategie di targeting e profilazione, in linea con i limiti alla profilazione commerciale previsti dall’EU Kids Act. Lo stesso vale per gli e-commerce con utenza minorenne, dove i futuri obblighi di verifica dell’età potrebbero incidere su processi di registrazione, consenso e raccolta dati.

Investimenti in compliance e possibili leve di finanza agevolata

Adeguarsi ai principi dell’EU Kids Act richiederà, per molte aziende del comparto tech, investimenti in privacy by design, sistemi di age verification e revisione dei sistemi di raccomandazione. Si tratta di ambiti di innovazione digitale che, in prospettiva, potrebbero intercettare strumenti di finanza agevolata e bandi a sportello dedicati a cybersecurity e trasformazione digitale delle PMI, un settore che Click Day Italia segue con attenzione nell’ambito della propria attività di supporto alle imprese.

Domande frequenti sull’EU Kids Act

Cos’è l’EU Kids Act?

È la proposta di regolamento presentata dalla Commissione Europea il 17 settembre 2026 per rafforzare la tutela dei minori online, con regole su età minime, design delle piattaforme, sistemi di raccomandazione e age verification.

Quando entrerà in vigore l’EU Kids Act?

Non ci sono ancora date certe: il testo è stato trasmesso a Parlamento europeo e Consiglio e dovrà seguire la procedura legislativa ordinaria, con possibili modifiche prima dell’adozione definitiva.

L’EU Kids Act riguarda solo i social network?

No. L’ambito applicativo della proposta si estende anche a intelligenza artificiale e gaming, oltre alle piattaforme social, coinvolgendo quindi un perimetro più ampio di imprese digitali.

Cosa aspettarsi dai prossimi mesi

L’EU Kids Act segna l’avvio di un percorso legislativo che, negli ambienti di policy digitale, è già considerato uno dei dossier più rilevanti dei prossimi mesi in Europa. Per le imprese che operano piattaforme digitali, gestiscono community online o realizzano marketing rivolto anche a un pubblico giovane, monitorare l’evoluzione del testo tra Parlamento europeo e Consiglio sarà utile per anticipare, con il dovuto anticipo, i futuri obblighi di compliance collegati all’EU Kids Act.

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Settembre 17, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
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Filiera Alluminio Sardegna Mimit: Stallo e Pressing su Portovesme

La filiera alluminio Sardegna Mimit torna al centro del dibattito industriale nazionale. Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore, il percorso di rilancio del polo industriale di Portovesme, nel Sulcis-Iglesiente, resta bloccato nonostante mesi di tavoli istituzionali. Gli ultimi incontri convocati presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy non hanno prodotto la svolta attesa, alimentando la preoccupazione di sindacati, Regione Sardegna e imprese del territorio.

Il dossier riguarda l’intera filiera dell’alluminio sarda, storicamente legata all’ex polo Alcoa, e coinvolge due società considerate anelli produttivi complementari: Eurallumina, che dovrebbe trasformare la bauxite in allumina, e Sider Alloys, chiamata a utilizzare quest’ultima per produrre alluminio primario. A queste si affianca Portovesme Srl, terzo soggetto industriale dell’area, anch’esso incluso nel perimetro discusso al Ministero.

Indice dei contenuti

  1. Cosa sta succedendo a Portovesme
  2. Le richieste di sindacati e Regione Sardegna
  3. Il ruolo del Mimit e i prossimi passi
  4. Le implicazioni per la filiera industriale italiana
  5. FAQ sulla filiera alluminio Sardegna Mimit

Cosa sta succedendo a Portovesme

Il polo industriale del Sulcis-Iglesiente attraversa una fase delicata. Il piano di riavvio degli impianti di Eurallumina, anello centrale della filiera alluminio Sardegna Mimit, richiede investimenti superiori ai 350 milioni di euro, ma secondo i sindacati la parte più consistente dei lavori di ammodernamento non è ancora partita concretamente.

A complicare il quadro contribuisce la situazione di Eurallumina, controllata dal gruppo russo Rusal, che negli ultimi mesi ha sospeso le erogazioni finanziarie verso la controllata sarda, stimate in circa 2,4 milioni di euro al mese, per effetto del congelamento dei fondi legato alle sanzioni internazionali imposte alla Russia. Una circostanza che ha di fatto rallentato ulteriormente il piano industriale già annunciato.

Le richieste di sindacati e Regione Sardegna

Le organizzazioni sindacali di categoria (Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil) hanno intensificato la pressione sulle istituzioni, arrivando anche a forme di protesta diretta nell’area industriale, per chiedere risposte certe sui tempi di riavvio degli impianti e sulla tenuta occupazionale del sito, ed hanno espresso un giudizio negativo sull’esito dell’ultimo confronto al Ministero. Per la Regione Sardegna, l’assessore all’Industria Emanuele Cani ha chiesto di passare dalla gestione emergenziale a una strategia industriale, valutando anche il coinvolgimento di un soggetto terzo su Eurallumina se non arriverà in tempi brevi una soluzione con l’attuale proprietà.

