L’iperammortamento 2026 maggiora il costo fiscalmente riconosciuto dei beni strumentali nuovi fino al 180% per la quota di investimento fino a 2,5 milioni di euro. Il valore reale per l’impresa, però, non è il 180%: è quella maggiorazione moltiplicata per l’aliquota d’imposta applicabile, perché si tratta di una riduzione dell’imponibile e non di un credito d’imposta.
Per una società di capitali con IRES al 24%, una maggiorazione di 180.000 euro vale quindi circa 43.200 euro di minori imposte. La misura riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
In sintesi
Maggiorazione del costo: 180% fino a 2,5 milioni di euro, 100% da 2,5 a 10 milioni, 50% da 10 a 20 milioni.
È una deduzione extracontabile: il risparmio dipende dall’aliquota (IRES, IRPEF) e dalla capienza fiscale.
Beni agevolabili: beni nuovi degli allegati IV e V alla L. 199/2025 e impianti per autoproduzione e autoconsumo da fonti rinnovabili.
Investimenti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Procedura telematica sulla piattaforma GSE, con prenotazione operativa dal 12 giugno 2026.
Cosa prevede l’iperammortamento 2026 e su quale norma si fonda?
L’iperammortamento 2026 è disciplinato dall’art. 1, commi da 427 a 436, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026). Le modalità attuative sono nel decreto interministeriale del 7 maggio 2026, integrato da un decreto direttoriale del 10 giugno 2026 che ha aperto la piattaforma. Per l’impianto operativo si veda l’approfondimento sul decreto attuativo MIMIT.
La norma maggiora il costo di acquisizione dei beni ai fini del calcolo delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing finanziario. Sono agevolabili due categorie: i beni materiali e immateriali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale, elencati negli allegati IV e V e interconnessi ai sistemi di gestione della produzione, e gli impianti per autoproduzione e autoconsumo da fonti rinnovabili. Le regole sugli investimenti agevolabili sono trattate in un articolo dedicato.
Quanto vale davvero l’iperammortamento 2026?
Il valore dell’iperammortamento 2026 si legge in due passaggi. Il primo è la maggiorazione, che varia per scaglione di investimento. Il secondo è la trasformazione in risparmio d’imposta, che dipende da chi investe.
Quota di investimento
Maggiorazione del costo
Fino a 2,5 milioni di euro
180%
Oltre 2,5 e fino a 10 milioni di euro
100%
Oltre 10 e fino a 20 milioni di euro
50%
La maggiorazione opera come riduzione dell’imponibile ai soli fini delle imposte sui redditi: non è un credito d’imposta trasferibile o compensabile in F24. Il vantaggio effettivo è quindi pari alla maggiorazione per l’aliquota marginale. Con IRES al 24% ogni 100 euro di maggiorazione valgono 24 euro; per un’impresa individuale nello scaglione IRPEF più alto (43%) ne valgono 43, senza considerare le addizionali.
Come si calcola il risparmio: un esempio su 100.000 euro?
Per un bene da 100.000 euro nel primo scaglione, la maggiorazione è di 180.000 euro: il costo fiscalmente deducibile sale a 280.000 euro. L’extra-deduzione di 180.000 euro produce un risparmio di:
43.200 euro per una società di capitali con IRES al 24%;
77.400 euro per un’impresa individuale con aliquota IRPEF marginale al 43%.
Il calcolo è illustrativo e considera la sola maggiorazione, non l’ammortamento ordinario. Il beneficio si realizza lungo il periodo di ammortamento (o la durata del leasing) e presuppone reddito imponibile capiente: in caso di perdite fiscali il vantaggio si sposta agli esercizi successivi. Per il confronto con il credito d’imposta si veda l’analisi dei conti Transizione 5.0 e iperammortamento.
Quali sono i limiti dell’iperammortamento 2026?
Il primo limite è la capienza fiscale: senza imponibile sufficiente la maggiorazione non si traduce in cassa. Il secondo riguarda la natura dei beni, che devono essere nuovi, rientrare negli allegati IV o V e risultare interconnessi. Per gli impianti rinnovabili la producibilità attesa non può superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sui consumi medi annui dell’esercizio precedente.
Terzo elemento: la documentazione. Servono perizia tecnica asseverata e certificazione contabile, oltre alle comunicazioni telematiche. Dopo la fruizione restano obblighi di conservazione e di mantenimento dei requisiti, con rischio di recupero in caso di violazione.
Come si accede alla misura?
L’accesso all’iperammortamento 2026 avviene tramite l’Area Clienti del GSE. La piattaforma per le comunicazioni di prenotazione è operativa dal 12 giugno 2026 (ore 12:00) e la conferma del pagamento del 20% è possibile dal 21 luglio 2026. Poiché le comunicazioni vanno trasmesse in sequenza e con documentazione coerente, un errore formale può compromettere il beneficio: la preparazione dei dati e dell’invio è l’attività in cui un partner specializzato come Click Day Italia riduce il rischio operativo.
Domande frequenti
L’iperammortamento 2026 è un credito d’imposta?
No. È una maggiorazione del costo ai fini delle imposte sui redditi: riduce l’imponibile e non genera un credito utilizzabile in compensazione.
Fino a quando valgono gli investimenti agevolabili?
Gli investimenti sono agevolabili se effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Conta la forma giuridica dell’impresa?
Sì, nel valore netto: a parità di maggiorazione il risparmio di una società di capitali (IRES 24%) è inferiore a quello di un’impresa individuale nello scaglione IRPEF massimo.
Serve la perizia anche per gli impianti rinnovabili?
Sì. L’art. 6 del decreto interministeriale 7 maggio 2026 richiede la perizia tecnica asseverata anche per attestare i requisiti degli impianti per l’autoproduzione da fonti rinnovabili, oltre alla certificazione contabile prevista dall’art. 7.
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La crisi investimenti PNRR imprese è il tema che sta animando il dibattito industriale in questi giorni, ora che si è chiusa la fase attuativa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cui termine per il completamento di investimenti e riforme era fissato al 30 giugno 2026. A lanciare l’allarme è la Federazione Anie, che attraverso il suo presidente Vincenzo De Martino ha messo in guardia sul rischio che, esaurita la spinta del PNRR, le aziende del comparto elettrotecnico ed elettronico rallentino gli investimenti in innovazione, digitalizzazione e transizione tecnologica. Come riportato da Innovation Post, il tema è stato al centro dell’assemblea pubblica di Anie 2026 (Milano, 21 settembre 2026), intitolata “Quale crescita dopo il PNRR?” e dedicata proprio al futuro della crescita industriale italiana dopo il Piano.
Crisi investimenti PNRR: cosa temono le imprese del comparto tecnologico
Il PNRR ha rappresentato per molte aziende italiane, in particolare per il settore elettrotecnico ed elettronico rappresentato da Anie, una stagione straordinaria di investimenti, capace di accelerare processi di digitalizzazione, efficientamento energetico e ammodernamento industriale che altrimenti avrebbero richiesto tempi molto più lunghi. Il timore diffuso tra gli imprenditori, oggi, è che con l’esaurirsi delle risorse e delle misure collegate al Piano si determini un vuoto di domanda, con un conseguente rallentamento degli ordini e degli investimenti produttivi.
Non si tratta soltanto di una questione di risorse finanziarie in esaurimento, ma di continuità di visione industriale: le imprese che negli ultimi anni hanno pianificato investimenti pluriennali su tecnologie 4.0, efficientamento energetico e digitalizzazione dei processi produttivi chiedono ora strumenti che accompagnino la transizione oltre la scadenza del PNRR, evitando un brusco stop agli incentivi che finora hanno sostenuto la domanda interna di tecnologia.
De Martino (Anie): l’Italia deve continuare a produrre tecnologia
Nel suo intervento, il presidente di Anie Vincenzo De Martino ha sottolineato come l’Italia non debba limitarsi a utilizzare tecnologia importata, ma debba continuare a progettare e produrre tecnologia propria, rafforzando le filiere strategiche nazionali e la collaborazione tra imprese, centri di ricerca e università. Un messaggio che punta a spostare il baricentro del dibattito dal semplice sostegno alla domanda al rafforzamento dell’intera filiera industriale tecnologica italiana.
Secondo quanto riportato dalla stampa di settore, Anie ha indicato tre priorità considerate essenziali per il periodo post-PNRR: garantire prospettiva e continuità agli investimenti delle imprese, creare le condizioni affinché le aziende possano crescere dotandosi delle competenze necessarie, e fare della tecnologia una leva strutturale di competitività per il sistema produttivo nazionale. Un’agenda che, nelle intenzioni della Federazione, dovrebbe tradursi in policy industriali stabili nel tempo, non legate a singole scadenze di bilancio.
PNRR, la scadenza del 30 giugno 2026 e il nodo degli incentivi
La conclusione del PNRR nel 2026 lascia aperto il tema del sistema di incentivi che negli ultimi anni ha accompagnato le aziende italiane negli investimenti in tecnologia, efficientamento energetico e digitalizzazione. La preoccupazione principale espressa da Anie riguarda proprio il rischio di un vuoto normativo e finanziario nel passaggio dalle misure legate al Piano a un nuovo assetto di politiche industriali, ancora in fase di definizione da parte del Governo.
La fase attuativa del Piano si è chiusa il 30 giugno 2026, termine ultimo fissato per il completamento degli investimenti e delle riforme, mentre entro il 31 agosto 2026 le amministrazioni hanno dovuto chiudere la raccolta e la validazione della documentazione utile alla rendicontazione finale verso la Commissione europea. È proprio la chiusura di questa finestra a spiegare l’urgenza con cui le associazioni di categoria chiedono oggi un quadro di riferimento per la fase successiva. Il dibattito in corso tra le associazioni di categoria e le istituzioni riguarda proprio come costruire una fase di transizione che eviti discontinuità brusche, in un momento in cui le imprese italiane devono già confrontarsi con un contesto internazionale competitivo e con la necessità di continuare a investire in innovazione per non perdere terreno rispetto ai principali competitor europei.
Quali strumenti per le PMI dopo la fine del PNRR
Per le PMI italiane, il tema sollevato da Anie si traduce in una domanda molto concreta: quali strumenti di sostegno agli investimenti tecnologici saranno disponibili una volta esaurite le misure legate al PNRR? Una parte della risposta è già nel quadro normativo vigente. Il credito d’imposta Transizione 5.0, finanziato con risorse del PNRR e riferito agli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2025, non è più attivabile: dal 1° gennaio 2026 è stato sostituito dall’iperammortamento introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, artt. 427-436), che il Mimit ha ricondotto al Nuovo Piano Transizione 5.0 e che opera come maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali e non come credito compensabile in F24, per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Resta invece pienamente operativa la Nuova Sabatini, rifinanziata dalla stessa manovra per il biennio 2026-2027, che sostiene gli investimenti delle PMI in macchinari, impianti, hardware, software e tecnologie digitali.
Accanto a questi strumenti nazionali, restano attivi anche interventi settoriali e territoriali, come i bandi legati a specifiche filiere produttive: è il caso, ad esempio, degli interventi promossi dal Mimit per il rilancio di aree industriali, tra cui la filiera dell’alluminio in Sardegna e il progetto di rilancio dell’ex Gam di Bojano. A questi si affiancano misure dedicate a specifici ambiti, come il bando INAIL ISI, che sostiene gli investimenti delle imprese in salute e sicurezza sul lavoro.
Per le aziende che devono pianificare i propri investimenti tecnologici nei prossimi mesi, il messaggio che arriva da Anie è chiaro: monitorare con attenzione l’evoluzione delle politiche industriali nazionali e prepararsi a un possibile cambio di paradigma negli strumenti di incentivo disponibili, in un contesto in cui la competitività tecnologica del sistema produttivo italiano resta una priorità condivisa da imprese e istituzioni.
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https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg6111068clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-09-22 08:00:002026-09-21 13:53:12Crisi investimenti PNRR: Anie avverte, De Martino “L’Italia deve produrre tecnologia”
Le agevolazioni sui beni strumentali Industria 4.0, Transizione 5.0 e il nuovo Iperammortamento 2026 non si esauriscono con l’incasso del beneficio. Le imprese devono mantenere nel tempo i requisiti tecnici che hanno dato diritto al credito d’imposta o alla maggiorazione di ammortamento, pena la decadenza totale o parziale dell’agevolazione. Lo ricorda un approfondimento di Rete Agevolazioni del 18 settembre 2026, che analizza gli obblighi post-fruizione delle tre misure attualmente attive. Il mantenimento dei requisiti 4.0, 5.0 e iperammortamento è oggi uno dei terreni più delicati per le PMI che hanno partecipato a un bando o a un click day su questi incentivi: la prova del rispetto continuativo dei requisiti è sempre a carico dell’impresa.
Le tre discipline condividono la stessa base tecnica ma impongono obblighi di durata differente. Per l’Industria 4.0 occorre mantenere le 5 caratteristiche obbligatorie, almeno 2 delle 3 caratteristiche ulteriori e l’interconnessione per tutto il periodo di godimento del beneficio, con verifica dell’Agenzia delle Entrate. La Transizione 5.0 aggiunge il mantenimento del livello di riduzione dei consumi energetici conseguito, fino al 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento del progetto, con doppia verifica di GSE e Agenzia delle Entrate. Il nuovo Iperammortamento 2026 riprende gli stessi requisiti tecnici, ma l’obbligo copre l’intero piano di ammortamento del bene, che sui macchinari può arrivare a 8-10 anni.
