La Transizione 5.0 iperammortamento 2026 registra un avvio in forte accelerazione: quasi 15mila richieste al GSE per un valore complessivo di 4,75 miliardi di euro di investimenti, comunicati tra il 12 giugno e il 13 agosto 2026. I dati aggiornati, elaborati da PMI.it su fonti GSE e MIMIT, fotografano lo stato di avanzamento della misura e chiariscono come leggere la capienza residua rispetto ai 9,8 miliardi di euro complessivamente associati al nuovo Piano. Un quadro essenziale per le PMI che stanno valutando investimenti in beni strumentali digitali nel secondo semestre 2026.
Il monitoraggio MEF sul nuovo Piano
Il regime dell’iperammortamento 2026 funziona in modo strutturalmente diverso rispetto al precedente credito d’imposta Transizione 5.0 esaurito nel 2025. La disciplina, introdotta dall’articolo 1, comma 436, della Legge n. 199/2025, affida il controllo degli oneri al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che utilizza le informazioni trasmesse da GSE e MIMIT per verificare l’andamento degli effetti finanziari rispetto alle previsioni.
Il punto critico per le imprese è questo: il nuovo Piano non dispone di un contatore pubblico delle risorse residue. Non è possibile sottrarre le prenotazioni GSE ai 9,8 miliardi indicati per il Piano e ottenere automaticamente la capienza rimasta. Per conoscere la pressione effettiva sulla misura servono i dati sugli investimenti completati, le maggiorazioni riconosciute, la distribuzione tra gli scaglioni e gli effetti fiscali stimati dal monitoraggio ministeriale. In caso di scostamenti significativi rispetto alle previsioni, la norma rinvia ai commi 12-bis/12-quater dell’articolo 17 della Legge n. 196/2009 sulla contabilità pubblica.
Sul piano operativo, le imprese con posizioni pregresse legate al vecchio Piano Transizione 5.0 continuano a seguire una disciplina separata rispetto ai nuovi investimenti agevolati con iperammortamento: le due misure convivono per le pratiche ammissibili già avviate prima dell’esaurimento della dotazione 2025.
I fondi prenotati al GSE: i numeri al 13 agosto 2026
La crescita del volume di domande presentato al GSE è stata particolarmente rapida. Il MIMIT aveva rilevato 3.355 prenotazioni per oltre 1,25 miliardi di euro già nei primi dieci giorni dall’apertura della piattaforma (12 giugno 2026). Entro il 13 agosto il valore totale degli investimenti comunicati ha raggiunto i 4,75 miliardi di euro, con quasi 15mila richieste complessive.
Il costo medio indicativo per richiesta si colloca intorno a 317mila euro, anche se questo valore aggregato va letto con cautela: una stessa impresa può presentare più comunicazioni e gli importi possono evolvere nel corso dell’iter. La variabile decisiva per misurare l’utilizzo reale della Transizione 5.0 nel 2026 sarà il valore degli investimenti completati e riconosciuti dal GSE a livello di comunicazione finale, non quello delle prenotazioni iniziali.
Metà degli investimenti già confermati al GSE
Dei 4,75 miliardi comunicati, circa 2,27 miliardi di euro hanno già raggiunto la fase di conferma, pari a poco meno del 48% del totale. È il dato più utile per distinguere i progetti ancora nella fase iniziale da quelli per i quali l’impresa ha già compiuto atti economici concreti.
La conferma al GSE non è un passaggio formale: l’articolo 3 del Decreto interministeriale MIMIT-MEF del 7 maggio 2026 richiede esplicitamente l’indicazione degli ordini accettati dal venditore e il pagamento di un acconto almeno pari al 20% del costo di acquisizione di ciascun bene. Applicando questa percentuale minima ai 2,27 miliardi, si ottiene un ordine di grandezza di circa 454 milioni di euro di acconti già versati. Le comunicazioni preventive valgono invece circa 2,96 miliardi di euro, con circa 485 milioni riferiti a 1.297 imprese già in fase di conferma. Per il leasing finanziario, la disciplina GSE prevede modalità specifiche legate alla stipula del contratto e all’impegno assunto dalla società concedente.
La composizione delle richieste presenta una concentrazione eccezionalmente elevata: circa il 98% degli investimenti riguarda beni materiali digitali. Applicando la percentuale ai 4,75 miliardi complessivi, si ottiene un valore indicativo nell’ordine di 4,65 miliardi concentrati sulla componente hardware/digitale. Software e investimenti energetici assorbono quindi una quota residuale delle richieste presentate in questa prima fase.
I software industriali ammessi all’iperammortamento seguono i requisiti dell’Allegato V alla Legge n. 199/2025. Il dato del 98% fornisce anche una chiave per interpretare il costo futuro della misura: la distribuzione degli investimenti per tipologia di bene, importo e anno di completamento determinerà il profilo delle maggiorazioni fiscali e quindi l’andamento degli oneri sottoposti al monitoraggio MEF.
Come si misura la capienza della misura da 9,8 miliardi
Il punto cruciale da comprendere è che i 4,75 miliardi comunicati al GSE e i 9,8 miliardi associati dal MIMIT al nuovo Piano appartengono a due piani contabili differenti. I primi rappresentano il costo degli investimenti industriali; i secondi rappresentano l’onere fiscale stimato per lo Stato, che deriva dalla maggiore deduzione prodotta dall’iperammortamento.
Un esempio pratico chiarisce la differenza: su un bene agevolabile del costo di 1 milione di euro, compreso interamente nel primo scaglione, la maggiorazione del 180% genera 1,8 milioni di euro di deduzione aggiuntiva. Per una società soggetta a IRES al 24%, con reddito imponibile sufficiente, la maggiore deduzione può produrre nel tempo un risparmio IRES nominale di circa 432mila euro. Il beneficio viene distribuito lungo il piano di ammortamento e il risultato effettivo dipende dalla situazione fiscale specifica dell’impresa.
Questo significa che i 4,75 miliardi di investimenti registrati al GSE non possono essere sottratti dai 9,8 miliardi del Piano per determinare le risorse residue. La capienza effettiva della misura si misurerà solo attraverso il monitoraggio MEF degli oneri fiscali effettivi, non attraverso il valore nominale delle prenotazioni. Per le imprese che stanno valutando di accedere all’iperammortamento, i due articoli di riferimento pubblicati su questo sito forniscono il quadro completo: Iperammortamento 2026: Le Novità della Legge Finanziaria per le PMI e Nuova Sabatini 2026: contributo beni strumentali.
FAQ: Transizione 5.0 Iperammortamento 2026
Quante richieste sono state presentate al GSE per l’iperammortamento 2026?
Al 13 agosto 2026, il GSE ha ricevuto quasi 15mila comunicazioni per un valore complessivo di 4,75 miliardi di euro di investimenti, tra il 12 giugno e il 13 agosto 2026.
Come funziona il monitoraggio MEF per l’iperammortamento 2026?
A differenza del precedente credito d’imposta Transizione 5.0 con plafond esauribile, l’iperammortamento 2026 utilizza un sistema di monitoraggio degli oneri affidato al MEF. Non esiste un contatore pubblico delle risorse residue: la capienza si misura attraverso gli effetti fiscali stimati, non attraverso il valore nominale delle prenotazioni GSE.
Quanti investimenti hanno già raggiunto la fase di conferma al GSE?
Circa 2,27 miliardi di euro, pari a quasi il 48% del totale comunicato, hanno già raggiunto la fase di conferma al GSE al 13 agosto 2026. La conferma richiede ordini accettati e un acconto di almeno il 20% del costo del bene.
Su quali beni si concentrano gli investimenti in iperammortamento 2026?
Circa il 98% degli investimenti riguarda beni materiali digitali, per un valore indicativo di 4,65 miliardi su 4,75 miliardi totali. Software e investimenti energetici coprono la quota residua.
Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo. Fonte principale: PMI.it, articolo del 27 agosto 2026 (Anna Fabi). Dati GSE e MIMIT aggiornati al 13 agosto 2026.
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/ricerca-bandi-finanza-agevolata-1.png10241536clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-08-28 01:06:002026-08-28 05:08:34Transizione 5.0, i conti aggiornati su Iperammortamento 2026
L’iperammortamento 2026 rappresenta il principale strumento agevolativo per le imprese italiane che investono in tecnologie digitali e macchinari innovativi. Reintrodotto con la Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024) e disciplinato dal decreto attuativo MIMIT, il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0 sostituisce concettualmente il vecchio iper-ammortamento con aliquote rinnovate e un perimetro di beni agevolabili aggiornato alle esigenze della transizione digitale. Le PMI e le grandi imprese che investono in macchinari interconnessi, software avanzati e sistemi di automazione possono beneficiare di riduzioni fiscali significative, con aliquote che variano dal 15% al 35% della spesa sostenuta. Questa guida analizza nel dettaglio tutte le regole operative, i beni ammissibili, i requisiti tecnici e le procedure per accedere all’agevolazione nel corso del 2026.
Cos’è l’iperammortamento 2026
Il termine iperammortamento 2026 si riferisce al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’art. 1, commi 1051-1063 della Legge di Bilancio 2021 (L. 178/2020), prorogato e ricalibrato dalla Legge di Bilancio 2025. La misura si inserisce nel quadro del Piano Transizione 4.0 e della sua evoluzione verso il paradigma Transizione 5.0, con l’obiettivo di incentivare la digitalizzazione del tessuto produttivo nazionale. A differenza del vecchio iper-ammortamento (che operava come una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile), il meccanismo attuale funziona come un credito d’imposta diretto, utilizzabile in compensazione tramite modello F24 in tre quote annuali di pari importo.
Il decreto attuativo pubblicato dal MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) nella Gazzetta Ufficiale ha chiarito le procedure operative, i modelli di comunicazione e i termini entro cui le imprese devono completare gli investimenti e trasmettere la documentazione tecnica. Per il 2026, la normativa di riferimento comprende: Legge n. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), il decreto MIMIT sulle modalità di prenotazione e utilizzo del credito, e la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 9/E/2021 che rimane un punto di riferimento interpretativo fondamentale.