Le richieste convergono su alcuni punti chiave: garanzie sulla continuità del piano di investimenti, chiarezza sulla governance societaria di Eurallumina e Sider Alloys, e un cronoprogramma verificabile per l’avvio effettivo delle attività di revamping degli impianti di Portovesme.

  • Risorse certe per la gestione ordinaria e ambientale degli impianti della filiera alluminio Sardegna Mimit
  • Verifica dello stato di avanzamento del revamping degli impianti Eurallumina
  • Chiarimenti sulla sostenibilità finanziaria di Sider Alloys
  • Tutela dei livelli occupazionali diretti e dell’indotto del Sulcis-Iglesiente

Il ruolo del Mimit e i prossimi passi

Il dossier industriale del Sulcis è arrivato formalmente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy in un incontro dedicato a Palazzo Piacentini, con la partecipazione dei rappresentanti di Eurallumina, Sider Alloys e Portovesme Srl. Il Ministero ha riferito dell’interesse manifestato da interlocutori internazionali per il rilancio del sito di Portovesme, con la disponibilità dell’azienda a ricevere visite di potenziali nuovi investitori, ma al momento non risultano impegni vincolanti né una data certa per la chiusura del dossier.

La situazione resta quindi fluida: il pressing di sindacati e istituzioni locali punta a ottenere un nuovo incontro ravvicinato che fissi impegni concreti, mentre la filiera alluminio Sardegna Mimit continua a rappresentare un banco di prova per le politiche di reindustrializzazione del Mezzogiorno legate a settori strategici come la metallurgia primaria.

Le implicazioni per la filiera industriale italiana

Il caso Portovesme si inserisce in un tema più ampio: la vulnerabilità strutturale dell’approvvigionamento metallurgico italiano, che dipende in larga parte da forniture estere di alluminio primario. Un eventuale rilancio della filiera sarda ridurrebbe questa dipendenza, con ricadute positive su tutto l’indotto manifatturiero nazionale, dai settori automotive a quello delle costruzioni.

Il tema si intreccia inoltre con le politiche di sostegno agli investimenti industriali nel Mezzogiorno, un ambito in cui negli ultimi mesi sono emerse diverse opportunità per le imprese, come nel caso del piano da 70 milioni di euro per i lavori sulle dighe del Mezzogiorno o del bando interregionale da 3 milioni per l’industria energetica. Casi che confermano come il tema degli incentivi all’industria resti centrale nell’agenda del Governo, in parallelo ai dossier di crisi come quello sardo.

FAQ sulla filiera alluminio Sardegna Mimit

Cos’è successo alla filiera alluminio in Sardegna?
Il percorso di rilancio del polo industriale di Portovesme è in stallo: gli ultimi incontri al Mimit non hanno sbloccato il piano di investimenti previsto per Eurallumina e Sider Alloys.

Cosa chiedono sindacati e Regione al Mimit?
Risorse certe per la gestione ordinaria e ambientale degli impianti, un cronoprogramma verificabile per il revamping e garanzie sulla tenuta occupazionale del Sulcis-Iglesiente; la Regione chiede inoltre di valutare un soggetto terzo su Eurallumina in assenza di soluzioni rapide.

Perché Eurallumina ha rallentato gli investimenti?
La controllante russa Rusal ha sospeso le erogazioni finanziarie mensili verso la società sarda a causa del congelamento dei fondi legato alle sanzioni internazionali.

Quali sono i prossimi passi attesi per la filiera alluminio Sardegna Mimit?
Il Ministero ha segnalato l’interesse di interlocutori internazionali per il sito, ma serve un nuovo incontro con impegni vincolanti e tempistiche certe per considerare superato lo stallo.

Click Day Italia continua a monitorare l’evoluzione dei dossier di reindustrializzazione e degli incentivi dedicati al settore industriale italiano, inclusi i bandi a sportello rivolti alle imprese del Mezzogiorno e della filiera manifatturiera.