Misura
Requisito aggiuntivo
Durata dell’obbligo
Verifica
Industria 4.0
Sicurezza sul lavoro e DURC regolare
Per tutto il periodo di godimento del beneficio
Agenzia delle Entrate
Transizione 5.0
Mantenimento della riduzione dei consumi energetici
Fino al 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento
GSE e Agenzia delle Entrate
Iperammortamento 2026
Comunicazioni periodiche al GSE (20 gennaio e 30 giugno)
Intero periodo di fruizione della maggiorazione (fino a 8-10 anni)
GSE e Agenzia delle Entrate
I requisiti tecnici da mantenere
Tutte e tre le misure fanno riferimento allo stesso set di caratteristiche tecniche. Le 5 caratteristiche obbligatorie del bene strumentale sono:
controllo per mezzo di CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller)
interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program
integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo
interfaccia tra uomo e macchina semplice e intuitiva
rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro
A queste si affiancano almeno 2 delle 3 caratteristiche ulteriori previste dalla normativa industria 4.0:
sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto
monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante sensori, con adattività alle derive di processo
integrazione tra macchina fisica o impianto e modellizzazione/simulazione del proprio comportamento nel processo
Il comma 1052 della legge di bilancio 2021 aggiunge due condizioni relative all’impresa, non alla macchina: il rispetto della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e il corretto versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. La Circolare 9/E 2021 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che il DURC in corso di validità al momento della fruizione del credito costituisce prova del corretto adempimento contributivo. Per il nuovo iperammortamento 2026 lo stesso elenco tecnico, previsto dall’allegato IV alla legge 30 dicembre 2025 n. 199 e dall’art. 6 del decreto interministeriale 7 maggio 2026, va comprovato tramite perizia asseverata o attestazione di un ente di certificazione accreditato.
Per quanto tempo vanno mantenuti i requisiti
Non esiste una risposta unica: la durata dell’obbligo dipende dalla misura, dall’anno dell’investimento e dalla tempistica di fruizione. La regola trasversale indicata dalla Circolare 9/E 2021 parla di mantenimento “per tutto il periodo di godimento dei benefici”: un criterio da calcolare caso per caso, non un numero fisso di anni.
Un aspetto spesso sottovalutato dalle imprese: il periodo di godimento non coincide con il periodo di maturazione del credito. Un credito compensabile in 3 quote annuali ma utilizzato in 5 anni per incapienza fiscale prolunga di 2 anni l’obbligo di mantenere i requisiti. È il calendario dettato dall’ultimo F24 utilizzato, non la data della perizia, a fissare il termine reale dell’obbligo.
Transizione 5.0: il rischio decadenza legato ai consumi energetici
Per la Transizione 5.0 l’art. 21, comma 1, del decreto interministeriale 24 luglio 2024 elenca tre cause di decadenza specifiche:
cessione a terzi o destinazione a strutture produttive estranee dei beni prima del 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento, salve le disposizioni sugli investimenti sostitutivi (art. 1, commi 35-36, legge 205/2017)
mancato mantenimento del livello di riduzione dei consumi energetici conseguito fino al 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento: un obbligo di risultato fisico, non di comportamento, che può venire meno anche senza colpa dell’impresa
mancata entrata in esercizio dei beni per autoproduzione da fonti rinnovabili entro un anno dal completamento
Il GSE verifica la congruenza tra i risparmi energetici certificati ex ante e quelli effettivamente conseguiti, come previsto dall’art. 20, comma 2, lettera b, del decreto. Per le aziende che hanno ottenuto il credito d’imposta Transizione 5.0, il monitoraggio dei consumi post-investimento diventa quindi parte integrante degli obblighi di conformità.
Le novità del nuovo iperammortamento 2026
Il nuovo Iperammortamento 2026, istituito dall’art. 1, commi 427-436, della legge 30 dicembre 2025 n. 199 e attuato dal decreto interministeriale 7 maggio 2026, non è un credito d’imposta ma una maggiorazione del costo di acquisizione rilevante ai fini delle quote di ammortamento o dei canoni di leasing. La decadenza, disciplinata dall’art. 10, comma 1, lettera a, del decreto, scatta se durante il periodo di fruizione della maggiorazione il bene viene ceduto a titolo oneroso o destinato a strutture estere, salvo sostituzione con un bene di caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori nello stesso periodo d’imposta.
Non c’è una data fissa di scadenza dell’obbligo: il periodo coincide con la vita fiscale del bene, che sui macchinari ammortizzati in 8-10 esercizi è molto più lungo dei 3 anni tipici della compensazione di un credito d’imposta beni strumentali. Le verifiche del GSE seguono i termini ordinari di accertamento previsti dall’art. 43 del DPR 600/1973, spostandosi quindi in avanti insieme alle dichiarazioni in cui la maggiorazione viene utilizzata.
Una novità esclusiva del nuovo iperammortamento, assente nella disciplina industria 4.0 ordinaria, è l’obbligo di due comunicazioni annuali al GSE previsto dall’art. 3, comma 6, del decreto: entro il 20 gennaio una comunicazione periodica su investimenti effettuati, costo sostenuto e previsione di utilizzo del beneficio; entro il 30 giugno successivo una comunicazione integrativa con il piano di ammortamento e le quote imputate a ciascun esercizio. In tutti e tre i casi, la prova del mantenimento dei requisiti è una registrazione che va fatta nel momento in cui il fatto accade: una reportistica sistematica, non ricostruibile a posteriori se non conservata a norma.
Domande frequenti sul mantenimento dei requisiti 4.0, 5.0 e iperammortamento
Cosa succede se un’azienda non mantiene i requisiti tecnici dopo aver ottenuto il credito d’imposta 4.0?
Scatta la decadenza dell’agevolazione. La verifica è di competenza dell’Agenzia delle Entrate e la prova del rispetto continuativo dei requisiti è sempre a carico dell’impresa, tramite adeguata e sistematica reportistica.
Per quanti anni vanno mantenuti i requisiti della Transizione 5.0?
Il livello di riduzione dei consumi energetici conseguito va mantenuto fino al 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento del progetto, con verifica di congruenza da parte del GSE.
Il nuovo iperammortamento 2026 ha una scadenza fissa per l’obbligo di mantenimento?
No. L’obbligo copre l’intero periodo di fruizione della maggiorazione, cioè tutto il piano di ammortamento del bene, che sui macchinari può arrivare a 8-10 anni.
Quali comunicazioni deve inviare l’impresa al GSE per il nuovo iperammortamento?
Due comunicazioni annuali: entro il 20 gennaio quella periodica su investimenti effettuati, costo sostenuto e previsione di utilizzo del beneficio; entro il 30 giugno successivo quella integrativa con il piano di ammortamento e le quote imputate a ciascun esercizio.
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La gestione del mantenimento dei requisiti 4.0, 5.0 e iperammortamento richiede monitoraggio documentale continuo e coordinamento tra reportistica tecnica, dati GSE e adempimenti fiscali. Click Day Italia affianca le imprese nella preparazione della documentazione e nel presidio delle scadenze legate a bandi e agevolazioni sui beni strumentali. Contattaci: [email protected].
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg6111068clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-09-19 10:00:002026-09-18 17:19:07Mantenimento Requisiti 4.0, 5.0 e Iperammortamento 2026: Cosa Devono Fare le Imprese
La produzione industriale in Lombardia continua a crescere, ma lo fa con un passo sempre più lento. È la fotografia che emerge dalle più recenti rilevazioni congiunturali su una delle regioni manifatturiere più rilevanti d’Italia, dove il rallentamento del ritmo produttivo si accompagna a costi delle materie prime in aumento e a un quadro geopolitico ancora instabile. Per le PMI lombarde la fase attuale richiede prudenza gestionale, ma anche capacità di attivare rapidamente le leve di finanza agevolata disponibili per sostenere investimenti e liquidità.
Congiuntura industriale in Lombardia: la produzione avanza piano
Le rilevazioni congiunturali di Unioncamere Lombardia e Confindustria Lombardia relative al secondo trimestre 2026 confermano un quadro di crescita in decelerazione per la produzione industriale lombarda. Dopo un primo trimestre ancora sostenuto, il ritmo congiunturale si è sensibilmente ridotto, restando comunque su livelli storicamente elevati. Il confronto sull’anno mostra un incremento più contenuto rispetto ai trimestri precedenti, segno di un progressivo affievolimento della spinta produttiva.
A sostenere il sistema manifatturiero lombardo restano soprattutto export e fatturato, con gli ordinativi esteri che accelerano più di quelli sul mercato interno. Pesano però in modo significativo i costi delle materie prime, in forte aumento su base annua, oltre al perdurare delle tensioni geopolitiche internazionali e al nodo energetico, con quotazioni di petrolio e gas che restano elevate. Il combinato di questi fattori spiega perché gli osservatori parlino di un’industria lombarda che “avanza adagio”: la crescita c’è ancora, ma procede con cautela.
Va sottolineato che i dati aggregati regionali vanno letti con la dovuta prudenza interpretativa: l’andamento medio nasconde differenze rilevanti tra settori e filiere, con comparti export-oriented più dinamici e altri, più legati alla domanda interna, in maggiore difficoltà.
Cosa significa il rallentamento per le PMI lombarde
Per le PMI lombarde, una congiuntura industriale in rallentamento si traduce in tre effetti concreti e ricorrenti. Il primo riguarda la tensione sulla liquidità: l’aumento dei costi delle materie prime, unito a ordinativi interni più deboli, comprime i margini operativi e allunga i tempi di rientro degli investimenti. Il secondo effetto è la tendenza a rimandare gli investimenti in macchinari, digitalizzazione e efficientamento energetico, proprio nel momento in cui sarebbero più utili per recuperare competitività.
Il terzo effetto, meno visibile ma altrettanto rilevante, è la necessità di efficientamento strutturale: le imprese che in questa fase riescono ad automatizzare processi, ridurre i consumi energetici e diversificare i mercati di sbocco sono quelle meglio posizionate per affrontare l’incertezza dei prossimi trimestri. In questo scenario, l’accesso tempestivo a contributi e agevolazioni pubbliche diventa una leva competitiva, non solo un supporto finanziario accessorio.
Le leve di finanza agevolata per affrontare la fase
Di fronte a un contesto di produzione industriale in Lombardia più debole, la finanza agevolata rappresenta uno strumento concreto per sostenere piani di investimento altrimenti rinviati. Le PMI lombarde possono contare su più strumenti, nazionali e regionali, spesso combinabili tra loro secondo le regole di cumulo previste dai singoli bandi.
Bandi regionali Lombardia per investimenti produttivi, innovazione e transizione digitale delle imprese manifatturiere, con dotazioni finanziarie dedicate alle PMI del territorio;
l’agevolazione erede di Transizione 5.0, ovvero la maggiorazione dell’ammortamento (iperammortamento) sui beni strumentali 4.0 introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, che ha sostituito il precedente credito d’imposta, ormai esaurito;
la Nuova Sabatini 2026, che agevola l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature con contributo in conto interessi.
La caratteristica comune a molte di queste misure è la logica dello sportello o del click day: le risorse vengono assegnate in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande, fino a esaurimento della dotazione finanziaria. Questo rende la velocità e la precisione di invio un fattore determinante per l’esito della partecipazione, soprattutto quando la platea di imprese interessate è ampia e i fondi limitati.
Il ruolo di Click Day Italia per le imprese lombarde
Click Day Italia segue l’invio telematico delle domande per i principali bandi a sportello dedicati alle PMI, incluse le misure più rilevanti per il tessuto industriale lombardo. In una fase in cui la produzione industriale in Lombardia rallenta e le risorse per l’efficientamento diventano una priorità, affidarsi a un partner specializzato nella preparazione documentale e nell’invio delle pratiche consente alle imprese di ridurre i tempi di reazione e aumentare le possibilità di accesso ai contributi.
Le aziende lombarde interessate a valutare quali misure di finanza agevolata siano più adatte al proprio piano di investimenti possono contattare Click Day Italia per una verifica preliminare di ammissibilità e per organizzare in anticipo la documentazione necessaria in vista dei prossimi click day.
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https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg6111068clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-09-13 17:00:002026-09-13 00:15:07Produzione industriale in Lombardia: crescita rallentata, PMI alla ricerca di liquidità
La Transizione 5.0 iperammortamento 2026 registra un avvio in forte accelerazione: quasi 15mila richieste al GSE per un valore complessivo di 4,75 miliardi di euro di investimenti, comunicati tra il 12 giugno e il 13 agosto 2026. I dati aggiornati, elaborati da PMI.it su fonti GSE e MIMIT, fotografano lo stato di avanzamento della misura e chiariscono come leggere la capienza residua rispetto ai 9,8 miliardi di euro complessivamente associati al nuovo Piano. Un quadro essenziale per le PMI che stanno valutando investimenti in beni strumentali digitali nel secondo semestre 2026.
Il monitoraggio MEF sul nuovo Piano
Il regime dell’iperammortamento 2026 funziona in modo strutturalmente diverso rispetto al precedente credito d’imposta Transizione 5.0 esaurito nel 2025. La disciplina, introdotta dall’articolo 1, comma 436, della Legge n. 199/2025, affida il controllo degli oneri al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che utilizza le informazioni trasmesse da GSE e MIMIT per verificare l’andamento degli effetti finanziari rispetto alle previsioni.
Il punto critico per le imprese è questo: il nuovo Piano non dispone di un contatore pubblico delle risorse residue. Non è possibile sottrarre le prenotazioni GSE ai 9,8 miliardi indicati per il Piano e ottenere automaticamente la capienza rimasta. Per conoscere la pressione effettiva sulla misura servono i dati sugli investimenti completati, le maggiorazioni riconosciute, la distribuzione tra gli scaglioni e gli effetti fiscali stimati dal monitoraggio ministeriale. In caso di scostamenti significativi rispetto alle previsioni, la norma rinvia ai commi 12-bis/12-quater dell’articolo 17 della Legge n. 196/2009 sulla contabilità pubblica.