Aliquote del credito d’imposta per investimenti
Le aliquote del credito d’imposta iperammortamento 2026 sono differenziate in base alla tipologia di bene e al volume di investimento realizzato. La tabella seguente riepiloga il quadro agevolativo vigente per i beni materiali 4.0 (Allegato A alla Legge 232/2016) e i beni immateriali 4.0 (Allegato B alla stessa legge):
Tipo di bene
Fascia di investimento
Aliquota credito d’imposta
Beni materiali 4.0 (All. A)
Fino a 2,5 milioni di euro
20%
Beni materiali 4.0 (All. A)
Da 2,5 a 10 milioni di euro
10%
Beni materiali 4.0 (All. A)
Da 10 a 20 milioni di euro
5%
Beni immateriali 4.0 (All. B)
Fino a 1 milione di euro
15%
Beni strumentali ordinari (non 4.0)
Fino a 2 milioni di euro
6%
Nota: Le aliquote indicate si riferiscono al regime base introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 per il 2026. Eventuali modifiche normative intervenute con decreti successivi potrebbero variare le percentuali: si raccomanda di verificare sempre il testo aggiornato su mimit.gov.it e il portale dell’Agenzia delle Entrate. Per i soggetti che accedono alla misura nell’ambito del piano Transizione 5.0, le aliquote seguono un regime specifico e più vantaggioso, con percentuali fino al 35% per gli investimenti che conseguono una riduzione dei consumi energetici certificata.
Beni materiali agevolabili: macchinari e impianti 4.0
L’Allegato A alla Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) elenca le tipologie di beni materiali strumentali nuovi che danno diritto al credito d’imposta maggiorato per l’iperammortamento 2026. L’elenco è articolato in tre grandi categorie:
1. Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite sensori
Macchine utensili e robot per deformazione, saldatura, assemblaggio, taglio e lavorazione di materiali
Macchine per la manifattura additiva (stampanti 3D industriali)
Macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati
Magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica
Macchine per l’ispezione e la sorveglianza automatica, inclusi i sistemi di misura a coordinate e i sistemi di visione artificiale
2. Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità
Sistemi di misura a coordinate e per il testing funzionale dei prodotti finiti
Sistemi per l’ispezione e la caratterizzazione dei materiali (es. macchine radiografiche, sistemi a ultrasuoni)
Dispositivi per l’etichettatura, l’identificazione o la marcatura automatica dei prodotti con caratteristiche di integrazione con i sistemi gestionali
Componenti, sistemi e soluzioni intelligenti per la gestione, l’utilizzo efficiente e il monitoraggio dei consumi energetici e idrici
3. Dispositivi per l’interazione uomo-macchina e miglioramento ergonomico
Dispositivi wearable, display heads-up e visori per la realtà aumentata e virtuale
Interfacce uomo-macchina intelligenti, avanzate e collaboranti
Postazioni di lavoro interattive dotate di capacità di comunicazione e interazione
Un requisito trasversale fondamentale è che tutti questi beni devono essere nuovi (non ricondizionati o usati), devono essere entrati in funzione entro il periodo di imposta agevolato, e devono soddisfare i requisiti di interconnessione al sistema informativo aziendale previsti dalla normativa. Senza l’interconnessione certificata, il bene scivola nel regime ordinario dei beni strumentali con l’aliquota ridotta al 6%.
Beni immateriali agevolabili: software e sistemi digitali
L’Allegato B alla Legge 232/2016 disciplina i beni immateriali strumentali connessi all’utilizzo di tecnologie abilitanti, che accedono al credito d’imposta per l’iperammortamento 2026 con un’aliquota del 15% su un massimale di 1 milione di euro per anno di imposta. Le categorie principali sono:
Software, sistemi e piattaforme per la progettazione, definizione, pianificazione e monitoraggio di tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto (PLM – Product Lifecycle Management)
Software, sistemi e piattaforme per la progettazione e la ri-progettazione dei processi produttivi e dell’organizzazione della produzione (MES, SCADA, DCS)
Software, sistemi e piattaforme di virtual prototyping, simulazione, sperimentazione, prototipazione e testing dei prodotti
Software, sistemi e piattaforme per la gestione e il coordinamento della logistica interna ed esterna (WMS – Warehouse Management System) con elevata automazione digitale
Software e sistemi per la gestione integrata aziendale (ERP) specificamente connessi ai beni materiali 4.0 dell’Allegato A
Software, sistemi e piattaforme per monitoraggio e ottimizzazione dei consumi energetici e dell’impatto ambientale dei processi produttivi
Software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, riconducibili alla realtà aumentata (AR), realtà virtuale (VR) e realtà mista (MR)
Per i beni immateriali, la normativa richiede che il software sia funzionalmente connesso a beni materiali 4.0 già posseduti o acquistati contestualmente dall’impresa. Un ERP stand-alone senza collegamento a macchinari interconnessi, ad esempio, non rientra nell’Allegato B ma potrebbe essere agevolato nel limite ordinario. Sul tema dei crediti d’imposta per beni strumentali, la casistica interpretativa dell’Agenzia delle Entrate è ricca: la Circolare n. 9/E/2021 e le successive risposte a interpello forniscono orientamenti preziosi su casi limite.
Requisiti di interconnessione e perizia tecnica
Il requisito dell’interconnessione al sistema informatico di fabbrica o della rete di fornitura è la condizione sine qua non per accedere alle aliquote maggiorate dell’iperammortamento 2026. La macchina o il sistema deve essere in grado di scambiare informazioni bidirezionalmente con i sistemi IT aziendali (MES, ERP, SCADA) o con la rete di fornitura (sistemi del fornitore, clienti). L’interconnessione deve avvenire tramite protocolli standardizzati (OPC UA, MQTT, REST API, etc.) e non attraverso interfacce proprietarie chiuse.
Per certificare il possesso dei requisiti tecnici richiesti dall’Allegato A, l’impresa deve acquisire una delle seguenti documentazioni:
Perizia tecnica asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritto al rispettivo albo professionale, ovvero da un ente di certificazione accreditato
Attestato di conformità rilasciato da enti di certificazione accreditati ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021, per i beni il cui costo unitario di acquisizione supera i 300.000 euro
Dichiarazione resa dal legale rappresentante dell’impresa ai sensi del DPR 445/2000 per i beni di costo unitario inferiore a 300.000 euro
La perizia o la dichiarazione deve attestare che il bene possiede tutte le caratteristiche tecniche previste dall’Allegato A e che è interconnesso al sistema informativo aziendale. Questo documento deve essere acquisito entro il periodo di imposta in cui si effettua l’investimento, anche se il bene entra in funzione in un momento successivo (purché entro il termine di consegna e messa in servizio). La mancanza o l’incompletezza della perizia è uno dei principali motivi di disconoscimento del credito in sede di controllo fiscale.
Massimali di investimento e plafond 2026
L’iperammortamento 2026 prevede un sistema di massimali di investimento differenziati per fascia, con aliquote decrescenti al crescere della spesa. La tabella completa dei plafond aggiornata alla normativa vigente è la seguente:
Categoria bene
Plafond annuo massimo
Credito max ottenibile
Beni materiali 4.0 (fascia I)
2.500.000 euro
500.000 euro (20%)
Beni materiali 4.0 (fascia II)
10.000.000 euro
750.000 euro (10% su 7,5M)
Beni materiali 4.0 (fascia III)
20.000.000 euro
500.000 euro (5% su 10M)
Beni immateriali 4.0
1.000.000 euro
150.000 euro (15%)
Beni strumentali ordinari
2.000.000 euro
120.000 euro (6%)
Il credito massimo cumulabile per un’impresa che investe nell’intera fascia dei beni materiali 4.0 ammonta a 1.750.000 euro (500.000 + 750.000 + 500.000), cui si può aggiungere fino a 150.000 euro per beni immateriali, per un totale teorico di 1.900.000 euro di credito d’imposta. Si tratta di cifre rilevanti che giustificano ampiamente il ricorso a consulenti specializzati in finanza agevolata per massimizzare il beneficio fiscale nell’ambito di piani di investimento pluriennali. Le piccole e medie imprese che pianificano investimenti in macchinari e impianti troveranno nell’iperammortamento uno degli strumenti più efficaci per ridurre il costo netto degli investimenti in tecnologia 4.0.
Procedura di accesso al credito d’imposta
La procedura per accedere all’iperammortamento 2026 non prevede una domanda preventiva né un click day, ma segue un meccanismo di utilizzo diretto in compensazione tramite modello F24, previa comunicazione al MIMIT. I passaggi operativi sono:
Pianificazione dell’investimento: individuazione dei beni agevolabili, verifica della conformità ai requisiti tecnici dell’Allegato A o B, e stima del credito d’imposta atteso
Ordine e accettazione: emissione dell’ordine di acquisto e versamento dell’acconto (almeno il 20% del valore) entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento, per “prenotare” il credito anche se la consegna avviene nell’anno successivo
Entrata in funzione: il bene deve essere messo in esercizio e interconnesso entro il 31 dicembre del periodo d’imposta agevolato (o, nel caso della prenotazione, entro il 30 giugno dell’anno successivo)
Acquisizione della perizia tecnica: ottenimento dell’attestazione tecnica (perizia asseverata o dichiarazione sostitutiva) che certifica le caratteristiche 4.0 e l’interconnessione
Comunicazione al MIMIT: trasmissione telematica del modello di comunicazione ex ante e/o ex post secondo le modalità previste dal decreto attuativo, con indicazione del valore degli investimenti per tipologia
Utilizzo in compensazione: a partire dall’anno di entrata in funzione del bene, il credito d’imposta è utilizzabile in tre quote annuali costanti tramite modello F24, indicando il codice tributo specifico istituito dall’Agenzia delle Entrate
Un aspetto critico riguarda la riduzione del credito in caso di cessione o delocalizzazione del bene: se entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di entrata in funzione il bene agevolato viene ceduto a titolo oneroso o destinato a strutture produttive ubicate all’estero, il credito d’imposta è ridotto corrispondentemente e l’impresa deve restituire la quota eccedente, maggiorata degli interessi. Questo vincolo di permanenza aziendale è fondamentale nella pianificazione degli investimenti a medio-lungo termine.