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Settembre 17, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
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Sgravio Contributivo UNI/PdR 192: Fino a 50.000 Euro per le Aziende, Domanda INPS ai Nastri di Partenza

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Un nuovo sgravio contributivo UNI/PdR 192 si affianca alle misure già previste per le imprese che investono nel benessere organizzativo. Le aziende in possesso della certificazione UNI/PdR 192, relativa ai sistemi di gestione per la conciliazione tra vita professionale e vita familiare, potranno beneficiare di un esonero sui contributi previdenziali fino a un massimo di 50.000 euro annui per impresa. La misura è stata introdotta dall’articolo 6 del DL 30 aprile 2026 n. 62 (Decreto Lavoro), convertito dalla L. 25 giugno 2026 n. 112, e il 10 settembre 2026 è stato sottoscritto il decreto interministeriale attuativo: per l’avvio effettivo della domanda telematica INPS si attende ora la circolare dell’Istituto con modalità e termini di presentazione. Per le PMI e le aziende strutturate che hanno già ottenuto o stanno per ottenere la certificazione, si tratta di un’opportunità di finanza agevolata da monitorare con attenzione, vista la natura a plafond limitato delle risorse stanziate.

Indice dei contenuti

  • Cos’è la certificazione UNI/PdR 192 e come si differenzia dalla UNI/PdR 125
  • Sgravio contributivo UNI/PdR 192: importo fino a 50.000 euro annui
  • Requisiti per le aziende certificate
  • Domanda INPS ai nastri di partenza: modalità e tempistiche
  • Riferimenti normativi e risorse stanziate

Cos’è la certificazione UNI/PdR 192 e come si differenzia dalla UNI/PdR 125

La UNI/PdR 192 è una prassi di riferimento UNI che definisce i requisiti di un sistema di gestione aziendale orientato alla conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare. A differenza della più nota UNI/PdR 125:2022, dedicata alla certificazione della parità di genere, la UNI/PdR 192 valuta in modo specifico le politiche family friendly adottate dall’organizzazione: flessibilità oraria, tutela della genitorialità, supporto alla cura di familiari, benessere organizzativo e continuità di carriera per chi rientra da periodi di congedo.

Le due certificazioni restano distinte ma complementari: molte imprese che hanno già intrapreso il percorso verso la parità di genere trovano nella UNI/PdR 192 un naturale completamento della propria strategia di responsabilità sociale, con ricadute dirette anche sull’accesso a bandi e finanza agevolata riservata alle aziende certificate.

Sgravio contributivo UNI/PdR 192: importo fino a 50.000 euro annui

Il cuore della misura è l’esonero contributivo riconosciuto ai datori di lavoro privati in possesso della certificazione: l’articolo 6 del DL 62/2026 riconosce un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro in misura non superiore all’1%, entro il limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna azienda. La misura, introdotta dal DL 30 aprile 2026 n. 62 e confermata dalla legge di conversione 25 giugno 2026 n. 112, viene riparametrata e applicata su base mensile e non prevede soglie dimensionali di accesso: possono quindi beneficiarne sia le grandi imprese sia le PMI e le microimprese certificate.

Un elemento distintivo di questo sgravio contributivo UNI/PdR 192 rispetto ad altre agevolazioni è proprio l’assenza di vincoli dimensionali: un fattore che lo rende potenzialmente accessibile a una platea molto ampia di PMI e aziende strutturate, a condizione di ottenere la certificazione dall’ente accreditato e di rispettare le finestre temporali di presentazione della domanda.

Requisiti per le aziende certificate

Per accedere allo sgravio contributivo UNI/PdR 192 le imprese devono aver ottenuto la certificazione da un organismo di valutazione della conformità accreditato secondo il Regolamento CE 765/2008, con marchio UNI e marchio dell’ente di accreditamento. Non è sufficiente un’autodichiarazione interna: la certificazione deve risultare da un audit esterno condotto secondo gli indicatori di performance previsti dalla prassi di riferimento.

  • Certificazione UNI/PdR 192:2026 rilasciata da organismo accreditato e in corso di validità (la certificazione ha durata di 36 mesi)
  • Assenza di vincoli dimensionali: accessibile a PMI, microimprese e grandi aziende
  • Rispetto dei sette ambiti di indicatori previsti dalla prassi (flessibilità, genitorialità, cura familiari, welfare, pari opportunità, continuità di carriera, sostegno economico)
  • Presentazione della domanda telematica nei termini stabiliti da INPS

Le aziende già certificate secondo la UNI/PdR 125:2022 per la certificazione della parità di genere possono valutare l’estensione del proprio sistema di gestione anche ai requisiti della UNI/PdR 192, ottimizzando i costi del percorso di certificazione e ampliando l’accesso ai contributi a fondo perduto e agli sgravi disponibili.