Sul piano operativo, le imprese con posizioni pregresse legate al vecchio Piano Transizione 5.0 continuano a seguire una disciplina separata rispetto ai nuovi investimenti agevolati con iperammortamento: le due misure convivono per le pratiche ammissibili già avviate prima dell’esaurimento della dotazione 2025.
I fondi prenotati al GSE: i numeri al 13 agosto 2026
La crescita del volume di domande presentato al GSE è stata particolarmente rapida. Il MIMIT aveva rilevato 3.355 prenotazioni per oltre 1,25 miliardi di euro già nei primi dieci giorni dall’apertura della piattaforma (12 giugno 2026). Entro il 13 agosto il valore totale degli investimenti comunicati ha raggiunto i 4,75 miliardi di euro, con quasi 15mila richieste complessive.
Il costo medio indicativo per richiesta si colloca intorno a 317mila euro, anche se questo valore aggregato va letto con cautela: una stessa impresa può presentare più comunicazioni e gli importi possono evolvere nel corso dell’iter. La variabile decisiva per misurare l’utilizzo reale della Transizione 5.0 nel 2026 sarà il valore degli investimenti completati e riconosciuti dal GSE a livello di comunicazione finale, non quello delle prenotazioni iniziali.
Metà degli investimenti già confermati al GSE
Dei 4,75 miliardi comunicati, circa 2,27 miliardi di euro hanno già raggiunto la fase di conferma, pari a poco meno del 48% del totale. È il dato più utile per distinguere i progetti ancora nella fase iniziale da quelli per i quali l’impresa ha già compiuto atti economici concreti.
La conferma al GSE non è un passaggio formale: l’articolo 3 del Decreto interministeriale MIMIT-MEF del 7 maggio 2026 richiede esplicitamente l’indicazione degli ordini accettati dal venditore e il pagamento di un acconto almeno pari al 20% del costo di acquisizione di ciascun bene. Applicando questa percentuale minima ai 2,27 miliardi, si ottiene un ordine di grandezza di circa 454 milioni di euro di acconti già versati. Le comunicazioni preventive valgono invece circa 2,96 miliardi di euro, con circa 485 milioni riferiti a 1.297 imprese già in fase di conferma. Per il leasing finanziario, la disciplina GSE prevede modalità specifiche legate alla stipula del contratto e all’impegno assunto dalla società concedente.
La composizione delle richieste presenta una concentrazione eccezionalmente elevata: circa il 98% degli investimenti riguarda beni materiali digitali. Applicando la percentuale ai 4,75 miliardi complessivi, si ottiene un valore indicativo nell’ordine di 4,65 miliardi concentrati sulla componente hardware/digitale. Software e investimenti energetici assorbono quindi una quota residuale delle richieste presentate in questa prima fase.
I software industriali ammessi all’iperammortamento seguono i requisiti dell’Allegato V alla Legge n. 199/2025. Il dato del 98% fornisce anche una chiave per interpretare il costo futuro della misura: la distribuzione degli investimenti per tipologia di bene, importo e anno di completamento determinerà il profilo delle maggiorazioni fiscali e quindi l’andamento degli oneri sottoposti al monitoraggio MEF.
Come si misura la capienza della misura da 9,8 miliardi
Il punto cruciale da comprendere è che i 4,75 miliardi comunicati al GSE e i 9,8 miliardi associati dal MIMIT al nuovo Piano appartengono a due piani contabili differenti. I primi rappresentano il costo degli investimenti industriali; i secondi rappresentano l’onere fiscale stimato per lo Stato, che deriva dalla maggiore deduzione prodotta dall’iperammortamento.
Un esempio pratico chiarisce la differenza: su un bene agevolabile del costo di 1 milione di euro, compreso interamente nel primo scaglione, la maggiorazione del 180% genera 1,8 milioni di euro di deduzione aggiuntiva. Per una società soggetta a IRES al 24%, con reddito imponibile sufficiente, la maggiore deduzione può produrre nel tempo un risparmio IRES nominale di circa 432mila euro. Il beneficio viene distribuito lungo il piano di ammortamento e il risultato effettivo dipende dalla situazione fiscale specifica dell’impresa.
Questo significa che i 4,75 miliardi di investimenti registrati al GSE non possono essere sottratti dai 9,8 miliardi del Piano per determinare le risorse residue. La capienza effettiva della misura si misurerà solo attraverso il monitoraggio MEF degli oneri fiscali effettivi, non attraverso il valore nominale delle prenotazioni. Per le imprese che stanno valutando di accedere all’iperammortamento, i due articoli di riferimento pubblicati su questo sito forniscono il quadro completo: Iperammortamento 2026: Le Novità della Legge Finanziaria per le PMI e Nuova Sabatini 2026: contributo beni strumentali.
FAQ: Transizione 5.0 Iperammortamento 2026
Quante richieste sono state presentate al GSE per l’iperammortamento 2026?
Al 13 agosto 2026, il GSE ha ricevuto quasi 15mila comunicazioni per un valore complessivo di 4,75 miliardi di euro di investimenti, tra il 12 giugno e il 13 agosto 2026.
Come funziona il monitoraggio MEF per l’iperammortamento 2026?
A differenza del precedente credito d’imposta Transizione 5.0 con plafond esauribile, l’iperammortamento 2026 utilizza un sistema di monitoraggio degli oneri affidato al MEF. Non esiste un contatore pubblico delle risorse residue: la capienza si misura attraverso gli effetti fiscali stimati, non attraverso il valore nominale delle prenotazioni GSE.
Quanti investimenti hanno già raggiunto la fase di conferma al GSE?
Circa 2,27 miliardi di euro, pari a quasi il 48% del totale comunicato, hanno già raggiunto la fase di conferma al GSE al 13 agosto 2026. La conferma richiede ordini accettati e un acconto di almeno il 20% del costo del bene.
Su quali beni si concentrano gli investimenti in iperammortamento 2026?
Circa il 98% degli investimenti riguarda beni materiali digitali, per un valore indicativo di 4,65 miliardi su 4,75 miliardi totali. Software e investimenti energetici coprono la quota residua.
Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di ClickDay Italia, responsabile editoriale del presente articolo. Fonte principale: PMI.it, articolo del 27 agosto 2026 (Anna Fabi). Dati GSE e MIMIT aggiornati al 13 agosto 2026.
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/ricerca-bandi-finanza-agevolata-1.png10241536clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-08-28 01:06:002026-08-28 05:08:34Transizione 5.0, i conti aggiornati su Iperammortamento 2026
La Nuova Sabatini Green è la variante potenziata della misura agevolativa più diffusa per le PMI italiane, riservata agli investimenti orientati alla sostenibilità ambientale: efficienza energetica, autoproduzione da fonti rinnovabili, economia circolare e riduzione delle emissioni. Rispetto alla Sabatini ordinaria, offre un contributo maggiorato per premiare le scelte green delle imprese.
In questa guida scopri cos’è la maggiorazione green, quali beni sono ammessi, come si calcola il contributo, come si presenta la domanda al MIMIT e cosa la distingue dalla Sabatini ordinaria 2026. Se la tua PMI sta valutando investimenti in macchinari o impianti con caratteristiche sostenibili, questa è la misura che fa per te.
Cos’è la Nuova Sabatini Green: la maggiorazione sostenibile
La Nuova Sabatini (introdotta dall’art. 2 del DL 69/2013, L. 98/2013) prevede un contributo in conto impianti sugli interessi di un finanziamento bancario per l’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature e beni strumentali nuovi. La variante Green è stata introdotta con Decreto MISE del 22 novembre 2022 (e successive istruzioni operative MIMIT) e prevede una maggiorazione del contributo per gli investimenti che rispettano specifici requisiti di sostenibilità ambientale.
In sintesi, la struttura dell’agevolazione è:
Sabatini ordinaria: contributo calcolato su un tasso convenzionale del 2,75% annuo per 5 anni sul finanziamento
Sabatini 4.0 (beni Industria 4.0): contributo al 3,575% annuo (maggiorazione 30%)
Sabatini Green: contributo al 3,575% annuo (maggiorazione 30%) per investimenti con caratteristiche di sostenibilità ambientale
La maggiorazione Green e la maggiorazione 4.0 non sono cumulabili tra loro sullo stesso bene, ma un investimento può combinare beni ordinari e beni green nella stessa domanda, con contributi differenziati per ciascun bene.
Beni ammessi alla Sabatini Green: cosa deve essere sostenibile
Per accedere alla maggiorazione Green, il bene acquistato deve rientrare in una delle seguenti categorie, ciascuna documentata da una dichiarazione del fornitore attestante le caratteristiche sostenibili:
Efficienza energetica: macchinari o impianti che riducono i consumi energetici rispetto alla baseline del processo produttivo (es. motori a bassa energia, sistemi di recupero calore, LED industriali, compressori ad alta efficienza)
Autoproduzione da fonti rinnovabili: impianti fotovoltaici, eolici, di cogenerazione ad alta efficienza per autoconsumo aziendale (NON per cessione in rete)
Economia circolare: macchinari per il recupero, riciclo o riutilizzo di materiali, riduzione degli scarti industriali, sostituzione di materie prime vergini con secondarie
Riduzione emissioni: sistemi di filtraggio, abbattimento degli inquinanti, conversione da combustibili fossili a gas naturale o biometano nei processi produttivi
Gestione sostenibile dell’acqua: impianti per il riciclo delle acque di processo, riduzione dei prelievi idrici
Sono esclusi i beni che non presentano un miglioramento ambientale dimostrabile rispetto allo standard di mercato corrente. La dichiarazione del fornitore è un documento essenziale: senza di essa la domanda non accede alla maggiorazione green.
Come si calcola il contributo maggiorato Sabatini Green
Il meccanismo è lo stesso della Sabatini ordinaria, con tasso convenzionale maggiorato. Ecco come funziona il calcolo:
Tipo investimento
Tasso convenzionale
Maggiorazione
Contributo su 5 anni (es. 200k euro)
Sabatini ordinaria
2,75%
–
~17.100 euro
Sabatini Green / 4.0
3,575%
+30%
~22.200 euro
Esempio pratico: una PMI acquista un impianto fotovoltaico industriale da 300.000 euro con finanziamento bancario a 5 anni:
Sabatini ordinaria: contributo complessivo di circa 25.600 euro
Sabatini Green: contributo complessivo di circa 33.300 euro
Differenza: +7.700 euro grazie alla maggiorazione green
Il contributo viene erogato dal MIMIT in un’unica soluzione (per finanziamenti fino a 200.000 euro) o in più tranches annuali (per importi superiori), dopo la verifica della corretta realizzazione dell’investimento.
Cumulabilità con Transizione 5.0 e altri incentivi green
La Sabatini Green è cumulabile con altre misure agevolative, nel rispetto del divieto di doppio finanziamento. In particolare:
Transizione 5.0 (credito d’imposta per investimenti energeticamente efficienti): cumulabile se i beni rispettano entrambi i requisiti. La Transizione 5.0 copre l’acquisto, la Sabatini Green copre il finanziamento con contributo sugli interessi. Non si duplica la stessa spesa ma si sfruttano due agevolazioni su aspetti diversi.
Credito d’imposta beni strumentali 4.0: non cumulabile con la maggiorazione Green per lo stesso bene (si può scegliere la Sabatini 4.0 oppure la Green, non entrambe)
Garanzia Fondo Centrale PMI: cumulabile, anzi consigliata per ridurre la richiesta di garanzie bancarie personali
Contributi regionali e FESR: cumulabili nel rispetto delle regole de minimis o del regime in esenzione applicabile
Per investimenti in efficienza energetica con riduzione almeno del 3% dei consumi, la combinazione Sabatini Green + Transizione 5.0 rappresenta attualmente la coppia di agevolazioni più conveniente per le PMI manifatturiere. Consulta la nostra guida su Transizione 5.0 nel 2026 per i dettagli sul credito d’imposta.
Come si presenta la domanda: procedura MIMIT passo per passo
La procedura di accesso alla Nuova Sabatini Green è identica a quella della Sabatini ordinaria, con l’aggiunta della documentazione green:
Identifica il bene: verifica con il fornitore che rientri in una delle categorie green ammesse
Richiedi la dichiarazione green al fornitore: documento che attesta le caratteristiche di sostenibilità ambientale del bene
Contatta una banca convenzionata MIMIT: le banche e gli intermediari aderenti alla Sabatini sono elencati sul sito MIMIT. Richiedi un finanziamento tra 20.000 e 4.000.000 di euro (soglia per le singole domande)
La banca prenota le risorse sul portale MIMIT: la prenotazione avviene tramite il sistema informatico del MIMIT. Questo è il momento critico: le risorse si esauriscono periodicamente
Firma del contratto di finanziamento: dopo la prenotazione, la banca eroga il finanziamento
Realizza l’investimento: entro 12 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento
Invia la richiesta di erogazione al MIMIT: con fatture, documentazione green e dichiarazioni di interconnessione (se 4.0)
Ricevi il contributo: in un’unica soluzione o in rate annuali
Stato delle risorse 2026 e click day MIMIT
Le risorse destinate alla Nuova Sabatini vengono periodicamente esaurite e rifinanziare dalla Legge di Bilancio. Il MIMIT aggiorna sul proprio sito lo stato delle risorse disponibili: quando si esauriscono, le banche non possono più prenotare nuovi contributi fino al rifinanziamento.
A differenza di altri bandi a click day (dove si compete in millisecondi), la Sabatini Green non ha una data di apertura unica: le prenotazioni avvengono in modo continuativo tramite il sistema informatico MIMIT, con procedura a sportello (primo arrivato, primo servito, basato sulla data di presentazione della domanda in banca).