Domande frequenti sull’iperammortamento 2026
Chi puo beneficiare dell’iperammortamento 2026?
Possono accedere all’iperammortamento 2026 tutte le imprese residenti in Italia (o con stabile organizzazione nel territorio), indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico e dal regime contabile adottato. Sono esclusi i professionisti e i soggetti in regime forfettario che non producono reddito d’impresa. Non esistono limiti dimensionali: possono accedervi sia le microimprese che le grandi imprese.
Quali beni devono essere ‘nuovi’ per rientrare nell’agevolazione?
Il requisito di novita si riferisce allo stato del bene al momento dell’acquisto: deve essere acquistato come nuovo dal produttore o dal rivenditore. Non sono agevolabili beni usati, ricondizionati o ex-demo. E’ tuttavia possibile che i macchinari siano su misura e costruiti appositamente per l’impresa acquirente. La novita deve essere attestata dalla documentazione commerciale (fattura, contratto di acquisto).
Come avviene la ‘prenotazione’ del credito per beni non ancora consegnati?
Se entro il 31 dicembre 2026 l’impresa ha emesso un ordine vincolante e versato un acconto pari ad almeno il 20% del valore del bene, il credito d’imposta viene ‘prenotato’ per quell’anno anche se la consegna e l’interconnessione avvengono nel primo semestre del 2027 (entro il 30 giugno). Questo meccanismo consente di sfruttare le aliquote e i massimali del 2026 anche per beni con tempi di fornitura piu lunghi.
Il credito d’imposta e cumulabile con altri incentivi?
Il credito d’imposta iperammortamento 2026 e in linea di principio cumulabile con altri incentivi, a condizione che la cumulazione non porti al superamento del costo sostenuto. Non e invece cumulabile con gli incentivi Transizione 5.0 (D.L. 19/2024) per le stesse voci di spesa: l’impresa deve scegliere tra i due regimi per ciascun investimento. La cumulabilita con la Nuova Sabatini e soggetta a specifiche condizioni che variano in base alla tipologia di investimento.
Cosa succede se il bene viene ceduto prima dei 5 anni?
In caso di cessione a titolo oneroso, destinazione a strutture estere o dismissione prima del 31 dicembre del quinto anno successivo all’entrata in funzione, il credito d’imposta residuo non ancora fruito decade e la quota gia utilizzata deve essere restituita, maggiorata degli interessi legali. E’ quindi fondamentale pianificare attentamente la durata degli asset prima di procedere con l’investimento agevolato.
L’iperammortamento 2026 conferma la centralita degli incentivi fiscali per la digitalizzazione e l’automazione delle imprese italiane. Con aliquote fino al 20% per i beni materiali 4.0 e procedure relativamente snelle rispetto ad altri strumenti agevolativi, rappresenta uno strumento da considerare in qualsiasi piano di investimento in macchinari e software. Le PMI con programmi di rinnovamento del parco macchine trovano nell’iperammortamento una leva finanziaria concreta, integrabile con altre misure come la Nuova Sabatini per il finanziamento dell’investimento e il piano Transizione 5.0 per le aziende che puntano anche sull’efficienza energetica. Per una valutazione puntuale degli investimenti agevolabili nel contesto specifico della propria azienda, si raccomanda di consultare le fonti ufficiali: mimit.gov.it, il portale dell’Agenzia delle Entrate e la Gazzetta Ufficiale per i decreti attuativi.
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg6111068clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-05-06 13:19:342026-05-06 07:53:36Iperammortamento 2026: tutte le regole e gli investimenti agevolabili
Il decreto attuativo del MIMIT sull’Iperammortamento 2026 è finalmente ufficiale. Dopo mesi di attesa da parte delle PMI italiane, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato il provvedimento che definisce nel dettaglio le aliquote di maggiorazione, le procedure di accesso e le scadenze operative per la nuova misura prevista dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 207/2025). Si tratta di uno degli incentivi più attesi dell’anno per le imprese che investono in beni strumentali 4.0 e tecnologie innovative.
Cos’è l’Iperammortamento 2026 e perché è diverso
L’Iperammortamento 2026 è la misura che reintroduce — in forma rinnovata — la maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile per gli investimenti in beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati. Lo strumento era stato originariamente introdotto dalla Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) come evoluzione del superammortamento e poi progressivamente sostituito dal credito d’imposta Industria 4.0 / Transizione 4.0.
La Legge di Bilancio 2026 ha deciso di ripristinare lo strumento dell’ammortamento maggiorato — invece del credito d’imposta — con una logica diversa: anziché un rimborso cash sul credito d’imposta, il beneficio si traduce in una deduzione aggiuntiva dal reddito imponibile, con effetti sull’IRES (o IRPEF per le imprese in contabilità ordinaria). Questo cambiamento di approccio risponde anche a esigenze di sostenibilità della spesa pubblica, riducendo l’esborso immediato per l’Erario.
Rispetto al precedente Iperammortamento (2017-2019), la versione 2026 presenta aliquote ridimensionate ma una platea potenzialmente più ampia, con procedure semplificate e un sistema di prenotazione più snello. L’obiettivo dichiarato del Governo è sostenere la digitalizzazione e l’innovazione delle PMI italiane nel contesto della competitività europea.
Il decreto attuativo MIMIT: cosa prevede
Il decreto attuativo del MIMIT — il Ministero delle Imprese e del Made in Italy — definisce le modalità operative per accedere all’Iperammortamento 2026. Il provvedimento completa il quadro normativo avviato dalla Legge di Bilancio 2026 e fornisce le istruzioni tecniche che imprese e professionisti attendevano per poter pianificare gli investimenti.
I principali contenuti del decreto riguardano:
Definizione puntuale dei beni agevolabili con riferimento agli Allegati A e B della L. 232/2016 aggiornati
Aliquote di maggiorazione per scaglioni di investimento (con dettaglio per beni materiali e immateriali)
Modalità di accesso: procedura valutativa o sportello (a seconda del plafond disponibile)
Obblighi documentali: perizia tecnica asseverata o attestato di conformità per investimenti sopra soglia
Interconnessione: requisiti tecnici di interconnessione al sistema aziendale
Cumulabilità con altri incentivi (Nuova Sabatini, crediti R&S, ecc.)
Modalità di fruizione del beneficio nella dichiarazione dei redditi
Il decreto è stato firmato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy e sarà registrato dalla Corte dei Conti prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le imprese possono già iniziare a pianificare gli investimenti sulla base delle aliquote pubblicate, anche se la decorrenza ufficiale per gli investimenti agevolabili segue quanto previsto dalla norma primaria (L. 207/2025).
Aliquote e scaglioni di investimento
Il cuore del decreto attuativo è la definizione delle aliquote di maggiorazione applicabili agli investimenti in beni Industria 4.0. Le aliquote sono strutturate a scaglioni progressivi: più alto è il valore dell’investimento, minore è la percentuale di maggiorazione applicabile alla quota eccedente.
Di seguito la tabella riassuntiva per i beni materiali (Allegato A):
Scaglione di investimento
Aliquota di maggiorazione
Effetto sul costo fiscale
Fino a 2,5 milioni di euro
20%
Costo deducibile = investimento × 1,20
Da 2,5 a 10 milioni di euro
10%
Quota eccedente × 1,10
Da 10 a 20 milioni di euro
5%
Quota eccedente × 1,05
Oltre 20 milioni di euro
0% (nessuna maggiorazione)
Ammortamento ordinario
Per i beni immateriali (Allegato B) — software, sistemi MES, ERP, piattaforme IIoT — le aliquote sono le seguenti:
Scaglione di investimento
Aliquota di maggiorazione
Fino a 1 milione di euro
15%
Da 1 a 5 milioni di euro
7%
Oltre 5 milioni di euro
0% (nessuna maggiorazione)
Nota importante: l’agevolazione sui beni immateriali è accessibile solo alle imprese che hanno già effettuato — nello stesso periodo d’imposta — investimenti in beni materiali dell’Allegato A. Questo requisito di connessione mantiene la coerenza con l’impianto originario della norma Industria 4.0.
Beni agevolabili: Allegato A e Allegato B
L’Iperammortamento 2026 si applica agli investimenti in beni strumentali nuovi ricompresi nell’Allegato A e nell’Allegato B della Legge 232/2016, così come aggiornati dalla normativa successiva. Non tutti i beni strumentali sono agevolabili: è necessario che i beni soddisfino specifici requisiti tecnologici.
Allegato A — Beni materiali strumentali innovativi:
Macchine utensili e robot ad alto contenuto tecnologico e controllo numerico
Sistemi di produzione flessibile e isole robotizzate
Magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi di gestione della produzione
Apparecchiature di ispezione qualità e collaudo ad alta velocità
Dispositivi per l’interazione uomo-macchina (cobots, esoscheletri)
Additive manufacturing (stampanti 3D industriali)
Macchine per la manifattura additiva e sottrattiva avanzata
Allegato B — Beni immateriali (software e sistemi digitali):
Software MES (Manufacturing Execution System)
ERP e sistemi gestionali integrati con la produzione
Piattaforme IIoT (Industrial Internet of Things)
Software per la simulazione virtuale di processi e prodotti
Sistemi di cybersecurity per ambienti OT (Operational Technology)
Piattaforme di realtà aumentata/virtuale per la produzione
Il requisito fondamentale per tutti i beni è l’interconnessione al sistema informativo aziendale secondo gli standard previsti dal Piano Industria 4.0. Per investimenti superiori a 300.000 euro, è necessaria una perizia tecnica asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritto all’albo, oppure un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.