Domanda INPS ai nastri di partenza: modalità e tempistiche

Per lo sgravio collegato alla certificazione UNI/PdR 125:2022 già operativo, la domanda va presentata esclusivamente in via telematica tramite il Portale Agevolazioni (ex DiResCo) sul sito INPS. Per il nuovo sgravio contributivo UNI/PdR 192, le modalità operative di presentazione della domanda telematica INPS sono legate al decreto interministeriale attuativo previsto dall’articolo 6 del DL 62/2026, sottoscritto il 10 settembre 2026 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali insieme all’Autorità politica delegata alle politiche per la famiglia e al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Alla data di pubblicazione di questo articolo la data di apertura della domanda telematica non è ancora stata fissata: per la fruizione effettiva del beneficio occorre attendere le istruzioni operative dell’INPS e l’apertura della procedura telematica, le cui modalità e i cui termini saranno comunicati dall’Istituto con apposita circolare. Le aziende che presenteranno domanda dopo aver già ottenuto la certificazione potranno comunque fruire dell’esonero per l’intero periodo di validità della stessa e comunque non oltre il 31 dicembre 2028: conviene quindi completare quanto prima il percorso di certificazione, considerata la natura limitata del plafond stanziato.

Riferimenti normativi e risorse stanziate

La misura è disciplinata dall’articolo 6 del DL 30 aprile 2026 n. 62, convertito dalla L. 25 giugno 2026 n. 112, che affianca agli sgravi già previsti per la certificazione della parità di genere un esonero dedicato alle aziende in possesso della certificazione UNI/PdR 192:2026. L’esonero è riconosciuto nel limite di 7 milioni di euro per il 2026 e di 12 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028: si tratta quindi di una misura a plafond annuale limitato, in cui il beneficio viene riconosciuto nei limiti delle risorse disponibili per ciascun anno.

ParametroDettaglio
Certificazione richiestaUNI/PdR 192
Esonero contributivoFino all’1% dei contributi datoriali
Tetto massimo50.000 euro annui per impresa
Soglie dimensionaliNessuna: accessibile a tutte le imprese
Risorse stanziate7 milioni di euro per il 2026; 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028 (art. 6 DL 62/2026)
Canale di domandaPortale telematico INPS (procedura in via di definizione)

Proprio per la natura competitiva e a risorse limitate di questo tipo di misure, affidarsi a un partner esperto in bandi a sportello e click day può fare la differenza tra ottenere o meno il contributo.

Domande frequenti sullo sgravio contributivo UNI/PdR 192

Chi può richiedere lo sgravio contributivo UNI/PdR 192?
Possono accedere allo sgravio contributivo UNI/PdR 192 tutti i datori di lavoro privati in possesso della relativa certificazione, rilasciata da un organismo accreditato. Non sono previste soglie dimensionali: la misura è aperta a PMI, microimprese e grandi aziende.

Qual è l’importo massimo dello sgravio contributivo UNI/PdR 192?
L’esonero è riconosciuto fino all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro il limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa certificata.

La certificazione UNI/PdR 192 è la stessa della parità di genere UNI/PdR 125?
No. La UNI/PdR 125:2022 riguarda la certificazione della parità di genere, mentre la UNI/PdR 192 è specifica per i sistemi di gestione dedicati alla conciliazione vita-lavoro-famiglia. Sono certificazioni distinte, anche se complementari nella strategia di welfare aziendale.

Come si presenta la domanda INPS per lo sgravio contributivo UNI/PdR 192?
La domanda va presentata in via telematica attraverso il canale dedicato INPS. Il decreto interministeriale attuativo è stato sottoscritto il 10 settembre 2026, mentre modalità e termini di presentazione saranno definiti dall’INPS con apposita circolare, non ancora pubblicata: si consiglia alle aziende già certificate di tenersi pronte e di affidarsi a un partner specializzato per non perdere la finestra di apertura.

Le risorse per lo sgravio contributivo UNI/PdR 192 sono limitate?
Sì. L’articolo 6 del DL 62/2026 fissa un limite di spesa di 7 milioni di euro per il 2026 e di 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028: la dotazione ha quindi carattere di plafond annuale limitato e una gestione tempestiva della domanda è determinante per assicurarsi il beneficio.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

Il nuovo sgravio contributivo UNI/PdR 192 rappresenta un’occasione concreta per le aziende che hanno investito in politiche di conciliazione vita-lavoro-famiglia, con un beneficio fino a 50.000 euro annui erogato tramite domanda telematica INPS. Trattandosi di una misura a risorse limitate, la tempestività nella presentazione della domanda sarà decisiva. Click Day Italia segue l’evoluzione della procedura INPS e assiste le aziende nella preparazione della documentazione e nell’invio della domanda non appena il canale sarà operativo.

Per una consulenza sullo sgravio contributivo UNI/PdR 192 e sulle altre opportunità di finanza agevolata riservate alla tua azienda, contattaci: [email protected].

Settembre 15, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
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Produzione industriale in Lombardia: crescita rallentata, PMI alla ricerca di liquidità

La produzione industriale in Lombardia continua a crescere, ma lo fa con un passo sempre più lento. È la fotografia che emerge dalle più recenti rilevazioni congiunturali su una delle regioni manifatturiere più rilevanti d’Italia, dove il rallentamento del ritmo produttivo si accompagna a costi delle materie prime in aumento e a un quadro geopolitico ancora instabile. Per le PMI lombarde la fase attuale richiede prudenza gestionale, ma anche capacità di attivare rapidamente le leve di finanza agevolata disponibili per sostenere investimenti e liquidità.