Il consiglio operativo è quindi: non procrastinare. Se le risorse si esauriscono, non è possibile accedere alla misura fino al rifinanziamento. Tieni monitorato il sito MIMIT o affidati a un partner specializzato in finanza agevolata.
Documentazione tecnica richiesta: le certificazioni green
La documentazione da predisporre per la variante Green è più articolata rispetto alla Sabatini ordinaria. Ecco cosa serve in aggiunta:
Dichiarazione del fornitore attestante le caratteristiche di sostenibilità ambientale del bene, redatta secondo le linee guida MIMIT
Schede tecniche del bene con indicazione di efficienza energetica, emissioni o caratteristiche circolari
Per impianti fotovoltaici: progetto tecnico e relazione sulla destinazione a autoconsumo
Per sistemi di efficienza: diagnosi energetica o calcolo del miglioramento rispetto al baseline (in alcuni casi)
Perizia del bene: non sempre obbligatoria ma consigliata per importi elevati
La mancanza o l’incompletezza della documentazione green è la causa principale di rigetto della maggiorazione (non della domanda intera: in quel caso si decade alla Sabatini ordinaria). Prepara la documentazione in anticipo, prima della firma del finanziamento.
Qual è il vantaggio concreto della Sabatini Green rispetto all’ordinaria?
Il contributo è maggiorato del 30% rispetto alla versione ordinaria. Su un investimento di 200.000 euro, il risparmio aggiuntivo è di circa 5.000-7.000 euro a seconda della durata del finanziamento. Non enorme, ma sommato al credito d’imposta Transizione 5.0 può diventare significativo.
Chi può presentare la domanda?
Tutte le PMI italiane (micro, piccole e medie imprese secondo la definizione UE: fino a 250 dipendenti e fatturato entro 50 milioni di euro), di qualsiasi settore, comprese le imprese artigiane. Escluse: grandi imprese, holding pure, imprese in difficoltà finanziaria.
La banca può rifiutare la prenotazione MIMIT?
La banca valuta il merito creditizio indipendentemente dalla Sabatini. Se l’impresa non è finanziabile (posizione rischiosa, bilanci non solidi), la banca può rifiutare il finanziamento. In quel caso la Sabatini non è accessibile. La Garanzia del Fondo Centrale PMI può aiutare a superare questo ostacolo.
Posso usare la Sabatini Green per un impianto fotovoltaico già in corso di costruzione?
No. L’investimento deve essere realizzato dopo la data di stipula del contratto di finanziamento. Beni già ordinati, depositati o in corso di installazione prima della firma del contratto non sono agevolabili. Pianifica prima il finanziamento, poi l’ordine.
Quanto tempo ci vuole dall’invio della domanda alla banca all’erogazione del contributo?
Il processo completo (domanda banca → prenotazione MIMIT → finanziamento → realizzazione investimento → erogazione contributo) dura tipicamente 12-24 mesi per gli importi più comuni. Il contributo viene erogato dopo la verifica finale da parte del MIMIT.
Conclusione: la Sabatini Green conviene alle PMI che pianificano
La Nuova Sabatini Green non è uno strumento per chi vuole agire in emergenza: richiede pianificazione, documentazione tecnica puntuale e una relazione bancaria consolidata. Ma per le PMI che hanno già in programma investimenti in efficienza energetica, rinnovabili o economia circolare, la maggiorazione del 30% sul contributo è un bonus reale e concreto da non perdere.
Il momento migliore per attivarsi è prima che le risorse si esauriscano: le riaperture dei fondi MIMIT non hanno date certe e i tempi di prenotazione bancaria possono allungarsi nei periodi di alta domanda.
Click Day Italia affianca le PMI nella valutazione della Sabatini Green e nella presentazione della documentazione al MIMIT, in coordinamento con le banche convenzionate. Contattaci per verificare l’ammissibilità del tuo investimento e pianificare la domanda: compila il form e ti risponderemo entro 24 ore.
Transizione 5.0 nel 2026: credito d’imposta industria, requisiti e calcolo investimento
Il Piano Transizione 5.0 rappresenta l’evoluzione del sistema di incentivi alle imprese italiane per la digitalizzazione e la transizione energetica. Introdotto dall’art. 38 del D.L. 19/2024 (convertito con L. 56/2024), prevede un credito d’imposta per le aziende che investono in beni strumentali nuovi 4.0 e contestualmente riducono i propri consumi energetici.
Con un plafond complessivo di 6,3 miliardi di euro e aliquote che raggiungono il 45% dell’investimento, Transizione 5.0 è uno degli strumenti più importanti della finanza agevolata italiana. In questo articolo trovi tutto quello che serve sapere: beneficiari, beni agevolabili, requisiti energetici, aliquote, procedura GSE e regole di cumulabilità.
Cos’è il Piano Transizione 5.0 e la differenza con Industria 4.0
Il Piano Transizione 5.0 non è semplicemente un aggiornamento del precedente Credito d’Imposta Transizione 4.0 (ex Industria 4.0): introduce un elemento del tutto nuovo e imprescindibile, la riduzione dei consumi energetici.
Caratteristica
Transizione 4.0 (ex)
Transizione 5.0
Requisito energetico
Nessuno
Riduzione consumi obbligatoria
Beni agevolabili
Solo beni 4.0 (All. A e B L.232/2016)
Beni 4.0 + rinnovabili + monitoraggio energia
Aliquota massima
20% (beni materiali 4.0)
45% (primo scaglione, riduzione >10%)
Procedura
Autocertificazione + perizia
GSE: certificazione ex-ante + ex-post
Base normativa
L. 178/2020, L. 234/2021
D.L. 19/2024 art. 38 + D.M. attuativo
In sintesi: Transizione 5.0 finanzia l’investimento solo se abbinato a un concreto risparmio energetico. Chi acquista macchinari 4.0 senza ridurre i consumi non accede al beneficio, ma può ancora valutare gli strumenti ordinari di finanza agevolata.
Chi sono i beneficiari di Transizione 5.0
Possono accedere al credito d’imposta tutte le imprese residenti in Italia, indipendentemente dalla dimensione (micro, piccole, medie e grandi imprese) e dalla forma giuridica, che effettuano investimenti in strutture produttive ubicate nel territorio nazionale.
Sono invece escluse:
Imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale
Imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi del D.Lgs. 231/2001
Imprese che non rispettano la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
Imprese inadempienti agli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali
Non è richiesta una dimensione minima dell’impresa: anche una microimpresa con 2 dipendenti può accedere a Transizione 5.0, purché dimostri la riduzione dei consumi energetici richiesta.
Il requisito chiave: la riduzione dei consumi energetici
Il cuore di Transizione 5.0 è il risparmio energetico. L’investimento deve determinare una riduzione dei consumi energetici, verificata rispetto ai 12 mesi precedenti l’investimento. La riduzione può riguardare il processo produttivo interessato dall’investimento oppure la struttura produttiva nel suo complesso.
Esistono tre scaglioni di riduzione, a cui corrispondono aliquote diverse:
Riduzione consumi energetici
Livello agevolazione
Almeno 3% struttura produttiva, oppure 5% processo interessato
Scaglione I (aliquote base)
Almeno 6% struttura produttiva, oppure 10% processo interessato
Scaglione II (aliquote intermedie)
Almeno 10% struttura produttiva, oppure 15% processo interessato
Scaglione III (aliquote massime)
La riduzione viene misurata e certificata attraverso una diagnosi energetica ex-ante (prima dell’investimento) e una certificazione ex-post (dopo il completamento). Entrambe devono essere rilasciate da soggetti certificatori accreditati come definito dal D.M. attuativo MIMIT.
Beni agevolabili: cosa rientra in Transizione 5.0
A differenza di Industria 4.0, che copriva solo i beni degli Allegati A e B della L. 232/2016, Transizione 5.0 amplia la platea dei beni agevolabili includendo tre macro-categorie:
1. Beni strumentali materiali e immateriali 4.0 (Allegato A e B L. 232/2016)
Tutti i beni dell’Allegato A (macchinari intelligenti, robot, sistemi di produzione, ecc.) e dell’Allegato B (software, sistemi IT, piattaforme digitali) già agevolati da Industria 4.0, purché il loro utilizzo generi la riduzione di consumi richiesta.
2. Beni per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili
Impianti fotovoltaici, eolici e altri sistemi di generazione di energia rinnovabile destinati all’autoconsumo aziendale. Sono esclusi gli impianti che producono energia prevalentemente ceduta alla rete (non autoproduzione). Il limite è il 20% dell’investimento complessivo agevolabile.
3. Beni per la gestione e il monitoraggio energetico
Software, sistemi di gestione dell’energia (Energy Management System – EMS), strumenti di monitoraggio e controllo dei consumi energetici. Questa categoria è strettamente funzionale alla misurazione della riduzione dei consumi richiesta.
Sono esclusi i beni già utilizzati o ricondizionati, i mezzi di trasporto, i fabbricati e le costruzioni, i beni con vita utile inferiore a 5 anni.
Le aliquote del credito d’imposta: come si calcola il beneficio
Il credito d’imposta Transizione 5.0 è calcolato sull’investimento complessivo ammissibile e varia in base a due variabili: l’importo investito (scaglione di spesa) e il livello di riduzione energetica raggiunto.
Investimento (scaglione)
Riduzione ≥3%/5%
Riduzione ≥6%/10%
Riduzione ≥10%/15%
Fino a 2,5 milioni euro
35%
40%
45%
Da 2,5M a 10 milioni euro
15%
20%
25%
Da 10M a 50 milioni euro
5%
10%
15%
Esempio pratico: Un’impresa investe 1,5 milioni di euro in macchinari 4.0 che riducono i consumi energetici del processo interessato del 12% (supera la soglia del 10%). L’aliquota applicabile è il 45%, per un credito d’imposta di 675.000 euro.
Se lo stesso investimento fosse di 3 milioni di euro (superiore a 2,5M): i primi 2,5 milioni sarebbero al 45% (= 1.125.000 euro) e i restanti 500.000 euro al 25% (= 125.000 euro), per un totale di 1.250.000 euro di credito.
Il plafond nazionale e lo stato delle risorse 2026
Il Piano Transizione 5.0 dispone di un plafond complessivo di 6,3 miliardi di euro per il periodo 2024-2025, finanziato a valere sulle risorse del PNRR (Missione 7 – REPowerEU). Le risorse sono gestite dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) che tiene un registro delle prenotazioni.
Per il 2026, è fondamentale verificare lo stato di utilizzo delle risorse PNRR e le eventuali proroghe o rifinanziamenti: il Piano originario copriva il biennio 2024-2025, ma il governo ha previsto meccanismi di proroga per gli investimenti in corso. Prima di avviare un progetto, è necessario verificare la disponibilità residua del plafond sul portale GSE.
A differenza di un click day, la prenotazione avviene in modo continuativo attraverso il portale GSE: non esiste un giorno di apertura con corsa telematica, ma le risorse vengono prenotate nell’ordine di presentazione delle domande e si esauriscono progressivamente.
La procedura GSE: dalla domanda alla certificazione
La procedura di accesso a Transizione 5.0 si articola in 4 fasi principali, tutte gestite tramite il portale del GSE:
Fase 1 — Diagnosi energetica ex-ante e prenotazione
Prima dell’acquisto dei beni, l’impresa deve far redigere una diagnosi energetica ex-ante da un Energy Auditor certificato (EGE certificato UNI CEI 11339 o ESCO certificata UNI CEI 11352). La diagnosi deve stimare la riduzione attesa dei consumi energetici. Con questo documento si effettua la comunicazione preventiva al GSE tramite portale dedicato, che assegna una prenotazione del plafond.
Fase 2 — Acquisto e interconnessione dei beni
L’impresa acquista i beni indicati nella comunicazione preventiva. I beni strumentali 4.0 devono essere interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura (come da requisiti Allegato A L. 232/2016). Gli impianti di autoproduzione energetica devono essere attivati.
Fase 3 — Certificazione ex-post e comunicazione completamento
Entro la scadenza stabilita (generalmente 12 mesi dalla comunicazione preventiva), l’impresa deve far redigere la certificazione ex-post che attesta l’effettiva riduzione dei consumi energetici conseguita. Il certificatore deve misurare i consumi reali post-investimento e confrontarli con il baseline pre-investimento. Questa certificazione viene trasmessa al GSE tramite apposita comunicazione di completamento.
Fase 4 — Utilizzo del credito d’imposta
Solo dopo la comunicazione di completamento validata dal GSE, l’impresa può utilizzare il credito d’imposta in compensazione tramite modello F24, esclusivamente in tre rate annuali di pari importo (nessuna possibilità di utilizzo in un’unica soluzione). Il codice tributo per la compensazione viene comunicato dal GSE.
Cumulabilità con altre agevolazioni
La cumulabilità di Transizione 5.0 con altri incentivi segue regole precise:
Divieto di cumulo con Transizione 4.0 sullo stesso bene: un macchinario non può beneficiare sia del credito 4.0 che di quello 5.0 per il medesimo investimento
Cumulo possibile con contratti di sviluppo, IPCEI e altri strumenti, nel rispetto dell’intensità massima di aiuto prevista dai regolamenti UE
Cumulo possibile con incentivi regionali (bandi regionali, FESR) purché non si superi il 100% dei costi ammissibili
Non cumulabile con Nuova Sabatini sullo stesso bene, se questa copre già il 100% del finanziamento (verifica caso per caso)
Regime de minimis: se l’impresa intende cumulare con aiuti de minimis, deve verificare il rispetto del massimale di 300.000 euro nel triennio
Documenti e adempimenti richiesti
Per accedere a Transizione 5.0 e mantenere il beneficio, l’impresa deve predisporre e conservare:
Diagnosi energetica ex-ante firmata da certificatore accreditato
Offerta/contratto di acquisto dei beni agevolabili con data certa
Fatture di acquisto con RUP (riferimento univoco progetto) GSE indicato
Documentazione di interconnessione per i beni 4.0 (perizia tecnica o autocertificazione del legale rappresentante)
Certificazione energetica ex-post firmata da certificatore accreditato
Comunicazione GSE di avvenuta prenotazione e completamento
Registro di sistema aggiornato (per beni soggetti a obbligo di perizia)
I documenti devono essere conservati per 10 anni dalla fine del periodo di utilizzo del credito, in quanto soggetti a controlli dell’Agenzia delle Entrate.