Come accedere: procedura e prenotazione
A differenza del vecchio credito d’imposta Transizione 4.0 — che si fruiva in automatico senza comunicazioni preventive — l’Iperammortamento 2026 prevede una procedura di prenotazione che le imprese devono seguire per accedere al beneficio. Questo meccanismo è stato introdotto per monitorare l’utilizzo del plafond disponibile ed evitare sorprese in fase di dichiarazione dei redditi.
Passi operativi per accedere all’Iperammortamento 2026:
Comunicazione preventiva al MIMIT: prima dell’effettivo investimento (o contestualmente all’ordine/contratto), le imprese devono trasmettere una comunicazione tramite il portale dedicato del MIMIT indicando il tipo di bene, il valore stimato e la data prevista di consegna
Acquisizione del bene: l’investimento deve essere effettuato entro i termini previsti (interconnessione inclusa)
Perizia/attestato di conformità (per investimenti superiori a 300.000 euro): deve essere acquisita entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo di effettuazione dell’investimento
Comunicazione di completamento: trasmissione al MIMIT della conferma di avvenuto investimento e interconnessione
Fruizione in dichiarazione dei redditi: la maggiorazione si applica direttamente in UNICO/Redditi come variazione in diminuzione del reddito imponibile
Il decreto chiarisce anche le modalità di accesso al portale MIMIT tramite SPID o CIE aziendale, e i formati accettati per la documentazione tecnica. Le imprese con volume di affari superiore a 10 milioni di euro sono obbligate a inviare la documentazione in formato digitale firmato con firma elettronica qualificata.
Confronto con Transizione 5.0 e Industria 4.0
Per le imprese che hanno utilizzato i precedenti strumenti agevolativi, è fondamentale capire le differenze tra l’Iperammortamento 2026 e le misure precedenti (Transizione 4.0, Transizione 5.0).
Caratteristica
Iperammortamento 2026
Transizione 4.0 (credito d’imposta)
Transizione 5.0 (2024-2025)
Tipo di beneficio
Maggiorazione costo deducibile
Credito d’imposta
Credito d’imposta
Effetto finanziario
Minore IRES/IRPEF sul reddito
Credito utilizzabile in compensazione F24
Credito utilizzabile in compensazione F24
Aliquota massima
20% (beni materiali)
40% (beni materiali ≤ 2,5M)
45% (riduzione energetica ≥ 10%)
Prenotazione obbligatoria
Sì
No (comunicazione a consuntivo)
Sì (GSE)
Requisito energetico
No
No
Sì (riduzione consumi obbligatoria)
Beni software (Allegato B)
Sì (se correlati a beni materiali)
Sì
Sì
Cumulabilità
Sì (con limiti)
Parziale
Limitata
Punto chiave: l’Iperammortamento 2026 è meno conveniente di Transizione 4.0 in termini di aliquota, ma è più accessibile per le imprese che non riescono a soddisfare i requisiti energetici di Transizione 5.0 (che ha visto peraltro l’esaurimento delle risorse disponibili nel 2026). Per una PMI manifatturiera con investimenti tipici tra 200.000 e 2 milioni di euro, l’Iperammortamento 2026 rimane uno strumento concreto e praticabile.
Esempi pratici di calcolo del beneficio
Per capire concretamente il vantaggio fiscale dell’Iperammortamento 2026, ecco tre esempi pratici su investimenti di diversa entità.
Esempio 1 — PMI piccola, investimento da 500.000 euro (robot saldatore CNC)
Valore investimento: 500.000 euro
Aliquota applicabile: 20% (scaglione fino a 2,5M)
Maggiorazione: 500.000 × 20% = 100.000 euro
Costo totale deducibile: 600.000 euro (invece di 500.000)
Risparmio fiscale netto (aliquota IRES 24%): 24.000 euro
Esempio 2 — PMI media, investimento da 3 milioni di euro (linea automatizzata)
Primi 2,5M: maggiorazione al 20% = 500.000 euro
Quota eccedente (500.000 euro): maggiorazione al 10% = 50.000 euro
Maggiorazione totale: 550.000 euro
Costo totale deducibile: 3.550.000 euro
Risparmio fiscale netto (IRES 24%): 132.000 euro
Esempio 3 — Grande impresa, investimento da 12 milioni di euro (impianto Industry 4.0)
Primi 2,5M: maggiorazione al 20% = 500.000 euro
Da 2,5M a 10M (7,5M): maggiorazione al 10% = 750.000 euro
Da 10M a 12M (2M): maggiorazione al 5% = 100.000 euro
Maggiorazione totale: 1.350.000 euro
Risparmio fiscale netto (IRES 24%): 324.000 euro
Come si vede dagli esempi, il beneficio è più efficiente per investimenti di piccolo-medio taglio (sotto i 2,5 milioni di euro), dove si applica l’aliquota massima del 20%. Per investimenti più grandi, le aliquote decrescenti riducono l’efficienza marginale del beneficio.
Timeline operativa e scadenze
La gestione tempistica è fondamentale per non perdere il beneficio. Ecco la timeline operativa per l’Iperammortamento 2026:
Data / Periodo
Attività
Soggetto responsabile
1° gennaio 2026
Decorrenza della misura (investimenti agevolabili da questa data)
—
Maggio 2026
Pubblicazione decreto attuativo MIMIT e apertura portale prenotazioni
MIMIT
Entro 30 giorni dall’ordine
Comunicazione preventiva al MIMIT tramite portale
Impresa
Entro 31 dicembre 2026
Termine per effettuare l’investimento (consegna del bene)
Impresa
Entro 30 giugno 2027
Termine prorogato per beni con acconto ≥ 20% entro il 31/12/2026
Impresa
Entro la dichiarazione redditi 2026
Acquisizione perizia/attestato di conformità (inv. >300.000 euro)
Perito/Ente accreditato
In UNICO/Redditi 2026
Prima fruizione della maggiorazione in dichiarazione
Commercialista/Impresa
Attenzione: la comunicazione preventiva al MIMIT non è solo formale — serve a prenotare il plafond. Se le risorse disponibili si esauriscono prima della chiusura dell’anno, le prenotazioni tardive potrebbero non trovare copertura. Si raccomanda quindi di inviare la comunicazione il prima possibile dopo aver deciso l’investimento.
Cosa fare ora: guida per le PMI
Ora che il decreto attuativo è ufficiale, le PMI italiane devono muoversi rapidamente per non perdere l’opportunità. Ecco un piano d’azione concreto in 5 passi:
Verifica degli investimenti pianificati: analizza il piano degli investimenti 2026 e identifica i beni strumentali che rientrano nell’Allegato A o B della L. 232/2016. Consulta il tuo commercialista o consulente di finanza agevolata per la verifica di ammissibilità
Quantifica il beneficio atteso: utilizza le aliquote del decreto per calcolare il risparmio fiscale atteso (vedi esempi sopra). Questo ti permetterà di valutare se conviene anticipare o posticipare investimenti già programmati
Verifica i requisiti tecnici: assicurati che i beni da acquistare soddisfino i requisiti di interconnessione e che il fornitore sia in grado di rilasciare la documentazione tecnica necessaria
Registrati sul portale MIMIT: accedi al portale del Ministero con SPID o CIE aziendale e completa la procedura di registrazione per poter inviare la comunicazione preventiva
Invia la comunicazione preventiva: una volta firmato l’ordine o il contratto di acquisto, invia immediatamente la comunicazione al MIMIT per prenotare il plafond disponibile
Agenzia delle Entrate (per le istruzioni sulla fruizione in dichiarazione dei redditi)
Legge 207/2025 (Legge di Bilancio 2026), articoli di riferimento sull’ammortamento maggiorato
Domande frequenti sull’Iperammortamento 2026
L’Iperammortamento 2026 è cumulabile con la Nuova Sabatini?
Sì, l’Iperammortamento 2026 è cumulabile con la Nuova Sabatini, poiché i due strumenti intervengono su aspetti diversi (la Sabatini sul finanziamento, l’Iperammortamento sulla deducibilità fiscale). Tuttavia, occorre verificare che il bene agevolato rispetti i requisiti di entrambe le misure. Si consiglia sempre una verifica con un consulente di finanza agevolata prima di procedere.
Un’impresa in regime forfettario può accedere all’Iperammortamento 2026?
No. Il regime forfettario è incompatibile con l’Iperammortamento 2026, poiché le imprese in forfettario determinano il reddito con un coefficiente di redditività e non effettuano ammortamenti fiscali. La misura è riservata a imprese che determinano il reddito in modo analitico (contabilità ordinaria o semplificata con rilevazione delle immobilizzazioni).
È necessaria la perizia tecnica per tutti gli investimenti?
No. La perizia tecnica asseverata (o l’attestato di conformità) è obbligatoria solo per investimenti superiori a 300.000 euro. Per investimenti di importo inferiore è sufficiente una dichiarazione del legale rappresentante dell’impresa che attesti il rispetto dei requisiti tecnici previsti dall’Allegato A o B.
Cosa succede se il bene viene ceduto prima della fine del piano di ammortamento?
In caso di cessione anticipata del bene agevolato entro il periodo d’imposta successivo a quello di effettuazione dell’investimento, il beneficio decade e l’impresa deve restituire la maggiorazione fruita, con applicazione di sanzioni e interessi. È quindi essenziale pianificare correttamente gli investimenti prima di accedere all’agevolazione.
L’Iperammortamento 2026 vale anche per i beni usati?
No. L’agevolazione è riservata esclusivamente a beni strumentali NUOVI. I beni usati, ricondizionati o rigenerati non sono ammissibili, anche se tecnologicamente avanzati. Il requisito della novità del bene è espressamente previsto dalla norma primaria (L. 207/2025) e confermato dal decreto attuativo MIMIT.