Indice dei contenuti

  • Congiuntura industriale in Lombardia: la produzione avanza piano
  • Cosa significa il rallentamento per le PMI lombarde
  • Le leve di finanza agevolata per affrontare la fase
  • Il ruolo di Click Day Italia per le imprese lombarde

Congiuntura industriale in Lombardia: la produzione avanza piano

Le rilevazioni congiunturali di Unioncamere Lombardia e Confindustria Lombardia relative al secondo trimestre 2026 confermano un quadro di crescita in decelerazione per la produzione industriale lombarda. Dopo un primo trimestre ancora sostenuto, il ritmo congiunturale si è sensibilmente ridotto, restando comunque su livelli storicamente elevati. Il confronto sull’anno mostra un incremento più contenuto rispetto ai trimestri precedenti, segno di un progressivo affievolimento della spinta produttiva.

A sostenere il sistema manifatturiero lombardo restano soprattutto export e fatturato, con gli ordinativi esteri che accelerano più di quelli sul mercato interno. Pesano però in modo significativo i costi delle materie prime, in forte aumento su base annua, oltre al perdurare delle tensioni geopolitiche internazionali e al nodo energetico, con quotazioni di petrolio e gas che restano elevate. Il combinato di questi fattori spiega perché gli osservatori parlino di un’industria lombarda che “avanza adagio”: la crescita c’è ancora, ma procede con cautela.

Va sottolineato che i dati aggregati regionali vanno letti con la dovuta prudenza interpretativa: l’andamento medio nasconde differenze rilevanti tra settori e filiere, con comparti export-oriented più dinamici e altri, più legati alla domanda interna, in maggiore difficoltà.

Cosa significa il rallentamento per le PMI lombarde

Per le PMI lombarde, una congiuntura industriale in rallentamento si traduce in tre effetti concreti e ricorrenti. Il primo riguarda la tensione sulla liquidità: l’aumento dei costi delle materie prime, unito a ordinativi interni più deboli, comprime i margini operativi e allunga i tempi di rientro degli investimenti. Il secondo effetto è la tendenza a rimandare gli investimenti in macchinari, digitalizzazione e efficientamento energetico, proprio nel momento in cui sarebbero più utili per recuperare competitività.

Il terzo effetto, meno visibile ma altrettanto rilevante, è la necessità di efficientamento strutturale: le imprese che in questa fase riescono ad automatizzare processi, ridurre i consumi energetici e diversificare i mercati di sbocco sono quelle meglio posizionate per affrontare l’incertezza dei prossimi trimestri. In questo scenario, l’accesso tempestivo a contributi e agevolazioni pubbliche diventa una leva competitiva, non solo un supporto finanziario accessorio.

Le leve di finanza agevolata per affrontare la fase

Di fronte a un contesto di produzione industriale in Lombardia più debole, la finanza agevolata rappresenta uno strumento concreto per sostenere piani di investimento altrimenti rinviati. Le PMI lombarde possono contare su più strumenti, nazionali e regionali, spesso combinabili tra loro secondo le regole di cumulo previste dai singoli bandi.

  • Bandi regionali Lombardia per investimenti produttivi, innovazione e transizione digitale delle imprese manifatturiere, con dotazioni finanziarie dedicate alle PMI del territorio;
  • l’agevolazione erede di Transizione 5.0, ovvero la maggiorazione dell’ammortamento (iperammortamento) sui beni strumentali 4.0 introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, che ha sostituito il precedente credito d’imposta, ormai esaurito;
  • la Nuova Sabatini 2026, che agevola l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature con contributo in conto interessi.

La caratteristica comune a molte di queste misure è la logica dello sportello o del click day: le risorse vengono assegnate in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande, fino a esaurimento della dotazione finanziaria. Questo rende la velocità e la precisione di invio un fattore determinante per l’esito della partecipazione, soprattutto quando la platea di imprese interessate è ampia e i fondi limitati.

Il ruolo di Click Day Italia per le imprese lombarde

Click Day Italia segue l’invio telematico delle domande per i principali bandi a sportello dedicati alle PMI, incluse le misure più rilevanti per il tessuto industriale lombardo. In una fase in cui la produzione industriale in Lombardia rallenta e le risorse per l’efficientamento diventano una priorità, affidarsi a un partner specializzato nella preparazione documentale e nell’invio delle pratiche consente alle imprese di ridurre i tempi di reazione e aumentare le possibilità di accesso ai contributi.