Transizione 5.0 e il collegamento con gli altri strumenti click day
A differenza dei classici bandi a click day (come il Bando ISI INAIL o la Nuova Sabatini nei momenti di riapertura), Transizione 5.0 non è un click day: la domanda si presenta in modo continuativo sul portale GSE finché ci sono risorse disponibili. Tuttavia, nelle fasi finali di esaurimento del plafond, la velocità di presentazione diventa determinante.
Per le imprese che vogliono massimizzare le probabilità di accesso, è fondamentale:
Avviare la diagnosi energetica ex-ante per tempo, senza aspettare l’esaurimento delle risorse
Avere già selezionato i fornitori e ottenuto i preventivi formali dei beni
Essere pronti a trasmettere la comunicazione preventiva GSE nel momento più opportuno
Come Click Day Italia supporta le imprese su Transizione 5.0
La complessità procedurale di Transizione 5.0 — diagnosi energetica, certificazione ex-ante ed ex-post, gestione del portale GSE, documentazione 4.0 — richiede un supporto specialistico.
Click Day Italia affianca le PMI nella valutazione preliminare del progetto, nella verifica dei requisiti energetici e nella preparazione della documentazione per l’accesso al beneficio. Il nostro team di specialisti in finanza agevolata valuta insieme a te:
Fattibilità del progetto rispetto ai requisiti energetici e ai beni 4.0
Stima del credito d’imposta ottenibile
Tempistiche e criticità della procedura GSE
Cumulabilità con altri strumenti agevolativi disponibili
Contattaci per una valutazione preliminare gratuita del tuo progetto Transizione 5.0: scrivi a [email protected] o chiama il 324 7976700.
Domande frequenti su Transizione 5.0
Transizione 5.0 è ancora attiva nel 2026?
Il Piano originario copriva il periodo 2024-2025 con risorse PNRR. Per il 2026 occorre verificare lo stato delle risorse residue e le eventuali proroghe normative. È possibile che gli investimenti avviati nel 2025 con comunicazione preventiva GSE possano completarsi nel 2026. Consigliamo di verificare direttamente sul portale GSE o contattarci per un aggiornamento puntuale.
Posso acquistare anche pannelli fotovoltaici con Transizione 5.0?
Sì, gli impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili (incluso il fotovoltaico) rientrano tra i beni agevolabili, entro il limite del 20% dell’investimento complessivo ammissibile. L’impianto deve essere destinato all’autoconsumo aziendale, non alla cessione in rete.
Qual è la differenza tra riduzione sul processo e riduzione sulla struttura?
La riduzione “sul processo” è più facile da raggiungere perché si misura solo sul consumo della linea produttiva/processo su cui si investe (soglia: 5%/10%/15%). La riduzione “sulla struttura” riguarda tutto il plant produttivo aziendale (soglia più bassa: 3%/6%/10%), ma è più difficile da dimostrare perché include tutti i consumi aziendali. La scelta dipende dalla struttura dei consumi e dalla portata dell’investimento.
Il credito d’imposta è rimborsabile o solo compensabile?
Il credito Transizione 5.0 è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite F24 (art. 17 D.Lgs. 241/1997), in tre rate annuali di pari importo. Non è rimborsabile in denaro e non è cedibile a terzi. Se non utilizzato interamente nel triennio, la parte residua viene persa.
Cosa succede se la certificazione ex-post non raggiunge la riduzione prevista?
Se la riduzione effettiva è inferiore a quella stimata nella diagnosi ex-ante ma rientra comunque in uno scaglione positivo, il credito viene ridotto alla fascia di competenza. Se la riduzione è inferiore alla soglia minima (3% struttura / 5% processo), il credito decade interamente e le somme eventualmente già compensate devono essere restituite con interessi e sanzioni.
Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha avviato, nelle scorse settimane, l’invio delle ricevute di conferma del credito d’imposta Transizione 5.0 alle imprese che hanno completato l’iter di rendicontazione. Si tratta di un passaggio atteso da migliaia di aziende italiane che hanno effettuato investimenti agevolabili e completato la procedura di validazione tecnica: la ricevuta GSE rappresenta il documento ufficiale che certifica il diritto all’utilizzo del credito d’imposta in compensazione tramite modello F24.
La notizia arriva in un contesto normativo in evoluzione: Transizione 5.0, introdotta dall’art. 38 del D.L. 19/2024 (convertito in L. 56/2024) e disciplinata dal Decreto Interministeriale MIMIT-MiTE del 24 luglio 2024, ha subito nel corso del 2025 importanti modifiche operative, inclusa la proroga al 31 dicembre 2025 per il completamento degli investimenti (originariamente fissata al 31 dicembre 2024). Le imprese che hanno rispettato le scadenze e ottemperato agli obblighi di rendicontazione stanno ora ricevendo il riconoscimento formale del credito.
Il GSE avvia l’invio delle ricevute: cosa significa
L’invio delle ricevute di conferma del credito d’imposta Transizione 5.0 da parte del GSE rappresenta la conclusione dell’iter amministrativo per le imprese beneficiarie. Il GSE, ente pubblico vigilato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), gestisce operativamente l’intera piattaforma informatica dedicata a Transizione 5.0, denominata Portale Transizione 5.0, accessibile tramite SPID o CIE.
Con la comunicazione di avvio degli invii, il GSE ha confermato che le ricevute vengono recapitate all’indirizzo PEC dell’impresa registrata sul portale. Ogni ricevuta contiene:
Il codice univoco della pratica assegnato al momento della prenotazione
L’importo del credito d’imposta riconosciuto, espresso in euro
La percentuale di agevolazione applicata (variabile in base alla fascia di investimento e alla riduzione dei consumi energetici)
Il riferimento normativo (art. 38, D.L. 19/2024)
Le modalità di utilizzo in compensazione e il periodo di fruibilità
La ricevuta GSE non richiede accettazione esplicita da parte dell’impresa: una volta ricevuta via PEC, il credito d’imposta è utilizzabile secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, compatibilmente con i limiti annui di compensazione previsti dalla legge (2 milioni di euro per i crediti agevolativi).
La procedura completa: dalla prenotazione alla ricevuta
Per comprendere il significato dell’invio delle ricevute, è utile ripercorrere l’iter procedurale di Transizione 5.0 nella sua interezza. La procedura si articola in cinque fasi distinte, tutte gestite tramite il Portale GSE:
Il processo di validazione da parte del GSE è particolarmente rigoroso nella fase di verifica della certificazione ex post: l’ente verifica che la riduzione dei consumi energetici dichiarata sia coerente con quella preventivata e che superi le soglie minime richieste dalla normativa.
Le soglie minime di riduzione dei consumi energetici per l’accesso al credito d’imposta sono:
Struttura produttiva: riduzione minima del 3% dei consumi energetici (oppure 5% per il processo produttivo interessato dall’investimento)
Processo produttivo: riduzione minima del 5% dei consumi energetici del processo specifico oggetto dell’investimento
La ricevuta di conferma: cosa attesta e come leggerla
La ricevuta di conferma del credito d’imposta Transizione 5.0 emessa dal GSE è un documento con valore giuridico che attesta in modo definitivo il riconoscimento dell’agevolazione. È fondamentale conservarla nella documentazione aziendale, insieme a tutti gli altri documenti probatori richiesti dalla normativa.
La documentazione completa che le imprese devono conservare per eventuali controlli fiscali comprende:
Fatture di acquisto dei beni strumentali con dicitura obbligatoria di riferimento alla normativa Transizione 5.0
Perizia tecnica asseverata (o dichiarazione del produttore per beni con costo inferiore a 300.000 euro) che attesta la conformità dei beni ai requisiti dell’Allegato A o B della L. 232/2016
Certificazioni energetiche ex ante e ex post rilasciate dall’EGE o dall’ESCO accreditata
Ricevuta GSE di conferma del credito
Documentazione bancaria comprovante il pagamento tramite strumenti tracciabili
Comunicazione di completamento inviata al GSE tramite portale
Per quanto riguarda le aliquote del credito d’imposta, si applicano scaglioni progressivi decrescenti in base all’entità dell’investimento e all’intensità della riduzione energetica raggiunta. La tabella seguente riassume le aliquote previste dal decreto attuativo:
Fascia di investimento
Riduzione consumi 3-6%
Riduzione consumi 6-10%
Riduzione consumi oltre 10%
Fino a 2,5 milioni di euro
35%
40%
45%
Da 2,5 a 10 milioni di euro
15%
20%
25%
Da 10 a 50 milioni di euro
5%
10%
15%
Nota bene: le aliquote sopra indicate si riferiscono alla versione originaria del D.M. 24 luglio 2024. Il successivo intervento normativo (art. 1, commi 427-429, L. 207/2024 – Legge di Bilancio 2025) ha introdotto alcune modifiche alle aliquote e all’ambito applicativo per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2025.
Come utilizzare il credito in compensazione F24
Una volta ricevuta la ricevuta GSE, l’impresa può procedere all’utilizzo del credito d’imposta Transizione 5.0 in compensazione tramite il modello F24, secondo le regole stabilite dall’Agenzia delle Entrate. La compensazione avviene esclusivamente attraverso il canale telematico F24 Elide (non è possibile presentare F24 cartacei).
I codici tributo da utilizzare per la compensazione del credito Transizione 5.0 sono stati istituiti dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 9/E del 14 febbraio 2025:
Codice tributo
Descrizione
7746
Credito d’imposta Transizione 5.0 – investimenti in beni strumentali nuovi (Allegato A)
7747
Credito d’imposta Transizione 5.0 – investimenti in beni strumentali nuovi (Allegato B)
7748
Credito d’imposta Transizione 5.0 – investimenti in impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili
7749
Credito d’imposta Transizione 5.0 – investimenti in formazione professionale
La compensazione del credito Transizione 5.0 è soggetta alle seguenti regole operative:
Limite annuo: il credito rientra nel limite generale di 2 milioni di euro per anno solare previsto per i crediti agevolativi (art. 1, comma 53, L. 244/2007)
Utilizzo in tre quote annuali: il credito è utilizzabile in tre quote annuali di pari importo a partire dall’anno di entrata in funzione dei beni
Senza preventiva comunicazione: non è richiesta comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate prima di procedere alla compensazione (a differenza di altri crediti agevolativi)
Non cedibile e non rimborsabile: il credito Transizione 5.0 non può essere ceduto a terzi né richiesto a rimborso
Cumulabilità limitata: non è cumulabile, in relazione ai medesimi costi ammissibili, con altri crediti o aiuti di Stato, incluso il credito Transizione 4.0, fatta salva la regola de minimis
Un aspetto critico riguarda il presupposto per la compensazione: l’impresa può utilizzare il credito in F24 solo a partire dalla data di ricevimento della ricevuta GSE. L’utilizzo anticipato del credito configurerebbe un indebito utilizzo sanzionabile ai sensi dell’art. 13, D.Lgs. 471/1997.
Tempistiche e adempimenti per le imprese nel 2026
Le imprese che hanno già ricevuto o attendono la ricevuta GSE di conferma del credito Transizione 5.0 devono pianificare con attenzione l’utilizzo dell’agevolazione nel corso del 2026, tenendo conto di una serie di adempimenti e scadenze.
Riepilogo delle principali scadenze e adempimenti 2026:
Un aspetto spesso trascurato riguarda la corretta esposizione del credito nella dichiarazione dei redditi. L’impresa deve indicare il credito Transizione 5.0 nel quadro RU del modello Redditi SC o SP, utilizzando il codice credito specifico. L’omissione può comportare la decadenza dal diritto all’agevolazione per la quota non indicata in dichiarazione.
Le imprese che hanno ricevuto la ricevuta GSE nel corso del 2025 e non hanno ancora utilizzato il credito in compensazione devono verificare con attenzione se la prima quota annuale sia già maturata e pianificare i flussi di tesoreria in modo da ottimizzare l’utilizzo dell’agevolazione nel 2026.
Stato dei fondi residui Transizione 5.0
Sul fronte delle risorse disponibili, Transizione 5.0 ha attraversato una fase critica nel corso del 2025. La dotazione finanziaria originaria era pari a 6,3 miliardi di euro per il biennio 2024-2025, a valere sulle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 7, Componente 2.
Le rilevazioni effettuate dall’osservatorio MIMIT-GSE nella seconda metà del 2025 hanno evidenziato un quadro complesso:
Prenotazioni approvate: il valore complessivo delle prenotazioni di credito approvate dal GSE ha superato ampiamente la dotazione iniziale, generando una situazione di overbooking che ha richiesto un intervento normativo di reintegro delle risorse
Reintegro risorse (Legge di Bilancio 2025): l’art. 1, commi 427-429, L. 207/2024 ha reintegrato le risorse disponibili e contestualmente introdotto modifiche operative al meccanismo di agevolazione
Risorse residue 2026: a seguito delle modifiche normative e della gestione delle pratiche in corso, le risorse disponibili per il 2026 sono limitate alle dotazioni non ancora impegnate e ai fondi recuperati da pratiche decadute o rinunciate
Il quadro normativo per il 2026 deve essere integrato con la parallela operatività del nuovo Iperammortamento 2026, introdotto dall’art. 1, comma 445 e seguenti della L. 207/2024, che offre un incentivo fiscale alternativo per gli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati, con un meccanismo più snello rispetto a Transizione 5.0 e senza i requisiti di riduzione energetica. Le due misure non sono cumulabili per i medesimi beni.