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Transizione 5.0 nel 2026: credito d'imposta industria, requisiti e calcolo investimentoIl Piano Transizione 5.0 rappresenta l'evoluzione del sistema di incentivi alle imprese italiane per la digitalizzazione e la transizione energetica.…
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Indice dei contenutiCos'è l'Iperammortamento 2026 e perché è diversoIl decreto attuativo MIMIT: cosa prevedeAliquote e scaglioni di investimentoBeni agevolabili: Allegato A e Allegato BCome accedere: procedura e prenotazioneConfronto…
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg6111068clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-05-05 11:22:322026-05-05 06:11:19Iperammortamento 2026: decreto attuativo MIMIT ufficiale con aliquote, procedure e scadenze
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La Transizione 5.0 iperammortamento 2026 registra un avvio in forte accelerazione: quasi 15mila richieste al GSE per un valore complessivo di 4,75 miliardi di euro di investimenti, comunicati tra il 12 giugno e il 13 agosto 2026. I dati aggiornati, elaborati da PMI.it su fonti GSE e MIMIT, fotografano lo stato di avanzamento della misura e chiariscono come leggere la capienza residua rispetto ai 9,8 miliardi di euro complessivamente associati al nuovo Piano. Un quadro essenziale per le PMI che stanno valutando investimenti in beni strumentali digitali nel secondo semestre 2026.
Il monitoraggio MEF sul nuovo Piano
Il regime dell’iperammortamento 2026 funziona in modo strutturalmente diverso rispetto al precedente credito d’imposta Transizione 5.0 esaurito nel 2025. La disciplina, introdotta dall’articolo 1, comma 436, della Legge n. 199/2025, affida il controllo degli oneri al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che utilizza le informazioni trasmesse da GSE e MIMIT per verificare l’andamento degli effetti finanziari rispetto alle previsioni.
Il punto critico per le imprese è questo: il nuovo Piano non dispone di un contatore pubblico delle risorse residue. Non è possibile sottrarre le prenotazioni GSE ai 9,8 miliardi indicati per il Piano e ottenere automaticamente la capienza rimasta. Per conoscere la pressione effettiva sulla misura servono i dati sugli investimenti completati, le maggiorazioni riconosciute, la distribuzione tra gli scaglioni e gli effetti fiscali stimati dal monitoraggio ministeriale. In caso di scostamenti significativi rispetto alle previsioni, la norma rinvia ai commi 12-bis/12-quater dell’articolo 17 della Legge n. 196/2009 sulla contabilità pubblica.
Sul piano operativo, le imprese con posizioni pregresse legate al vecchio Piano Transizione 5.0 continuano a seguire una disciplina separata rispetto ai nuovi investimenti agevolati con iperammortamento: le due misure convivono per le pratiche ammissibili già avviate prima dell’esaurimento della dotazione 2025.
I fondi prenotati al GSE: i numeri al 13 agosto 2026
La crescita del volume di domande presentato al GSE è stata particolarmente rapida. Il MIMIT aveva rilevato 3.355 prenotazioni per oltre 1,25 miliardi di euro già nei primi dieci giorni dall’apertura della piattaforma (12 giugno 2026). Entro il 13 agosto il valore totale degli investimenti comunicati ha raggiunto i 4,75 miliardi di euro, con quasi 15mila richieste complessive.
Il costo medio indicativo per richiesta si colloca intorno a 317mila euro, anche se questo valore aggregato va letto con cautela: una stessa impresa può presentare più comunicazioni e gli importi possono evolvere nel corso dell’iter. La variabile decisiva per misurare l’utilizzo reale della Transizione 5.0 nel 2026 sarà il valore degli investimenti completati e riconosciuti dal GSE a livello di comunicazione finale, non quello delle prenotazioni iniziali.
Metà degli investimenti già confermati al GSE
Dei 4,75 miliardi comunicati, circa 2,27 miliardi di euro hanno già raggiunto la fase di conferma, pari a poco meno del 48% del totale. È il dato più utile per distinguere i progetti ancora nella fase iniziale da quelli per i quali l’impresa ha già compiuto atti economici concreti.
La conferma al GSE non è un passaggio formale: l’articolo 3 del Decreto interministeriale MIMIT-MEF del 7 maggio 2026 richiede esplicitamente l’indicazione degli ordini accettati dal venditore e il pagamento di un acconto almeno pari al 20% del costo di acquisizione di ciascun bene. Applicando questa percentuale minima ai 2,27 miliardi, si ottiene un ordine di grandezza di circa 454 milioni di euro di acconti già versati. Le comunicazioni preventive valgono invece circa 2,96 miliardi di euro, con circa 485 milioni riferiti a 1.297 imprese già in fase di conferma. Per il leasing finanziario, la disciplina GSE prevede modalità specifiche legate alla stipula del contratto e all’impegno assunto dalla società concedente.
La composizione delle richieste presenta una concentrazione eccezionalmente elevata: circa il 98% degli investimenti riguarda beni materiali digitali. Applicando la percentuale ai 4,75 miliardi complessivi, si ottiene un valore indicativo nell’ordine di 4,65 miliardi concentrati sulla componente hardware/digitale. Software e investimenti energetici assorbono quindi una quota residuale delle richieste presentate in questa prima fase.
I software industriali ammessi all’iperammortamento seguono i requisiti dell’Allegato V alla Legge n. 199/2025. Il dato del 98% fornisce anche una chiave per interpretare il costo futuro della misura: la distribuzione degli investimenti per tipologia di bene, importo e anno di completamento determinerà il profilo delle maggiorazioni fiscali e quindi l’andamento degli oneri sottoposti al monitoraggio MEF.
Come si misura la capienza della misura da 9,8 miliardi
Il punto cruciale da comprendere è che i 4,75 miliardi comunicati al GSE e i 9,8 miliardi associati dal MIMIT al nuovo Piano appartengono a due piani contabili differenti. I primi rappresentano il costo degli investimenti industriali; i secondi rappresentano l’onere fiscale stimato per lo Stato, che deriva dalla maggiore deduzione prodotta dall’iperammortamento.
Un esempio pratico chiarisce la differenza: su un bene agevolabile del costo di 1 milione di euro, compreso interamente nel primo scaglione, la maggiorazione del 180% genera 1,8 milioni di euro di deduzione aggiuntiva. Per una società soggetta a IRES al 24%, con reddito imponibile sufficiente, la maggiore deduzione può produrre nel tempo un risparmio IRES nominale di circa 432mila euro. Il beneficio viene distribuito lungo il piano di ammortamento e il risultato effettivo dipende dalla situazione fiscale specifica dell’impresa.
Questo significa che i 4,75 miliardi di investimenti registrati al GSE non possono essere sottratti dai 9,8 miliardi del Piano per determinare le risorse residue. La capienza effettiva della misura si misurerà solo attraverso il monitoraggio MEF degli oneri fiscali effettivi, non attraverso il valore nominale delle prenotazioni. Per le imprese che stanno valutando di accedere all’iperammortamento, i due articoli di riferimento pubblicati su questo sito forniscono il quadro completo: Iperammortamento 2026: Le Novità della Legge Finanziaria per le PMI e Nuova Sabatini 2026: contributo beni strumentali.
FAQ: Transizione 5.0 Iperammortamento 2026
Quante richieste sono state presentate al GSE per l’iperammortamento 2026?
Al 13 agosto 2026, il GSE ha ricevuto quasi 15mila comunicazioni per un valore complessivo di 4,75 miliardi di euro di investimenti, tra il 12 giugno e il 13 agosto 2026.
Come funziona il monitoraggio MEF per l’iperammortamento 2026?
A differenza del precedente credito d’imposta Transizione 5.0 con plafond esauribile, l’iperammortamento 2026 utilizza un sistema di monitoraggio degli oneri affidato al MEF. Non esiste un contatore pubblico delle risorse residue: la capienza si misura attraverso gli effetti fiscali stimati, non attraverso il valore nominale delle prenotazioni GSE.
Quanti investimenti hanno già raggiunto la fase di conferma al GSE?
Circa 2,27 miliardi di euro, pari a quasi il 48% del totale comunicato, hanno già raggiunto la fase di conferma al GSE al 13 agosto 2026. La conferma richiede ordini accettati e un acconto di almeno il 20% del costo del bene.
Su quali beni si concentrano gli investimenti in iperammortamento 2026?
Circa il 98% degli investimenti riguarda beni materiali digitali, per un valore indicativo di 4,65 miliardi su 4,75 miliardi totali. Software e investimenti energetici coprono la quota residua.
Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo. Fonte principale: PMI.it, articolo del 27 agosto 2026 (Anna Fabi). Dati GSE e MIMIT aggiornati al 13 agosto 2026.
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/ricerca-bandi-finanza-agevolata-1.png10241536clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-08-28 01:06:002026-08-28 05:08:34Transizione 5.0, i conti aggiornati su Iperammortamento 2026
L’iperammortamento 2026 rappresenta il principale strumento agevolativo per le imprese italiane che investono in tecnologie digitali e macchinari innovativi. Reintrodotto con la Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024) e disciplinato dal decreto attuativo MIMIT, il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0 sostituisce concettualmente il vecchio iper-ammortamento con aliquote rinnovate e un perimetro di beni agevolabili aggiornato alle esigenze della transizione digitale. Le PMI e le grandi imprese che investono in macchinari interconnessi, software avanzati e sistemi di automazione possono beneficiare di riduzioni fiscali significative, con aliquote che variano dal 15% al 35% della spesa sostenuta. Questa guida analizza nel dettaglio tutte le regole operative, i beni ammissibili, i requisiti tecnici e le procedure per accedere all’agevolazione nel corso del 2026.
Cos’è l’iperammortamento 2026
Il termine iperammortamento 2026 si riferisce al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’art. 1, commi 1051-1063 della Legge di Bilancio 2021 (L. 178/2020), prorogato e ricalibrato dalla Legge di Bilancio 2025. La misura si inserisce nel quadro del Piano Transizione 4.0 e della sua evoluzione verso il paradigma Transizione 5.0, con l’obiettivo di incentivare la digitalizzazione del tessuto produttivo nazionale. A differenza del vecchio iper-ammortamento (che operava come una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile), il meccanismo attuale funziona come un credito d’imposta diretto, utilizzabile in compensazione tramite modello F24 in tre quote annuali di pari importo.