Le aziende lombarde interessate a valutare quali misure di finanza agevolata siano più adatte al proprio piano di investimenti possono contattare Click Day Italia per una verifica preliminare di ammissibilità e per organizzare in anticipo la documentazione necessaria in vista dei prossimi click day.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

Settembre 13, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
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Dighe Mezzogiorno: Lavori per 70 Milioni su Otto Invasi, Opportunità per le Imprese

Dighe Mezzogiorno: lavori per 70 milioni su otto invasi

Sono stati realizzati lavori per 70 milioni di euro su otto dighe del Mezzogiorno, nell’ambito di un programma di interventi avviato circa sei anni fa e ora prossimo alla chiusura, con completamento previsto tra la fine del 2026 e la metà del 2027. Lo riporta Il Sole 24 Ore, che ricostruisce lo stato di avanzamento di uno degli interventi infrastrutturali più rilevanti sul fronte della sicurezza idrica e dell’approvvigionamento nel Sud Italia.

L’obiettivo dichiarato dell’intervento sulle dighe del Mezzogiorno è duplice: aumentare la capacità di accumulo idrico di circa 300 milioni di metri cubi l’anno e creare nuovi collegamenti tra i sistemi idrici del Sud Italia, riducendo la vulnerabilità del territorio a fenomeni di siccità e garantendo maggiore continuità nell’approvvigionamento per uso civile, agricolo e industriale.

Indice dei contenuti

  1. Dighe Mezzogiorno: lavori per 70 milioni su otto invasi
  2. Gli schemi idrici coinvolti: Ofanto, Basento-Bradano e Jonico-Sinni
  3. Le fonti di finanziamento: Fondo Sviluppo e Coesione e risorse PNRR
  4. Chi gestisce i lavori: Distretto Appennino Meridionale e Acque del Sud
  5. Dighe Mezzogiorno: opportunità per le imprese di appalti e filiera specializzata
  6. Domande frequenti sulle dighe del Mezzogiorno

Gli schemi idrici coinvolti: Ofanto, Basento-Bradano e Jonico-Sinni

Gli interventi riguardano gli schemi idrici dell’Ofanto, del Basento-Bradano e dello Jonico-Sinni, infrastrutture che attraversano un’area strategica del Sud Italia compresa tra Puglia, Basilicata e Campania (in particolare l’Irpinia). Si tratta di sistemi idrici interconnessi, storicamente centrali per l’approvvigionamento agricolo e civile di un’ampia porzione del Mezzogiorno.

Il rafforzamento di queste dorsali idriche si inserisce in un più ampio disegno di potenziamento infrastrutturale che coinvolge diverse regioni del Sud, un territorio dove le opportunità di sviluppo imprenditoriale legate a grandi opere pubbliche restano tra le più significative a livello nazionale, come emerge anche dalla mappa dell’imprenditoria delle province italiane più attive.

Le fonti di finanziamento: Fondo Sviluppo e Coesione e risorse PNRR

Il finanziamento degli interventi sulle dighe del Mezzogiorno proviene da più canali: secondo quanto ricostruito, la dotazione iniziale di circa 25 milioni di euro è progressivamente cresciuta grazie all’apporto di risorse nazionali e PNRR. Le principali fonti individuate sono le seguenti.

Fonte di finanziamentoImporto
Fondo Sviluppo e Coesione 2014-202025 milioni di euro
PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza)16,5 milioni di euro
Altre risorse della programmazione commissarialeDotazione complessiva cresciuta a circa 68 milioni di euro

Il mix di risorse nazionali e comunitarie conferma come il programma si collochi nell’ambito del più ampio disegno di investimenti sulle infrastrutture idriche del Mezzogiorno, che negli ultimi anni ha beneficiato anche di risorse PNRR destinate a rafforzare la resilienza idrica del Sud Italia, un percorso che affianca altri interventi analoghi, come quelli già raccontati da ClickDay Italia sul fronte dell’idrogeno in Sicilia finanziato con ulteriori 31 milioni oltre il PNRR.

Chi gestisce i lavori: Distretto Appennino Meridionale e Acque del Sud

Il coordinamento degli interventi è affidato a Vera Corbelli, segretaria generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, nel ruolo di Commissario straordinario di governo. La gestione operativa degli invasi e dei grandi adduttori è in capo ad Acque del Sud Spa, la società subentrata al vecchio EIPLI (Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia e Lucania) nella gestione degli schemi idrici interregionali del Mezzogiorno.

La presenza di una governance commissariale unica per gli schemi idrici del Mezzogiorno è un elemento rilevante per le imprese: significa procedure di affidamento più snelle e una programmazione degli appalti concentrata in capo a un soggetto attuatore identificabile, elemento che agevola il monitoraggio delle gare da parte degli operatori specializzati.