Errori da evitare e casi pratici
L’utilizzo del credito d’imposta Transizione 5.0 richiede attenzione a diversi aspetti operativi che, se trascurati, possono determinare la decadenza dall’agevolazione o l’applicazione di sanzioni. Di seguito i principali errori riscontrati nella prassi applicativa:
1. Compensazione prima della ricevuta GSE Alcune imprese, ritenendo il credito già certo in seguito alla comunicazione di completamento, hanno proceduto alla compensazione in F24 prima di ricevere la ricevuta GSE. Questo comportamento è irregolare: il credito è utilizzabile solo dopo il ricevimento della ricevuta PEC da parte del GSE.
2. Utilizzo del credito oltre il limite annuo Il limite di 2 milioni di euro annui si applica all’insieme di tutti i crediti agevolativi compensati nell’anno solare, non solo al credito Transizione 5.0. Le imprese con più crediti agevolativi in corso devono pianificare attentamente l’utilizzo per non superare il tetto annuo.
3. Omissione della dichiarazione nel modello Redditi Come sopra indicato, il credito deve essere esposto nel quadro RU della dichiarazione dei redditi. L’omissione per una singola quota annuale può comportare la perdita di quella quota di agevolazione.
4. Cessione a terzi del credito Il credito Transizione 5.0 non è cedibile a terzi (a differenza, ad esempio, dei crediti edilizi pre-2023). Qualsiasi tentativo di cessione è inefficace e potenzialmente sanzionabile.
5. Cumulo non consentito con altri incentivi Il credito non è cumulabile, per i medesimi costi ammissibili, con altri aiuti di Stato o con il credito Transizione 4.0. Le imprese che hanno usufruito o intendono usufruire di altri incentivi sugli stessi investimenti devono verificare attentamente la compatibilità.
Caso pratico – Esempio di calcolo credito: Un’impresa manifatturiera ha effettuato nel 2025 un investimento in macchinari digitalmente connessi (Allegato A) per un valore di 1.800.000 euro. La certificazione ex post ha attestato una riduzione dei consumi energetici del processo produttivo del 7% (fascia intermedia 6-10%). Il credito spettante è pari a: 1.800.000 x 40% = 720.000 euro, utilizzabile in tre quote annuali di 240.000 euro ciascuna, a partire dall’anno di entrata in funzione dei macchinari.
Domande frequenti su Transizione 5.0 e ricevute GSE
Cosa devo fare dopo aver ricevuto la ricevuta GSE di conferma del credito Transizione 5.0?
Dopo aver ricevuto la ricevuta GSE via PEC, l’impresa puo procedere immediatamente alla compensazione in F24 Elide utilizzando i codici tributo 7746-7749 in base alla tipologia di investimento. E fondamentale conservare la ricevuta nella documentazione fiscale e indicare il credito nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.
Quanto tempo ci vuole dal completamento dell’investimento alla ricevuta GSE?
I tempi di istruttoria GSE variano in base al volume di pratiche in lavorazione. In media, dalla comunicazione di completamento e dalla certificazione ex post il GSE impiega da alcune settimane a qualche mese per emettere la ricevuta di conferma. Il GSE puo richiedere integrazioni documentali che allungano i tempi.
Posso cedere il credito Transizione 5.0 a terzi o a una banca?
No. Il credito d’imposta Transizione 5.0 non e cedibile a terzi ne rimborsabile. Puo essere utilizzato solo dall’impresa beneficiaria in compensazione tramite modello F24 Elide, in tre quote annuali di pari importo.
Transizione 5.0 e Iperammortamento 2026 sono cumulabili per lo stesso investimento?
No. Le due misure non sono cumulabili per i medesimi beni o costi ammissibili. L’impresa deve scegliere quale misura applicare a ciascun investimento specifico. E pero possibile agevo lare beni diversi con misure diverse nell’ambito dello stesso piano di investimento aziendale.
Quali sono i principali rischi in caso di controllo fiscale sul credito Transizione 5.0?
In caso di controllo, l’Agenzia delle Entrate verifica la congruenza tra investimenti effettuati, certificazioni energetiche e credito utilizzato. I principali rischi sono: decadenza dal credito per mancanza di requisiti tecnici, recupero del credito indebitamente compensato con sanzioni (dal 30% al 200% del credito) e interessi. E essenziale conservare tutta la documentazione per almeno 10 anni.
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https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/click-day-italia-finanza-agevolata_2.png10241536clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-05-06 14:19:342026-05-06 08:00:15Transizione 5.0: il GSE informa dell’invio delle ricevute di conferma credito
L’iperammortamento 2026 rappresenta il principale strumento agevolativo per le imprese italiane che investono in tecnologie digitali e macchinari innovativi. Reintrodotto con la Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024) e disciplinato dal decreto attuativo MIMIT, il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0 sostituisce concettualmente il vecchio iper-ammortamento con aliquote rinnovate e un perimetro di beni agevolabili aggiornato alle esigenze della transizione digitale. Le PMI e le grandi imprese che investono in macchinari interconnessi, software avanzati e sistemi di automazione possono beneficiare di riduzioni fiscali significative, con aliquote che variano dal 15% al 35% della spesa sostenuta. Questa guida analizza nel dettaglio tutte le regole operative, i beni ammissibili, i requisiti tecnici e le procedure per accedere all’agevolazione nel corso del 2026.
Cos’è l’iperammortamento 2026
Il termine iperammortamento 2026 si riferisce al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’art. 1, commi 1051-1063 della Legge di Bilancio 2021 (L. 178/2020), prorogato e ricalibrato dalla Legge di Bilancio 2025. La misura si inserisce nel quadro del Piano Transizione 4.0 e della sua evoluzione verso il paradigma Transizione 5.0, con l’obiettivo di incentivare la digitalizzazione del tessuto produttivo nazionale. A differenza del vecchio iper-ammortamento (che operava come una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile), il meccanismo attuale funziona come un credito d’imposta diretto, utilizzabile in compensazione tramite modello F24 in tre quote annuali di pari importo.
Il decreto attuativo pubblicato dal MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) nella Gazzetta Ufficiale ha chiarito le procedure operative, i modelli di comunicazione e i termini entro cui le imprese devono completare gli investimenti e trasmettere la documentazione tecnica. Per il 2026, la normativa di riferimento comprende: Legge n. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), il decreto MIMIT sulle modalità di prenotazione e utilizzo del credito, e la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 9/E/2021 che rimane un punto di riferimento interpretativo fondamentale.
Aliquote del credito d’imposta per investimenti
Le aliquote del credito d’imposta iperammortamento 2026 sono differenziate in base alla tipologia di bene e al volume di investimento realizzato. La tabella seguente riepiloga il quadro agevolativo vigente per i beni materiali 4.0 (Allegato A alla Legge 232/2016) e i beni immateriali 4.0 (Allegato B alla stessa legge):
Tipo di bene
Fascia di investimento
Aliquota credito d’imposta
Beni materiali 4.0 (All. A)
Fino a 2,5 milioni di euro
20%
Beni materiali 4.0 (All. A)
Da 2,5 a 10 milioni di euro
10%
Beni materiali 4.0 (All. A)
Da 10 a 20 milioni di euro
5%
Beni immateriali 4.0 (All. B)
Fino a 1 milione di euro
15%
Beni strumentali ordinari (non 4.0)
Fino a 2 milioni di euro
6%
Nota: Le aliquote indicate si riferiscono al regime base introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 per il 2026. Eventuali modifiche normative intervenute con decreti successivi potrebbero variare le percentuali: si raccomanda di verificare sempre il testo aggiornato su mimit.gov.it e il portale dell’Agenzia delle Entrate. Per i soggetti che accedono alla misura nell’ambito del piano Transizione 5.0, le aliquote seguono un regime specifico e più vantaggioso, con percentuali fino al 35% per gli investimenti che conseguono una riduzione dei consumi energetici certificata.
Beni materiali agevolabili: macchinari e impianti 4.0
L’Allegato A alla Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) elenca le tipologie di beni materiali strumentali nuovi che danno diritto al credito d’imposta maggiorato per l’iperammortamento 2026. L’elenco è articolato in tre grandi categorie:
1. Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite sensori
Macchine utensili e robot per deformazione, saldatura, assemblaggio, taglio e lavorazione di materiali
Macchine per la manifattura additiva (stampanti 3D industriali)
Macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati
Magazzini automatizzati interconnessi ai sistemi gestionali di fabbrica
Macchine per l’ispezione e la sorveglianza automatica, inclusi i sistemi di misura a coordinate e i sistemi di visione artificiale
2. Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità
Sistemi di misura a coordinate e per il testing funzionale dei prodotti finiti
Sistemi per l’ispezione e la caratterizzazione dei materiali (es. macchine radiografiche, sistemi a ultrasuoni)
Dispositivi per l’etichettatura, l’identificazione o la marcatura automatica dei prodotti con caratteristiche di integrazione con i sistemi gestionali
Componenti, sistemi e soluzioni intelligenti per la gestione, l’utilizzo efficiente e il monitoraggio dei consumi energetici e idrici
3. Dispositivi per l’interazione uomo-macchina e miglioramento ergonomico
Dispositivi wearable, display heads-up e visori per la realtà aumentata e virtuale
Interfacce uomo-macchina intelligenti, avanzate e collaboranti
Postazioni di lavoro interattive dotate di capacità di comunicazione e interazione
Un requisito trasversale fondamentale è che tutti questi beni devono essere nuovi (non ricondizionati o usati), devono essere entrati in funzione entro il periodo di imposta agevolato, e devono soddisfare i requisiti di interconnessione al sistema informativo aziendale previsti dalla normativa. Senza l’interconnessione certificata, il bene scivola nel regime ordinario dei beni strumentali con l’aliquota ridotta al 6%.
Beni immateriali agevolabili: software e sistemi digitali
L’Allegato B alla Legge 232/2016 disciplina i beni immateriali strumentali connessi all’utilizzo di tecnologie abilitanti, che accedono al credito d’imposta per l’iperammortamento 2026 con un’aliquota del 15% su un massimale di 1 milione di euro per anno di imposta. Le categorie principali sono:
Software, sistemi e piattaforme per la progettazione, definizione, pianificazione e monitoraggio di tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto (PLM – Product Lifecycle Management)
Software, sistemi e piattaforme per la progettazione e la ri-progettazione dei processi produttivi e dell’organizzazione della produzione (MES, SCADA, DCS)
Software, sistemi e piattaforme di virtual prototyping, simulazione, sperimentazione, prototipazione e testing dei prodotti
Software, sistemi e piattaforme per la gestione e il coordinamento della logistica interna ed esterna (WMS – Warehouse Management System) con elevata automazione digitale
Software e sistemi per la gestione integrata aziendale (ERP) specificamente connessi ai beni materiali 4.0 dell’Allegato A
Software, sistemi e piattaforme per monitoraggio e ottimizzazione dei consumi energetici e dell’impatto ambientale dei processi produttivi
Software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, riconducibili alla realtà aumentata (AR), realtà virtuale (VR) e realtà mista (MR)
Per i beni immateriali, la normativa richiede che il software sia funzionalmente connesso a beni materiali 4.0 già posseduti o acquistati contestualmente dall’impresa. Un ERP stand-alone senza collegamento a macchinari interconnessi, ad esempio, non rientra nell’Allegato B ma potrebbe essere agevolato nel limite ordinario. Sul tema dei crediti d’imposta per beni strumentali, la casistica interpretativa dell’Agenzia delle Entrate è ricca: la Circolare n. 9/E/2021 e le successive risposte a interpello forniscono orientamenti preziosi su casi limite.
Requisiti di interconnessione e perizia tecnica
Il requisito dell’interconnessione al sistema informatico di fabbrica o della rete di fornitura è la condizione sine qua non per accedere alle aliquote maggiorate dell’iperammortamento 2026. La macchina o il sistema deve essere in grado di scambiare informazioni bidirezionalmente con i sistemi IT aziendali (MES, ERP, SCADA) o con la rete di fornitura (sistemi del fornitore, clienti). L’interconnessione deve avvenire tramite protocolli standardizzati (OPC UA, MQTT, REST API, etc.) e non attraverso interfacce proprietarie chiuse.
Per certificare il possesso dei requisiti tecnici richiesti dall’Allegato A, l’impresa deve acquisire una delle seguenti documentazioni:
Perizia tecnica asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritto al rispettivo albo professionale, ovvero da un ente di certificazione accreditato
Attestato di conformità rilasciato da enti di certificazione accreditati ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021, per i beni il cui costo unitario di acquisizione supera i 300.000 euro
Dichiarazione resa dal legale rappresentante dell’impresa ai sensi del DPR 445/2000 per i beni di costo unitario inferiore a 300.000 euro
La perizia o la dichiarazione deve attestare che il bene possiede tutte le caratteristiche tecniche previste dall’Allegato A e che è interconnesso al sistema informativo aziendale. Questo documento deve essere acquisito entro il periodo di imposta in cui si effettua l’investimento, anche se il bene entra in funzione in un momento successivo (purché entro il termine di consegna e messa in servizio). La mancanza o l’incompletezza della perizia è uno dei principali motivi di disconoscimento del credito in sede di controllo fiscale.