Il decreto attuativo pubblicato dal MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) nella Gazzetta Ufficiale ha chiarito le procedure operative, i modelli di comunicazione e i termini entro cui le imprese devono completare gli investimenti e trasmettere la documentazione tecnica. Per il 2026, la normativa di riferimento comprende: Legge n. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), il decreto MIMIT sulle modalità di prenotazione e utilizzo del credito, e la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 9/E/2021 che rimane un punto di riferimento interpretativo fondamentale.
Aliquote del credito d’imposta per investimenti
Le aliquote del credito d’imposta iperammortamento 2026 sono differenziate in base alla tipologia di bene e al volume di investimento realizzato. La tabella seguente riepiloga il quadro agevolativo vigente per i beni materiali 4.0 (Allegato A alla Legge 232/2016) e i beni immateriali 4.0 (Allegato B alla stessa legge):
Tipo di bene
Fascia di investimento
Aliquota credito d’imposta
Beni materiali 4.0 (All. A)
Fino a 2,5 milioni di euro
20%
Beni materiali 4.0 (All. A)
Da 2,5 a 10 milioni di euro
10%
Beni materiali 4.0 (All. A)
Da 10 a 20 milioni di euro
5%
Beni immateriali 4.0 (All. B)
Fino a 1 milione di euro
15%
Beni strumentali ordinari (non 4.0)
Fino a 2 milioni di euro
6%
Nota: Le aliquote indicate si riferiscono al regime base introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 per il 2026. Eventuali modifiche normative intervenute con decreti successivi potrebbero variare le percentuali: si raccomanda di verificare sempre il testo aggiornato su mimit.gov.it e il portale dell’Agenzia delle Entrate. Per i soggetti che accedono alla misura nell’ambito del piano Transizione 5.0, le aliquote seguono un regime specifico e più vantaggioso, con percentuali fino al 35% per gli investimenti che conseguono una riduzione dei consumi energetici certificata.
Beni materiali agevolabili: macchinari e impianti 4.0
L’Allegato A alla Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) elenca le tipologie di beni materiali strumentali nuovi che danno diritto al credito d’imposta maggiorato per l’iperammortamento 2026. L’elenco è articolato in tre grandi categorie:
1. Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite sensori
Macchine utensili e robot per deformazione, saldatura, assemblaggio, taglio e lavorazione di materiali
Macchine per la manifattura additiva (stampanti 3D industriali)
Macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati
Magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica
Macchine per l’ispezione e la sorveglianza automatica, inclusi i sistemi di misura a coordinate e i sistemi di visione artificiale
2. Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità
Sistemi di misura a coordinate e per il testing funzionale dei prodotti finiti
Sistemi per l’ispezione e la caratterizzazione dei materiali (es. macchine radiografiche, sistemi a ultrasuoni)
Dispositivi per l’etichettatura, l’identificazione o la marcatura automatica dei prodotti con caratteristiche di integrazione con i sistemi gestionali
Componenti, sistemi e soluzioni intelligenti per la gestione, l’utilizzo efficiente e il monitoraggio dei consumi energetici e idrici
3. Dispositivi per l’interazione uomo-macchina e miglioramento ergonomico
Dispositivi wearable, display heads-up e visori per la realtà aumentata e virtuale
Interfacce uomo-macchina intelligenti, avanzate e collaboranti
Postazioni di lavoro interattive dotate di capacità di comunicazione e interazione
Un requisito trasversale fondamentale è che tutti questi beni devono essere nuovi (non ricondizionati o usati), devono essere entrati in funzione entro il periodo di imposta agevolato, e devono soddisfare i requisiti di interconnessione al sistema informativo aziendale previsti dalla normativa. Senza l’interconnessione certificata, il bene scivola nel regime ordinario dei beni strumentali con l’aliquota ridotta al 6%.
Beni immateriali agevolabili: software e sistemi digitali
L’Allegato B alla Legge 232/2016 disciplina i beni immateriali strumentali connessi all’utilizzo di tecnologie abilitanti, che accedono al credito d’imposta per l’iperammortamento 2026 con un’aliquota del 15% su un massimale di 1 milione di euro per anno di imposta. Le categorie principali sono:
Software, sistemi e piattaforme per la progettazione, definizione, pianificazione e monitoraggio di tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto (PLM – Product Lifecycle Management)
Software, sistemi e piattaforme per la progettazione e la ri-progettazione dei processi produttivi e dell’organizzazione della produzione (MES, SCADA, DCS)
Software, sistemi e piattaforme di virtual prototyping, simulazione, sperimentazione, prototipazione e testing dei prodotti
Software, sistemi e piattaforme per la gestione e il coordinamento della logistica interna ed esterna (WMS – Warehouse Management System) con elevata automazione digitale
Software e sistemi per la gestione integrata aziendale (ERP) specificamente connessi ai beni materiali 4.0 dell’Allegato A
Software, sistemi e piattaforme per monitoraggio e ottimizzazione dei consumi energetici e dell’impatto ambientale dei processi produttivi
Software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, riconducibili alla realtà aumentata (AR), realtà virtuale (VR) e realtà mista (MR)
Per i beni immateriali, la normativa richiede che il software sia funzionalmente connesso a beni materiali 4.0 già posseduti o acquistati contestualmente dall’impresa. Un ERP stand-alone senza collegamento a macchinari interconnessi, ad esempio, non rientra nell’Allegato B ma potrebbe essere agevolato nel limite ordinario. Sul tema dei crediti d’imposta per beni strumentali, la casistica interpretativa dell’Agenzia delle Entrate è ricca: la Circolare n. 9/E/2021 e le successive risposte a interpello forniscono orientamenti preziosi su casi limite.
Requisiti di interconnessione e perizia tecnica
Il requisito dell’interconnessione al sistema informatico di fabbrica o della rete di fornitura è la condizione sine qua non per accedere alle aliquote maggiorate dell’iperammortamento 2026. La macchina o il sistema deve essere in grado di scambiare informazioni bidirezionalmente con i sistemi IT aziendali (MES, ERP, SCADA) o con la rete di fornitura (sistemi del fornitore, clienti). L’interconnessione deve avvenire tramite protocolli standardizzati (OPC UA, MQTT, REST API, etc.) e non attraverso interfacce proprietarie chiuse.
Per certificare il possesso dei requisiti tecnici richiesti dall’Allegato A, l’impresa deve acquisire una delle seguenti documentazioni:
Perizia tecnica asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritto al rispettivo albo professionale, ovvero da un ente di certificazione accreditato
Attestato di conformità rilasciato da enti di certificazione accreditati ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021, per i beni il cui costo unitario di acquisizione supera i 300.000 euro
Dichiarazione resa dal legale rappresentante dell’impresa ai sensi del DPR 445/2000 per i beni di costo unitario inferiore a 300.000 euro
La perizia o la dichiarazione deve attestare che il bene possiede tutte le caratteristiche tecniche previste dall’Allegato A e che è interconnesso al sistema informativo aziendale. Questo documento deve essere acquisito entro il periodo di imposta in cui si effettua l’investimento, anche se il bene entra in funzione in un momento successivo (purché entro il termine di consegna e messa in servizio). La mancanza o l’incompletezza della perizia è uno dei principali motivi di disconoscimento del credito in sede di controllo fiscale.
Massimali di investimento e plafond 2026
L’iperammortamento 2026 prevede un sistema di massimali di investimento differenziati per fascia, con aliquote decrescenti al crescere della spesa. La tabella completa dei plafond aggiornata alla normativa vigente è la seguente:
Categoria bene
Plafond annuo massimo
Credito max ottenibile
Beni materiali 4.0 (fascia I)
2.500.000 euro
500.000 euro (20%)
Beni materiali 4.0 (fascia II)
10.000.000 euro
750.000 euro (10% su 7,5M)
Beni materiali 4.0 (fascia III)
20.000.000 euro
500.000 euro (5% su 10M)
Beni immateriali 4.0
1.000.000 euro
150.000 euro (15%)
Beni strumentali ordinari
2.000.000 euro
120.000 euro (6%)
Il credito massimo cumulabile per un’impresa che investe nell’intera fascia dei beni materiali 4.0 ammonta a 1.750.000 euro (500.000 + 750.000 + 500.000), cui si può aggiungere fino a 150.000 euro per beni immateriali, per un totale teorico di 1.900.000 euro di credito d’imposta. Si tratta di cifre rilevanti che giustificano ampiamente il ricorso a consulenti specializzati in finanza agevolata per massimizzare il beneficio fiscale nell’ambito di piani di investimento pluriennali. Le piccole e medie imprese che pianificano investimenti in macchinari e impianti troveranno nell’iperammortamento uno degli strumenti più efficaci per ridurre il costo netto degli investimenti in tecnologia 4.0.
Procedura di accesso al credito d’imposta
La procedura per accedere all’iperammortamento 2026 non prevede una domanda preventiva né un click day, ma segue un meccanismo di utilizzo diretto in compensazione tramite modello F24, previa comunicazione al MIMIT. I passaggi operativi sono:
Pianificazione dell’investimento: individuazione dei beni agevolabili, verifica della conformità ai requisiti tecnici dell’Allegato A o B, e stima del credito d’imposta atteso
Ordine e accettazione: emissione dell’ordine di acquisto e versamento dell’acconto (almeno il 20% del valore) entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento, per “prenotare” il credito anche se la consegna avviene nell’anno successivo
Entrata in funzione: il bene deve essere messo in esercizio e interconnesso entro il 31 dicembre del periodo d’imposta agevolato (o, nel caso della prenotazione, entro il 30 giugno dell’anno successivo)
Acquisizione della perizia tecnica: ottenimento dell’attestazione tecnica (perizia asseverata o dichiarazione sostitutiva) che certifica le caratteristiche 4.0 e l’interconnessione
Comunicazione al MIMIT: trasmissione telematica del modello di comunicazione ex ante e/o ex post secondo le modalità previste dal decreto attuativo, con indicazione del valore degli investimenti per tipologia
Utilizzo in compensazione: a partire dall’anno di entrata in funzione del bene, il credito d’imposta è utilizzabile in tre quote annuali costanti tramite modello F24, indicando il codice tributo specifico istituito dall’Agenzia delle Entrate
Un aspetto critico riguarda la riduzione del credito in caso di cessione o delocalizzazione del bene: se entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di entrata in funzione il bene agevolato viene ceduto a titolo oneroso o destinato a strutture produttive ubicate all’estero, il credito d’imposta è ridotto corrispondentemente e l’impresa deve restituire la quota eccedente, maggiorata degli interessi. Questo vincolo di permanenza aziendale è fondamentale nella pianificazione degli investimenti a medio-lungo termine.