Dighe Mezzogiorno: opportunità per le imprese di appalti e filiera specializzata

Il programma sulle dighe del Mezzogiorno genera un indotto significativo per l’intera filiera dell’edilizia specializzata e dell’ingegneria idraulica. Gli interventi su grandi invasi richiedono infatti competenze tecniche verticali che coinvolgono diverse categorie di imprese, tra cui:

  • Imprese edili specializzate in opere idrauliche e manutenzione straordinaria di dighe e invasi
  • Società di ingegneria per progettazione strutturale, monitoraggio sismico e verifiche di sicurezza degli sbarramenti
  • Imprese impiantistiche per sistemi di regolazione, automazione e telecontrollo delle opere idrauliche
  • Operatori del settore ambientale per il monitoraggio idrogeologico e la gestione delle interconnessioni tra bacini
  • Fornitori di materiali e tecnologie per il consolidamento di grandi opere infrastrutturali

Per le PMI del comparto edile, impiantistico e ambientale del Sud Italia, il completamento di questi lavori non rappresenta un punto di arrivo, ma la conferma di un ciclo di investimenti pubblici destinato a proseguire negli anni, in linea con il modello già osservato in altri comparti strategici per il Mezzogiorno, come dimostra l’iniziativa dei Mini Contratti di Sviluppo da 300 milioni destinati all’automotive e alle PMI del Sud.

Le aziende interessate a intercettare gli appalti pubblici legati a infrastrutture idriche, dighe e opere di regimazione delle acque nel Mezzogiorno dovrebbero monitorare con continuità i bandi di gara pubblicati dai soggetti attuatori e dagli enti di distretto, oltre alle opportunità di finanza agevolata collegate a fondi nazionali ed europei destinati al comparto idrico. ClickDay Italia segue con attenzione l’evoluzione dei bandi a sportello e delle misure agevolative dedicate alle infrastrutture e all’ambiente, offrendo alle imprese un supporto specializzato nella fase di partecipazione alle procedure telematiche.

Domande frequenti sulle dighe del Mezzogiorno

Quali sono gli schemi idrici del Mezzogiorno interessati dai lavori?

Gli interventi riguardano gli schemi idrici dell’Ofanto, del Basento-Bradano e dello Jonico-Sinni, che attraversano le regioni Puglia, Basilicata e Campania (area dell’Irpinia).

Quali risorse finanziano i lavori sulle dighe del Mezzogiorno?

Il programma è finanziato per 25 milioni di euro dal Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020 e per 16,5 milioni di euro da risorse PNRR, a cui si aggiungono ulteriori risorse della programmazione commissariale che hanno portato la dotazione a circa 68 milioni di euro. I lavori complessivamente realizzati sugli otto invasi ammontano a 70 milioni di euro.

Chi gestisce i lavori sulle dighe del Mezzogiorno?

Il coordinamento è affidato a Vera Corbelli, Commissario straordinario di governo e segretaria generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, mentre la gestione operativa delle infrastrutture è in capo ad Acque del Sud Spa, subentrata al precedente ente EIPLI.

Quando saranno completati i lavori sulle dighe del Mezzogiorno?

Secondo quanto riportato, il completamento degli interventi è previsto tra la fine del 2026 e la metà del 2027, dopo circa sei anni di lavori sugli otto invasi coinvolti.

Come possono le imprese partecipare agli appalti legati alle infrastrutture idriche del Mezzogiorno?

Le imprese del comparto edile, impiantistico e ambientale possono monitorare le gare pubblicate dai soggetti attuatori competenti e valutare, con il supporto di un partner specializzato in finanza agevolata e bandi a sportello, le opportunità legate a nuovi programmi di investimento sulle infrastrutture idriche del Sud Italia.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

Settembre 13, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
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Ceramica Dolomite: MIMIT, la proprietà conferma impegno a sostenere sviluppo industriale

Il tavolo Ceramica Dolomite MIMIT, convocato il 10 settembre 2026 presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha portato a un primo risultato significativo per lo stabilimento di Borgo Valbelluna, in provincia di Belluno: la proprieta ha confermato l’impegno a sostenere lo sviluppo industriale del sito, storico polo veneto della produzione di sanitari per bagno, lavanderia e cucina. All’incontro, promosso dal ministero, hanno preso parte i vertici dell’azienda e le organizzazioni sindacali, in un clima di relazioni industriali descritto in miglioramento dopo mesi di confronto.