Massimali di investimento e plafond 2026
L’iperammortamento 2026 prevede un sistema di massimali di investimento differenziati per fascia, con aliquote decrescenti al crescere della spesa. La tabella completa dei plafond aggiornata alla normativa vigente è la seguente:
Categoria bene
Plafond annuo massimo
Credito max ottenibile
Beni materiali 4.0 (fascia I)
2.500.000 euro
500.000 euro (20%)
Beni materiali 4.0 (fascia II)
10.000.000 euro
750.000 euro (10% su 7,5M)
Beni materiali 4.0 (fascia III)
20.000.000 euro
500.000 euro (5% su 10M)
Beni immateriali 4.0
1.000.000 euro
150.000 euro (15%)
Beni strumentali ordinari
2.000.000 euro
120.000 euro (6%)
Il credito massimo cumulabile per un’impresa che investe nell’intera fascia dei beni materiali 4.0 ammonta a 1.750.000 euro (500.000 + 750.000 + 500.000), cui si può aggiungere fino a 150.000 euro per beni immateriali, per un totale teorico di 1.900.000 euro di credito d’imposta. Si tratta di cifre rilevanti che giustificano ampiamente il ricorso a consulenti specializzati in finanza agevolata per massimizzare il beneficio fiscale nell’ambito di piani di investimento pluriennali. Le piccole e medie imprese che pianificano investimenti in macchinari e impianti troveranno nell’iperammortamento uno degli strumenti più efficaci per ridurre il costo netto degli investimenti in tecnologia 4.0.
Procedura di accesso al credito d’imposta
La procedura per accedere all’iperammortamento 2026 non prevede una domanda preventiva né un click day, ma segue un meccanismo di utilizzo diretto in compensazione tramite modello F24, previa comunicazione al MIMIT. I passaggi operativi sono:
Pianificazione dell’investimento: individuazione dei beni agevolabili, verifica della conformità ai requisiti tecnici dell’Allegato A o B, e stima del credito d’imposta atteso
Ordine e accettazione: emissione dell’ordine di acquisto e versamento dell’acconto (almeno il 20% del valore) entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento, per “prenotare” il credito anche se la consegna avviene nell’anno successivo
Entrata in funzione: il bene deve essere messo in esercizio e interconnesso entro il 31 dicembre del periodo d’imposta agevolato (o, nel caso della prenotazione, entro il 30 giugno dell’anno successivo)
Acquisizione della perizia tecnica: ottenimento dell’attestazione tecnica (perizia asseverata o dichiarazione sostitutiva) che certifica le caratteristiche 4.0 e l’interconnessione
Comunicazione al MIMIT: trasmissione telematica del modello di comunicazione ex ante e/o ex post secondo le modalità previste dal decreto attuativo, con indicazione del valore degli investimenti per tipologia
Utilizzo in compensazione: a partire dall’anno di entrata in funzione del bene, il credito d’imposta è utilizzabile in tre quote annuali costanti tramite modello F24, indicando il codice tributo specifico istituito dall’Agenzia delle Entrate
Un aspetto critico riguarda la riduzione del credito in caso di cessione o delocalizzazione del bene: se entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di entrata in funzione il bene agevolato viene ceduto a titolo oneroso o destinato a strutture produttive ubicate all’estero, il credito d’imposta è ridotto corrispondentemente e l’impresa deve restituire la quota eccedente, maggiorata degli interessi. Questo vincolo di permanenza aziendale è fondamentale nella pianificazione degli investimenti a medio-lungo termine.
Domande frequenti sull’iperammortamento 2026
Chi puo beneficiare dell’iperammortamento 2026?
Possono accedere all’iperammortamento 2026 tutte le imprese residenti in Italia (o con stabile organizzazione nel territorio), indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico e dal regime contabile adottato. Sono esclusi i professionisti e i soggetti in regime forfettario che non producono reddito d’impresa. Non esistono limiti dimensionali: possono accedervi sia le microimprese che le grandi imprese.
Quali beni devono essere ‘nuovi’ per rientrare nell’agevolazione?
Il requisito di novita si riferisce allo stato del bene al momento dell’acquisto: deve essere acquistato come nuovo dal produttore o dal rivenditore. Non sono agevolabili beni usati, ricondizionati o ex-demo. E’ tuttavia possibile che i macchinari siano su misura e costruiti appositamente per l’impresa acquirente. La novita deve essere attestata dalla documentazione commerciale (fattura, contratto di acquisto).
Come avviene la ‘prenotazione’ del credito per beni non ancora consegnati?
Se entro il 31 dicembre 2026 l’impresa ha emesso un ordine vincolante e versato un acconto pari ad almeno il 20% del valore del bene, il credito d’imposta viene ‘prenotato’ per quell’anno anche se la consegna e l’interconnessione avvengono nel primo semestre del 2027 (entro il 30 giugno). Questo meccanismo consente di sfruttare le aliquote e i massimali del 2026 anche per beni con tempi di fornitura piu lunghi.
Il credito d’imposta e cumulabile con altri incentivi?
Il credito d’imposta iperammortamento 2026 e in linea di principio cumulabile con altri incentivi, a condizione che la cumulazione non porti al superamento del costo sostenuto. Non e invece cumulabile con gli incentivi Transizione 5.0 (D.L. 19/2024) per le stesse voci di spesa: l’impresa deve scegliere tra i due regimi per ciascun investimento. La cumulabilita con la Nuova Sabatini e soggetta a specifiche condizioni che variano in base alla tipologia di investimento.
Cosa succede se il bene viene ceduto prima dei 5 anni?
In caso di cessione a titolo oneroso, destinazione a strutture estere o dismissione prima del 31 dicembre del quinto anno successivo all’entrata in funzione, il credito d’imposta residuo non ancora fruito decade e la quota gia utilizzata deve essere restituita, maggiorata degli interessi legali. E’ quindi fondamentale pianificare attentamente la durata degli asset prima di procedere con l’investimento agevolato.
L’iperammortamento 2026 conferma la centralita degli incentivi fiscali per la digitalizzazione e l’automazione delle imprese italiane. Con aliquote fino al 20% per i beni materiali 4.0 e procedure relativamente snelle rispetto ad altri strumenti agevolativi, rappresenta uno strumento da considerare in qualsiasi piano di investimento in macchinari e software. Le PMI con programmi di rinnovamento del parco macchine trovano nell’iperammortamento una leva finanziaria concreta, integrabile con altre misure come la Nuova Sabatini per il finanziamento dell’investimento e il piano Transizione 5.0 per le aziende che puntano anche sull’efficienza energetica. Per una valutazione puntuale degli investimenti agevolabili nel contesto specifico della propria azienda, si raccomanda di consultare le fonti ufficiali: mimit.gov.it, il portale dell’Agenzia delle Entrate e la Gazzetta Ufficiale per i decreti attuativi.
https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/industria-4.0.jpg6111068clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-05-06 13:19:342026-05-06 07:53:36Iperammortamento 2026: tutte le regole e gli investimenti agevolabili
La Legge di Bilancio 2026 introduce numerose novità destinate alle imprese italiane, con un focus particolare su investimenti tecnologici, transizione green e occupazione. Con una dotazione complessiva superiore ai 30 miliardi di euro, la manovra rappresenta un’opportunità strategica per le PMI che intendono innovare, crescere e competere sui mercati nazionali e internazionali.
Questo articolo analizza in dettaglio tutte le misure rilevanti per le imprese, fornendo una guida pratica per comprendere incentivi fiscali, crediti d’imposta, agevolazioni per investimenti e le scadenze operative per accedere ai benefici.
La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 207/2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025) conferma l’approccio strategico del Governo italiano verso la digitalizzazione, la sostenibilità ambientale e il rafforzamento della competitività delle imprese.
Le principali direttrici della manovra per il mondo delle imprese sono:
Continuità degli incentivi 4.0 e 5.0: confermati e potenziati i crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali digitali e transizione green
Supporto all’innovazione: risorse aggiuntive per ricerca e sviluppo, startup innovative e PMI tech
Incentivi all’occupazione: sgravi contributivi per assunzioni a tempo indeterminato, con focus su giovani under 35 e donne
Semplificazione fiscale: riduzione dell’IRES per le imprese che reinvestono gli utili e razionalizzazione delle deduzioni
Accesso al credito agevolato: rifinanziamento della Nuova Sabatini e del Fondo di Garanzia PMI
L’obiettivo dichiarato è sostenere oltre 500.000 imprese italiane nel percorso di modernizzazione tecnologica e transizione ecologica, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese che rappresentano il 99,4% del tessuto produttivo nazionale.
Crediti d’imposta: Transizione 5.0, R&S e innovazione
Transizione 5.0: il pilastro della digitalizzazione green
Il Piano Transizione 5.0, lanciato nel 2024 e confermato con dotazione incrementale per il 2026, rappresenta l’evoluzione del Piano Transizione 4.0. L’incentivo è finalizzato a sostenere le imprese che effettuano investimenti in beni strumentali che garantiscano una riduzione dei consumi energetici di almeno il 3% a livello di processo produttivo o del 5% a livello di struttura produttiva.
Dotazione finanziaria 2026: 6,3 miliardi di euro (fonte: Ministero delle Imprese e del Made in Italy, circolare MIMIT n. 1/2026)
Aliquote del credito d’imposta Transizione 5.0:
Ammontare investimento
Aliquota credito
Massimale
Fino a 2,5 milioni €
45%
1,125 milioni €
Da 2,5 a 10 milioni €
25%
1,875 milioni € aggiuntivi
Da 10 a 50 milioni €
15%
6 milioni € aggiuntivi
Beni ammissibili:
Macchinari, impianti e attrezzature ad alta efficienza energetica
Sistemi di autoproduzione da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biomasse)
Sistemi di accumulo energetico (batterie, storage)
Software e tecnologie Industria 4.0 (IoT, AI, cloud computing)
Formazione del personale per le competenze 4.0/5.0
Requisiti obbligatori:
Certificazione ex ante: diagnosi energetica che attesti i consumi prima dell’investimento
Certificazione ex post: verifica della riduzione energetica effettivamente conseguita
Interconnessione: i beni devono essere interconnessi al sistema aziendale (requisito Industria 4.0)
Nuovo di fabbrica: i beni devono essere nuovi (escluso usato e rigenerato)
Modalità di utilizzo: il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione F24 in quote annuali (1, 3 o 5 anni a scelta dell’impresa) e non è cedibile.
Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo
Il credito d’imposta R&S viene confermato e potenziato nella Legge di Bilancio 2026, con un incremento delle aliquote per le attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
Nuove aliquote 2026:
Ricerca e sviluppo: 20% delle spese ammissibili (incremento dal 10% del 2025)
Innovazione tecnologica: 15% (invariata)
Design e ideazione estetica: 10% (invariata)
Massimali di spesa:
R&S: fino a 5 milioni di euro annui (massimo credito: 1 milione €)
Innovazione tecnologica: fino a 2 milioni di euro annui
Design: fino a 2 milioni di euro annui
Spese ammissibili:
Personale altamente qualificato impiegato in attività R&S
Quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio
Contratti di ricerca con università, enti pubblici e organismi di ricerca
Competenze tecniche e privative industriali
Materiali, forniture e servizi per l’attività di R&S
Nota importante: per beneficiare del credito R&S è obbligatoria la certificazione contabile da parte di un revisore legale o società di revisione, attestante l’effettività e la pertinenza delle spese sostenute (art. 5, DL n. 145/2023).
Credito d’imposta Beni strumentali “tradizionali”
Confermato anche per il 2026 il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali non 4.0, destinato alle imprese che acquistano macchinari, impianti e attrezzature “tradizionali”.
Aliquote 2026:
6% per investimenti fino a 2 milioni di euro
Beni materiali Industria 4.0: 20% fino a 2,5 milioni €, 10% da 2,5 a 10 milioni €, 5% da 10 a 20 milioni €
Beni immateriali 4.0 (software): 15% fino a 1 milione €
Il credito è utilizzabile in 3 quote annuali di pari importo in compensazione F24.
Nuova Sabatini e finanziamenti agevolati per investimenti
La Nuova Sabatini rappresenta una delle misure più utilizzate dalle PMI italiane per finanziare investimenti in beni strumentali. La Legge di Bilancio 2026 rifinanzia la misura con 300 milioni di euro aggiuntivi, portando la dotazione complessiva a oltre 1 miliardo di euro per il triennio 2026-2028.
Come funziona la Nuova Sabatini
La misura prevede l’erogazione di un contributo in conto impianti a fronte di un finanziamento bancario o leasing per l’acquisto di:
Macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica
Hardware, software e tecnologie digitali
Beni strumentali a uso produttivo
Contributo erogato:
Ordinario: pari agli interessi calcolati su un finanziamento quinquennale con tasso del 3,575%
Maggiorato “green”: tasso del 5,5% per investimenti in beni Industria 4.0 o per la transizione ecologica
Importo finanziamento:
Minimo: 20.000 euro
Massimo: 4 milioni di euro
Beneficiari: micro, piccole e medie imprese (secondo definizione UE) con sede in Italia, indipendentemente dalla forma giuridica e dal settore economico (esclusi settori sensibili come agricoltura primaria, pesca, siderurgia).
Procedura:
L’impresa richiede un finanziamento bancario o un contratto di leasing a una banca o intermediario finanziario convenzionato
La banca trasmette la domanda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy tramite piattaforma dedicata
Il MIMIT concede il contributo e lo eroga in 6 quote annuali di pari importo
Cumulabilità: la Nuova Sabatini è cumulabile con i crediti d’imposta 4.0 e 5.0, ma non con altre agevolazioni in de minimis sugli stessi costi ammissibili.
Fondo di Garanzia PMI
Il Fondo di Garanzia per le PMI viene rifinanziato con 2 miliardi di euro nella Legge di Bilancio 2026, garantendo continuità operativa fino al 2027.