Domande frequenti sull’iperammortamento 2026
Chi puo beneficiare dell’iperammortamento 2026?
Possono accedere all’iperammortamento 2026 tutte le imprese residenti in Italia (o con stabile organizzazione nel territorio), indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico e dal regime contabile adottato. Sono esclusi i professionisti e i soggetti in regime forfettario che non producono reddito d’impresa. Non esistono limiti dimensionali: possono accedervi sia le microimprese che le grandi imprese.
Quali beni devono essere ‘nuovi’ per rientrare nell’agevolazione?
Il requisito di novita si riferisce allo stato del bene al momento dell’acquisto: deve essere acquistato come nuovo dal produttore o dal rivenditore. Non sono agevolabili beni usati, ricondizionati o ex-demo. E’ tuttavia possibile che i macchinari siano su misura e costruiti appositamente per l’impresa acquirente. La novita deve essere attestata dalla documentazione commerciale (fattura, contratto di acquisto).
Come avviene la ‘prenotazione’ del credito per beni non ancora consegnati?
Se entro il 31 dicembre 2026 l’impresa ha emesso un ordine vincolante e versato un acconto pari ad almeno il 20% del valore del bene, il credito d’imposta viene ‘prenotato’ per quell’anno anche se la consegna e l’interconnessione avvengono nel primo semestre del 2027 (entro il 30 giugno). Questo meccanismo consente di sfruttare le aliquote e i massimali del 2026 anche per beni con tempi di fornitura piu lunghi.
Il credito d’imposta e cumulabile con altri incentivi?
Il credito d’imposta iperammortamento 2026 e in linea di principio cumulabile con altri incentivi, a condizione che la cumulazione non porti al superamento del costo sostenuto. Non e invece cumulabile con gli incentivi Transizione 5.0 (D.L. 19/2024) per le stesse voci di spesa: l’impresa deve scegliere tra i due regimi per ciascun investimento. La cumulabilita con la Nuova Sabatini e soggetta a specifiche condizioni che variano in base alla tipologia di investimento.
Cosa succede se il bene viene ceduto prima dei 5 anni?
In caso di cessione a titolo oneroso, destinazione a strutture estere o dismissione prima del 31 dicembre del quinto anno successivo all’entrata in funzione, il credito d’imposta residuo non ancora fruito decade e la quota gia utilizzata deve essere restituita, maggiorata degli interessi legali. E’ quindi fondamentale pianificare attentamente la durata degli asset prima di procedere con l’investimento agevolato.
L’iperammortamento 2026 conferma la centralita degli incentivi fiscali per la digitalizzazione e l’automazione delle imprese italiane. Con aliquote fino al 20% per i beni materiali 4.0 e procedure relativamente snelle rispetto ad altri strumenti agevolativi, rappresenta uno strumento da considerare in qualsiasi piano di investimento in macchinari e software. Le PMI con programmi di rinnovamento del parco macchine trovano nell’iperammortamento una leva finanziaria concreta, integrabile con altre misure come la Nuova Sabatini per il finanziamento dell’investimento e il piano Transizione 5.0 per le aziende che puntano anche sull’efficienza energetica. Per una valutazione puntuale degli investimenti agevolabili nel contesto specifico della propria azienda, si raccomanda di consultare le fonti ufficiali: mimit.gov.it, il portale dell’Agenzia delle Entrate e la Gazzetta Ufficiale per i decreti attuativi.
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg6111068clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-05-06 13:19:342026-05-06 07:53:36Iperammortamento 2026: tutte le regole e gli investimenti agevolabili
Il decreto attuativo del MIMIT sull’Iperammortamento 2026 è finalmente ufficiale. Dopo mesi di attesa da parte delle PMI italiane, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato il provvedimento che definisce nel dettaglio le aliquote di maggiorazione, le procedure di accesso e le scadenze operative per la nuova misura prevista dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 207/2025). Si tratta di uno degli incentivi più attesi dell’anno per le imprese che investono in beni strumentali 4.0 e tecnologie innovative.
Cos’è l’Iperammortamento 2026 e perché è diverso
L’Iperammortamento 2026 è la misura che reintroduce — in forma rinnovata — la maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile per gli investimenti in beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati. Lo strumento era stato originariamente introdotto dalla Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) come evoluzione del superammortamento e poi progressivamente sostituito dal credito d’imposta Industria 4.0 / Transizione 4.0.
La Legge di Bilancio 2026 ha deciso di ripristinare lo strumento dell’ammortamento maggiorato — invece del credito d’imposta — con una logica diversa: anziché un rimborso cash sul credito d’imposta, il beneficio si traduce in una deduzione aggiuntiva dal reddito imponibile, con effetti sull’IRES (o IRPEF per le imprese in contabilità ordinaria). Questo cambiamento di approccio risponde anche a esigenze di sostenibilità della spesa pubblica, riducendo l’esborso immediato per l’Erario.
Rispetto al precedente Iperammortamento (2017-2019), la versione 2026 presenta aliquote ridimensionate ma una platea potenzialmente più ampia, con procedure semplificate e un sistema di prenotazione più snello. L’obiettivo dichiarato del Governo è sostenere la digitalizzazione e l’innovazione delle PMI italiane nel contesto della competitività europea.
Il decreto attuativo MIMIT: cosa prevede
Il decreto attuativo del MIMIT — il Ministero delle Imprese e del Made in Italy — definisce le modalità operative per accedere all’Iperammortamento 2026. Il provvedimento completa il quadro normativo avviato dalla Legge di Bilancio 2026 e fornisce le istruzioni tecniche che imprese e professionisti attendevano per poter pianificare gli investimenti.
I principali contenuti del decreto riguardano:
Definizione puntuale dei beni agevolabili con riferimento agli Allegati A e B della L. 232/2016 aggiornati
Aliquote di maggiorazione per scaglioni di investimento (con dettaglio per beni materiali e immateriali)
Modalità di accesso: procedura valutativa o sportello (a seconda del plafond disponibile)
Obblighi documentali: perizia tecnica asseverata o attestato di conformità per investimenti sopra soglia
Interconnessione: requisiti tecnici di interconnessione al sistema aziendale
Cumulabilità con altri incentivi (Nuova Sabatini, crediti R&S, ecc.)
Modalità di fruizione del beneficio nella dichiarazione dei redditi
Il decreto è stato firmato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy e sarà registrato dalla Corte dei Conti prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le imprese possono già iniziare a pianificare gli investimenti sulla base delle aliquote pubblicate, anche se la decorrenza ufficiale per gli investimenti agevolabili segue quanto previsto dalla norma primaria (L. 207/2025).
Aliquote e scaglioni di investimento
Il cuore del decreto attuativo è la definizione delle aliquote di maggiorazione applicabili agli investimenti in beni Industria 4.0. Le aliquote sono strutturate a scaglioni progressivi: più alto è il valore dell’investimento, minore è la percentuale di maggiorazione applicabile alla quota eccedente.
Di seguito la tabella riassuntiva per i beni materiali (Allegato A):
Scaglione di investimento
Aliquota di maggiorazione
Effetto sul costo fiscale
Fino a 2,5 milioni di euro
20%
Costo deducibile = investimento × 1,20
Da 2,5 a 10 milioni di euro
10%
Quota eccedente × 1,10
Da 10 a 20 milioni di euro
5%
Quota eccedente × 1,05
Oltre 20 milioni di euro
0% (nessuna maggiorazione)
Ammortamento ordinario
Per i beni immateriali (Allegato B) — software, sistemi MES, ERP, piattaforme IIoT — le aliquote sono le seguenti:
Scaglione di investimento
Aliquota di maggiorazione
Fino a 1 milione di euro
15%
Da 1 a 5 milioni di euro
7%
Oltre 5 milioni di euro
0% (nessuna maggiorazione)
Nota importante: l’agevolazione sui beni immateriali è accessibile solo alle imprese che hanno già effettuato — nello stesso periodo d’imposta — investimenti in beni materiali dell’Allegato A. Questo requisito di connessione mantiene la coerenza con l’impianto originario della norma Industria 4.0.
Beni agevolabili: Allegato A e Allegato B
L’Iperammortamento 2026 si applica agli investimenti in beni strumentali nuovi ricompresi nell’Allegato A e nell’Allegato B della Legge 232/2016, così come aggiornati dalla normativa successiva. Non tutti i beni strumentali sono agevolabili: è necessario che i beni soddisfino specifici requisiti tecnologici.
Allegato A — Beni materiali strumentali innovativi:
Macchine utensili e robot ad alto contenuto tecnologico e controllo numerico
Sistemi di produzione flessibile e isole robotizzate
Magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi di gestione della produzione
Apparecchiature di ispezione qualità e collaudo ad alta velocità
Dispositivi per l’interazione uomo-macchina (cobots, esoscheletri)
Additive manufacturing (stampanti 3D industriali)
Macchine per la manifattura additiva e sottrattiva avanzata
Allegato B — Beni immateriali (software e sistemi digitali):
Software MES (Manufacturing Execution System)
ERP e sistemi gestionali integrati con la produzione
Piattaforme IIoT (Industrial Internet of Things)
Software per la simulazione virtuale di processi e prodotti
Sistemi di cybersecurity per ambienti OT (Operational Technology)
Piattaforme di realtà aumentata/virtuale per la produzione
Il requisito fondamentale per tutti i beni è l’interconnessione al sistema informativo aziendale secondo gli standard previsti dal Piano Industria 4.0. Per investimenti superiori a 300.000 euro, è necessaria una perizia tecnica asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritto all’albo, oppure un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.