Indice dei contenuti

  1. Il tavolo al MIMIT su Ceramica Dolomite
  2. Gli impegni della proprieta e la posizione dei sindacati
  3. Il contesto: lo stabilimento di Borgo Valbelluna
  4. Prossimi passi: il tavolo di verifica del 29 ottobre
  5. Domande frequenti su Ceramica Dolomite e MIMIT

Il tavolo al MIMIT su Ceramica Dolomite

L’incontro del 10 settembre 2026 rientra nel percorso di monitoraggio che il MIMIT sta seguendo per lo stabilimento di Ceramica Dolomite, realta storica del comparto ceramico e dei sanitari con sede a Borgo Valbelluna (Belluno). Al tavolo hanno partecipato rappresentanti del ministero, la proprieta dell’azienda e i sindacati, con l’obiettivo di fare il punto sulle prospettive occupazionali e industriali del sito.

Dal confronto e emersa una convergenza sulla necessita di rafforzare le prospettive dello stabilimento, sia per il gruppo proprietario sia per la forza lavoro impiegata. Il ministero ha ribadito il proprio ruolo di garante del percorso, impegnandosi a un monitoraggio costante nelle prossime settimane.

Gli impegni della proprieta e la posizione dei sindacati

Nel corso del tavolo, la proprieta di Ceramica Dolomite ha confermato l’impegno a sostenere lo sviluppo industriale dell’azienda, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le prospettive del gruppo e della forza lavoro coinvolta nello stabilimento di Borgo Valbelluna. Si tratta di una presa di posizione che il ministero ha accolto come segnale di continuita nell’impegno verso il sito produttivo.

Sul fronte sindacale, le relazioni industriali sono descritte in miglioramento grazie al percorso negoziale intrapreso nei mesi precedenti, culminato nella definizione di accordi tra le parti. Questo passaggio ha contribuito a un clima di maggiore fiducia sulle prospettive dell’azienda, pur in un contesto che il ministero continuera a seguire con attenzione. Il MIMIT ha inoltre ribadito la disponibilita a sostenere le iniziative che rafforzano le prospettive industriali e occupazionali del sito.

Il contesto: lo stabilimento di Borgo Valbelluna

Ceramica Dolomite e un marchio storico della manifattura veneta, attivo nella produzione di sanitari e componenti per il bagno, la lavanderia e la cucina. Lo stabilimento di Borgo Valbelluna, in provincia di Belluno, rappresenta un presidio industriale rilevante per il territorio, in un’area della provincia gia segnata da altre vicende occupazionali nel comparto manifatturiero.

Il comunicato del MIMIT non riporta un dato preciso sul numero di lavoratori coinvolti ne cifre di investimento o dettagli di un eventuale piano industriale: gli elementi resi noti riguardano l’impegno generale della proprieta e l’esito positivo del confronto sindacale, mentre i contenuti operativi del percorso di sviluppo restano da definire nelle prossime fasi del tavolo.

Prossimi passi: il tavolo di verifica del 29 ottobre

Le parti hanno concordato un nuovo appuntamento al ministero per il 29 ottobre 2026, data in cui e prevista una verifica sullo stato di avanzamento degli impegni assunti dalla proprieta di Ceramica Dolomite. Il MIMIT ha confermato che continuera a seguire il dossier, mantenendo aperto il confronto tra azienda, sindacati e istituzioni fino alla definizione di un quadro piu stabile per lo stabilimento di Borgo Valbelluna.

Il nuovo tavolo di ottobre rappresentera un passaggio chiave per capire se gli impegni dichiarati a settembre si tradurranno in azioni concrete sul piano industriale e occupazionale, aspetto che imprese e osservatori del settore seguiranno con attenzione nelle prossime settimane.

Domande frequenti su Ceramica Dolomite e MIMIT

Quando si e svolto il tavolo su Ceramica Dolomite al MIMIT?
L’incontro si e tenuto il 10 settembre 2026 presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la partecipazione di ministero, proprieta aziendale e sindacati.

Cosa ha confermato la proprieta di Ceramica Dolomite?
La proprieta ha confermato l’impegno a sostenere lo sviluppo industriale dello stabilimento di Borgo Valbelluna, rafforzando le prospettive per il gruppo e per la forza lavoro.

Quando e previsto il prossimo incontro?
Un nuovo tavolo di verifica al MIMIT e stato fissato per il 29 ottobre 2026, per fare il punto sull’attuazione degli impegni assunti.

La vicenda di Ceramica Dolomite conferma quanto i tavoli ministeriali al MIMIT restino uno strumento centrale per accompagnare i percorsi di sviluppo industriale delle imprese manifatturiere italiane, in un momento in cui molte realta del comparto guardano anche a strumenti di finanza agevolata e bandi a sportello per sostenere investimenti, innovazione e mantenimento occupazionale. Per le aziende interessate a orientarsi tra le opportunita di contributi e agevolazioni disponibili, Click Day Italia resta a disposizione per una valutazione delle misure piu adatte al proprio piano di sviluppo.

Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo.

Settembre 13, 2026/0 Commenti/da clickdayitalia
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