Il Fondo rilascia garanzie pubbliche su finanziamenti bancari concessi alle PMI, coprendo fino all’80% del finanziamento (90% per startup e imprese femminili/giovanili).
Caratteristiche principali:
Gratuito: nessun costo per l’impresa
Automatico: la banca richiede la garanzia direttamente, senza oneri per l’impresa
Flessibile: copre finanziamenti a breve, medio e lungo termine
Particolarmente utile per imprese con rating limitato o che necessitano di liquidità immediata.
Agevolazioni per assunzioni e occupazione giovanile
La Legge di Bilancio 2026 conferma e potenzia gli sgravi contributivi per le imprese che assumono con contratto a tempo indeterminato, con focus su giovani under 35, donne e percettori del Reddito di Cittadinanza (ora Assegno di Inclusione).
Sgravio contributivo giovani under 35
Beneficio: esonero contributivo del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, per un massimo di 8.000 euro annui per lavoratore.
Durata: 36 mesi dall’assunzione (48 mesi per assunzioni nel Mezzogiorno).
Requisiti:
Lavoratore under 35 al momento dell’assunzione
Contratto a tempo indeterminato (incluso apprendistato professionalizzante)
Lavoratore non occupato nei 6 mesi precedenti l’assunzione
Condizioni di mantenimento:
Rispetto del CCNL e della normativa su sicurezza e lavoro
Incremento occupazionale netto: il numero di dipendenti a tempo indeterminato non deve diminuire rispetto ai 12 mesi precedenti
Assenza di licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo nei 6 mesi precedenti
Sgravio contributivo donne
Beneficio: esonero del 100% dei contributi previdenziali per assunzioni a tempo indeterminato di donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi (o 6 mesi se residenti in aree svantaggiate).
Massimale: 8.000 euro annui per lavoratrice.
Durata: 24 mesi (18 mesi per trasformazioni da tempo determinato a indeterminato).
Decontribuzione Sud 2026
Confermata anche per il 2026 la decontribuzione per le imprese del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna).
Beneficio: esonero del 30% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, per tutti i dipendenti (non solo nuove assunzioni).
Massimale mensile: 650 euro per lavoratore (7.800 euro annui).
Cumulabilità: lo sgravio Sud è cumulabile con gli altri esoneri contributivi (giovani, donne), ma il beneficio complessivo non può superare il 100% dei contributi dovuti.
Fiscalità d’impresa: IRES, deduzioni e ammortamenti
Riduzione IRES per reinvestimento utili
Una delle novità più rilevanti della Legge di Bilancio 2026 è la riduzione dell’aliquota IRES per le imprese che reinvestono gli utili in beni strumentali e assunzioni.
Meccanismo:
Aliquota IRES ordinaria: 24% (invariata)
Aliquota IRES ridotta: 20% sulla quota di utili reinvestiti
Condizioni per accedere all’aliquota ridotta:
Reinvestimento di almeno il 30% degli utili conseguiti nell’esercizio 2026
Gli utili devono essere destinati a:
Acquisto di beni strumentali nuovi (materiali e immateriali)
Assunzioni a tempo indeterminato con incremento occupazionale netto
Ricerca e sviluppo
Mantenimento dei beni/dipendenti per almeno 3 anni
Esempio pratico:
Impresa con utile 2026 di 500.000 euro:
Reinveste 200.000 euro (40% dell’utile) in nuovi macchinari
IRES ordinaria sui restanti 300.000 euro: 300.000 × 24% = 72.000 euro
IRES ridotta sui 200.000 euro reinvestiti: 200.000 × 20% = 40.000 euro
Risparmio fiscale: (200.000 × 4%) = 8.000 euro
Super-ammortamento e iper-ammortamento
I regimi di ammortamento accelerato (super e iper-ammortamento) sono stati superati dai crediti d’imposta a partire dal 2020. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2026 introduce una maggiorazione del 20% delle quote di ammortamento per i beni strumentali green (a basso impatto ambientale, certificati con marchio Ecolabel o equivalente).
Questo significa che un macchinario da 100.000 euro con certificazione green può essere ammortizzato fiscalmente per 120.000 euro, con un vantaggio fiscale immediato (maggiore deduzione annuale).
ACE (Aiuto alla Crescita Economica)
Confermata per il 2026 l’ACE, che consente di dedurre dal reddito d’impresa un rendimento nozionale sugli incrementi di capitale proprio.
Coefficiente ACE 2026: 1,3% (invariato rispetto al 2025).
Esempio: un’impresa che incrementa il capitale proprio di 1 milione di euro può dedurre 13.000 euro (1.000.000 × 1,3%) dal reddito imponibile, con un risparmio fiscale di circa 3.120 euro (IRES 24%).
Misure specifiche per startup e PMI innovative
La Legge di Bilancio 2026 dedica particolare attenzione alle startup innovative e alle PMI innovative iscritte nella sezione speciale del Registro Imprese.
Detrazione fiscale per investimenti in startup
Confermata e potenziata la detrazione IRPEF per investimenti in startup innovative:
Persone fisiche: detrazione IRPEF del 40% dell’investimento (massimo investimento detraibile: 1 milione di euro)
Società: deduzione IRES del 40% (massimo: 1,8 milioni di euro)
Condizioni:
Investimento mantenuto per almeno 3 anni
Startup iscritta nella sezione speciale del Registro Imprese
Il Fondo Nazionale Innovazione (gestito da CDP Venture Capital) viene rifinanziato con 500 milioni di euro per il biennio 2026-2027.
Il FNI investe in fondi di venture capital che a loro volta finanziano startup e PMI innovative in fase di seed, early stage e growth.
Focus settoriale:
Deep tech e AI
Life sciences e medtech
Cleantech e sustainability
Fintech e insurtech
Smart&Start Italia
Smart&Start Italia è il programma di Invitalia che finanzia startup innovative con finanziamenti a tasso zero fino a 1,5 milioni di euro (con possibilità di contributo a fondo perduto del 20-30% per startup del Mezzogiorno).
La Legge di Bilancio 2026 rifinanzia Smart&Start con 150 milioni di euro, garantendo continuità fino al 2028.
Beneficiari: startup innovative costituite da meno di 5 anni, con sede in Italia.
Servizi di consulenza e supporto (marketing, legale, contabile)
Materie prime e materiali di consumo
Scadenze e tempistiche per accedere ai benefici
Per beneficiare delle agevolazioni della Legge di Bilancio 2026, è fondamentale rispettare le scadenze operative previste dai singoli provvedimenti attuativi.
Calendario principali scadenze 2026
Misura
Scadenza
Note
Transizione 5.0
31 dicembre 2026
Investimenti da realizzare entro il 31/12/2026 (interconnessione entro 30/06/2027)
Credito R&S
31 dicembre 2026
Spese sostenute nell’anno 2026
Nuova Sabatini
Procedura a sportello
Domande fino a esaurimento fondi
Sgravi contributivi giovani
31 dicembre 2026
Assunzioni effettuate entro il 31/12/2026
IRES ridotta
30 giugno 2027
Reinvestimento utili 2026 entro termine presentazione dichiarazione redditi
Detrazione startup
31 dicembre 2026
Investimenti effettuati nell’anno 2026
Nota importante: alcune misure richiedono la prenotazione delle risorse (es. Transizione 5.0 tramite piattaforma GSE), pertanto è consigliabile pianificare gli investimenti con anticipo per evitare l’esaurimento dei fondi.
Comunicazioni e adempimenti
Transizione 5.0:
Comunicazione preventiva al GSE tramite portale dedicato (almeno 30 giorni prima dell’investimento)
Certificazione ex ante dei consumi energetici
Completamento investimento e certificazione ex post
Comunicazione al MIMIT per fruizione del credito
Credito R&S:
Certificazione contabile delle spese entro la dichiarazione dei redditi
Indicazione del credito in dichiarazione dei redditi (Modello Redditi SC/SP)
Utilizzo in compensazione F24 a partire dall’anno successivo
Nuova Sabatini:
Richiesta finanziamento alla banca
La banca trasmette domanda al MIMIT
Conferma contributo (tempo medio: 60 giorni)
Erogazione in 6 rate annuali
Impatto pratico: come le imprese possono beneficiarne
La Legge di Bilancio 2026 offre alle imprese italiane un mix di opportunità che, se adeguatamente sfruttate, possono ridurre significativamente i costi degli investimenti e accelerare i processi di innovazione e crescita.
Caso pratico: PMI manifatturiera che investe in digitalizzazione
Scenario:
PMI con 25 dipendenti, settore manifatturiero
Investimento pianificato: 500.000 euro in nuovi macchinari 4.0 con efficienza energetica
Assunzione di 2 giovani under 35 a tempo indeterminato
Benefici cumulabili:
Transizione 5.0: credito d’imposta 45% su 500.000 € = 225.000 euro
Nuova Sabatini: contributo interessi su finanziamento 500.000 € (5,5% per 5 anni) = circa 75.000 euro
Sgravi contributivi giovani: 8.000 € × 2 dipendenti × 3 anni = 48.000 euro
Risparmio totale: 348.000 euro su un investimento di 500.000 €
Costo effettivo dell’investimento: 152.000 euro (30% del costo nominale)
ROI: l’impresa può recuperare quasi il 70% dell’investimento grazie alle agevolazioni pubbliche, riducendo drasticamente il rischio finanziario e accelerando il ritorno economico.
Raccomandazioni strategiche per le imprese
Pianificare gli investimenti con anticipo: le risorse dei bandi sono limitate e possono esaurirsi rapidamente
Affidarsi a consulenti specializzati: la corretta predisposizione delle domande e delle certificazioni è fondamentale per evitare esclusioni
Massimizzare la cumulabilità: combinare più agevolazioni (Transizione 5.0 + Nuova Sabatini + sgravi contributivi) per ottenere il massimo beneficio
Monitorare le scadenze: alcune misure hanno termini stringenti (es. comunicazioni preventive GSE)
Click Day Italia supporta le imprese nella preparazione delle domande per bandi a sportello e click day, massimizzando le probabilità di successo grazie a un network di cliccatori professionisti e a una tecnologia di invio ottimizzata.
Domande frequenti sulla Legge di Bilancio 2026
Posso cumulare Transizione 5.0 e Nuova Sabatini sullo stesso investimento?
Sì, Transizione 5.0 (credito d’imposta) e Nuova Sabatini (contributo in conto impianti) sono cumulabili sugli stessi beni strumentali, in quanto operano su piani diversi: il credito riduce le imposte, il contributo riduce il costo del finanziamento. Tuttavia, occorre rispettare i limiti complessivi previsti dal Regolamento de minimis UE (massimo 300.000 euro in 3 esercizi finanziari).
Gli sgravi contributivi sono automatici o vanno richiesti?
Gli sgravi contributivi (giovani, donne, Sud) vanno richiesti telematicamente all’INPS tramite il portale dedicato, compilando il modulo di istanza di ammissione all’incentivo. L’INPS verifica i requisiti e autorizza lo sgravio, che viene poi applicato automaticamente nei flussi UniEmens mensili. È importante presentare la domanda prima dell’assunzione o entro pochi giorni per evitare la decadenza.
La riduzione IRES per reinvestimento utili vale anche per le società di persone?
No, la riduzione dell’aliquota IRES al 20% per reinvestimento utili si applica esclusivamente ai soggetti IRES (società di capitali: SpA, Srl, Sapa). Le società di persone (Snc, Sas) e le ditte individuali sono soggette a IRPEF e non possono beneficiare di questa misura. Tuttavia, possono accedere a tutti i crediti d’imposta (Transizione 5.0, R&S, beni strumentali).
Quali settori sono esclusi dalle agevolazioni?
Alcune agevolazioni escludono specifici settori considerati “sensibili” dalla normativa UE:
Nuova Sabatini: esclusi agricoltura primaria, pesca e acquacoltura, siderurgia, costruzione navale, fibre sintetiche, industria carbonifera
Transizione 5.0: nessuna esclusione settoriale (possono accedere tutti i settori, incluso agricoltura)
Credito R&S: nessuna esclusione settoriale
Sgravi contributivi: nessuna esclusione settoriale (ma richiesto rispetto CCNL)
Quanto tempo serve per ottenere il credito Transizione 5.0?
Il credito Transizione 5.0 diventa utilizzabile dopo il completamento dell’investimento e l’ottenimento della certificazione ex post che attesta la riduzione energetica. I tempi tipici sono:
Comunicazione preventiva GSE: 30 giorni prima dell’investimento
Realizzazione investimento: variabile (da pochi mesi a 12-18 mesi)
Interconnessione e collaudo: entro 6 mesi dalla consegna dei beni
Certificazione ex post: entro 12 mesi dal completamento
Utilizzo credito: dall’anno successivo alla certificazione, in compensazione F24
In media, dall’inizio dell’investimento all’utilizzo del credito trascorrono 12-24 mesi.
Le startup possono accedere alla Nuova Sabatini?
Sì, le startup innovative possono accedere alla Nuova Sabatini se rientrano nella definizione di micro, piccola o media impresa (secondo parametri UE: meno di 250 dipendenti e fatturato inferiore a 50 milioni di euro o totale attivo inferiore a 43 milioni). Tuttavia, devono dimostrare solidità finanziaria sufficiente per ottenere il finanziamento bancario (la banca valuta il merito creditizio). Per startup early-stage può essere più indicato utilizzare Smart&Start Italia (finanziamento a tasso zero senza garanzie).
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https://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/contributi-fondo-perduto.jpg6311280clickdayitaliahttps://clickdayitalia.it/wp-content/uploads/clickday_logo-1.pngclickdayitalia2026-04-12 09:51:452026-04-12 07:17:16Legge di Bilancio 2026: Tutte le Novità per le Imprese