Come accedere: procedura e prenotazione
A differenza del vecchio credito d’imposta Transizione 4.0 — che si fruiva in automatico senza comunicazioni preventive — l’Iperammortamento 2026 prevede una procedura di prenotazione che le imprese devono seguire per accedere al beneficio. Questo meccanismo è stato introdotto per monitorare l’utilizzo del plafond disponibile ed evitare sorprese in fase di dichiarazione dei redditi.
Passi operativi per accedere all’Iperammortamento 2026:
Comunicazione preventiva al MIMIT: prima dell’effettivo investimento (o contestualmente all’ordine/contratto), le imprese devono trasmettere una comunicazione tramite il portale dedicato del MIMIT indicando il tipo di bene, il valore stimato e la data prevista di consegna
Acquisizione del bene: l’investimento deve essere effettuato entro i termini previsti (interconnessione inclusa)
Perizia/attestato di conformità (per investimenti superiori a 300.000 euro): deve essere acquisita entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo di effettuazione dell’investimento
Comunicazione di completamento: trasmissione al MIMIT della conferma di avvenuto investimento e interconnessione
Fruizione in dichiarazione dei redditi: la maggiorazione si applica direttamente in UNICO/Redditi come variazione in diminuzione del reddito imponibile
Il decreto chiarisce anche le modalità di accesso al portale MIMIT tramite SPID o CIE aziendale, e i formati accettati per la documentazione tecnica. Le imprese con volume di affari superiore a 10 milioni di euro sono obbligate a inviare la documentazione in formato digitale firmato con firma elettronica qualificata.
Confronto con Transizione 5.0 e Industria 4.0
Per le imprese che hanno utilizzato i precedenti strumenti agevolativi, è fondamentale capire le differenze tra l’Iperammortamento 2026 e le misure precedenti (Transizione 4.0, Transizione 5.0).
Caratteristica
Iperammortamento 2026
Transizione 4.0 (credito d’imposta)
Transizione 5.0 (2024-2025)
Tipo di beneficio
Maggiorazione costo deducibile
Credito d’imposta
Credito d’imposta
Effetto finanziario
Minore IRES/IRPEF sul reddito
Credito utilizzabile in compensazione F24
Credito utilizzabile in compensazione F24
Aliquota massima
20% (beni materiali)
40% (beni materiali ≤ 2,5M)
45% (riduzione energetica ≥ 10%)
Prenotazione obbligatoria
Sì
No (comunicazione a consuntivo)
Sì (GSE)
Requisito energetico
No
No
Sì (riduzione consumi obbligatoria)
Beni software (Allegato B)
Sì (se correlati a beni materiali)
Sì
Sì
Cumulabilità
Sì (con limiti)
Parziale
Limitata
Punto chiave: l’Iperammortamento 2026 è meno conveniente di Transizione 4.0 in termini di aliquota, ma è più accessibile per le imprese che non riescono a soddisfare i requisiti energetici di Transizione 5.0 (che ha visto peraltro l’esaurimento delle risorse disponibili nel 2026). Per una PMI manifatturiera con investimenti tipici tra 200.000 e 2 milioni di euro, l’Iperammortamento 2026 rimane uno strumento concreto e praticabile.
Esempi pratici di calcolo del beneficio
Per capire concretamente il vantaggio fiscale dell’Iperammortamento 2026, ecco tre esempi pratici su investimenti di diversa entità.
Esempio 1 — PMI piccola, investimento da 500.000 euro (robot saldatore CNC)
Valore investimento: 500.000 euro
Aliquota applicabile: 20% (scaglione fino a 2,5M)
Maggiorazione: 500.000 × 20% = 100.000 euro
Costo totale deducibile: 600.000 euro (invece di 500.000)
Risparmio fiscale netto (aliquota IRES 24%): 24.000 euro
Esempio 2 — PMI media, investimento da 3 milioni di euro (linea automatizzata)
Primi 2,5M: maggiorazione al 20% = 500.000 euro
Quota eccedente (500.000 euro): maggiorazione al 10% = 50.000 euro
Maggiorazione totale: 550.000 euro
Costo totale deducibile: 3.550.000 euro
Risparmio fiscale netto (IRES 24%): 132.000 euro
Esempio 3 — Grande impresa, investimento da 12 milioni di euro (impianto Industry 4.0)
Primi 2,5M: maggiorazione al 20% = 500.000 euro
Da 2,5M a 10M (7,5M): maggiorazione al 10% = 750.000 euro
Da 10M a 12M (2M): maggiorazione al 5% = 100.000 euro
Maggiorazione totale: 1.350.000 euro
Risparmio fiscale netto (IRES 24%): 324.000 euro
Come si vede dagli esempi, il beneficio è più efficiente per investimenti di piccolo-medio taglio (sotto i 2,5 milioni di euro), dove si applica l’aliquota massima del 20%. Per investimenti più grandi, le aliquote decrescenti riducono l’efficienza marginale del beneficio.
Timeline operativa e scadenze
La gestione tempistica è fondamentale per non perdere il beneficio. Ecco la timeline operativa per l’Iperammortamento 2026:
Data / Periodo
Attività
Soggetto responsabile
1° gennaio 2026
Decorrenza della misura (investimenti agevolabili da questa data)
—
Maggio 2026
Pubblicazione decreto attuativo MIMIT e apertura portale prenotazioni
MIMIT
Entro 30 giorni dall’ordine
Comunicazione preventiva al MIMIT tramite portale
Impresa
Entro 31 dicembre 2026
Termine per effettuare l’investimento (consegna del bene)
Impresa
Entro 30 giugno 2027
Termine prorogato per beni con acconto ≥ 20% entro il 31/12/2026
Impresa
Entro la dichiarazione redditi 2026
Acquisizione perizia/attestato di conformità (inv. >300.000 euro)
Perito/Ente accreditato
In UNICO/Redditi 2026
Prima fruizione della maggiorazione in dichiarazione
Commercialista/Impresa
Attenzione: la comunicazione preventiva al MIMIT non è solo formale — serve a prenotare il plafond. Se le risorse disponibili si esauriscono prima della chiusura dell’anno, le prenotazioni tardive potrebbero non trovare copertura. Si raccomanda quindi di inviare la comunicazione il prima possibile dopo aver deciso l’investimento.
Cosa fare ora: guida per le PMI
Ora che il decreto attuativo è ufficiale, le PMI italiane devono muoversi rapidamente per non perdere l’opportunità. Ecco un piano d’azione concreto in 5 passi:
Verifica degli investimenti pianificati: analizza il piano degli investimenti 2026 e identifica i beni strumentali che rientrano nell’Allegato A o B della L. 232/2016. Consulta il tuo commercialista o consulente di finanza agevolata per la verifica di ammissibilità
Quantifica il beneficio atteso: utilizza le aliquote del decreto per calcolare il risparmio fiscale atteso (vedi esempi sopra). Questo ti permetterà di valutare se conviene anticipare o posticipare investimenti già programmati
Verifica i requisiti tecnici: assicurati che i beni da acquistare soddisfino i requisiti di interconnessione e che il fornitore sia in grado di rilasciare la documentazione tecnica necessaria
Registrati sul portale MIMIT: accedi al portale del Ministero con SPID o CIE aziendale e completa la procedura di registrazione per poter inviare la comunicazione preventiva
Invia la comunicazione preventiva: una volta firmato l’ordine o il contratto di acquisto, invia immediatamente la comunicazione al MIMIT per prenotare il plafond disponibile
Agenzia delle Entrate (per le istruzioni sulla fruizione in dichiarazione dei redditi)
Legge 207/2025 (Legge di Bilancio 2026), articoli di riferimento sull’ammortamento maggiorato
Domande frequenti sull’Iperammortamento 2026
L’Iperammortamento 2026 è cumulabile con la Nuova Sabatini?
Sì, l’Iperammortamento 2026 è cumulabile con la Nuova Sabatini, poiché i due strumenti intervengono su aspetti diversi (la Sabatini sul finanziamento, l’Iperammortamento sulla deducibilità fiscale). Tuttavia, occorre verificare che il bene agevolato rispetti i requisiti di entrambe le misure. Si consiglia sempre una verifica con un consulente di finanza agevolata prima di procedere.
Un’impresa in regime forfettario può accedere all’Iperammortamento 2026?
No. Il regime forfettario è incompatibile con l’Iperammortamento 2026, poiché le imprese in forfettario determinano il reddito con un coefficiente di redditività e non effettuano ammortamenti fiscali. La misura è riservata a imprese che determinano il reddito in modo analitico (contabilità ordinaria o semplificata con rilevazione delle immobilizzazioni).
È necessaria la perizia tecnica per tutti gli investimenti?
No. La perizia tecnica asseverata (o l’attestato di conformità) è obbligatoria solo per investimenti superiori a 300.000 euro. Per investimenti di importo inferiore è sufficiente una dichiarazione del legale rappresentante dell’impresa che attesti il rispetto dei requisiti tecnici previsti dall’Allegato A o B.
Cosa succede se il bene viene ceduto prima della fine del piano di ammortamento?
In caso di cessione anticipata del bene agevolato entro il periodo d’imposta successivo a quello di effettuazione dell’investimento, il beneficio decade e l’impresa deve restituire la maggiorazione fruita, con applicazione di sanzioni e interessi. È quindi essenziale pianificare correttamente gli investimenti prima di accedere all’agevolazione.
L’Iperammortamento 2026 vale anche per i beni usati?
No. L’agevolazione è riservata esclusivamente a beni strumentali NUOVI. I beni usati, ricondizionati o rigenerati non sono ammissibili, anche se tecnologicamente avanzati. Il requisito della novità del bene è espressamente previsto dalla norma primaria (L. 207/2025) e confermato dal decreto attuativo MIMIT.
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